Il Cerchio Sacro dei Sioux
Saggio
Vallecchi Firenze
25 luglio 2025
cartaceo, e-book
254
Il Cerchio Sacro è il simbolo più gravido di significati per gli Indiani delle praterie. I Lakota- Sioux credettero di perderne la protezione quando, nel dicembre del 1890, il settimo cavalleria massacrò la tribù di Big Foot a Wounded Knee. Per onorare la memoria dei caduti e ricomporre l’armonia perduta del Cerchio Sacro centinaia di Sioux, nel 1990 insieme a Cheyenne e Arapaho, percorsero a cavallo quasi 300 chilometri tra bufere di neve e temperature glaciali. Con loro c’era anche l’autore di questo libro, unico giornalista televisivo italiano autorizzato dai Lakota a filmare quell’impresa straordinaria. Ne scaturirono un reportage televisivo per il Tg2 e un saggio, pubblicato da Vallecchi, giunto ora alla sua terza edizione e divenuto un libro di culto per gli appassionati della storia e dei costumi degli Indiani d’America. Un libro che non racconta soltanto il glorioso passato dei Lakota-Sioux e la loro stupefacente visione del mondo, ma anche le delusioni, le speranze e le battaglie presenti per favorire la rinascita di un popolo che ha ancora molte cose da insegnare a chi ha trasformato il mondo in un grande supermercato da saccheggiare.
“Grande Mistero,
la tua voce odo nei venti. Il Tuo respiro dà vita a tutte le cose. Ascoltami! Io sono una creatura minuscola e debole. Ho bisogno della Tua forza e della Tua saggezza. Lasciami camminare nella bellezza. Consentimi di osservare fino in fondo il rosso porpora del tramonto. (…)
Fá che io sia sempre pronto , in qualsiasi momento, a raggiungerTi con mani pulite e occhi che non guardano in basso. Quando la mia vita, come la luce del tramonto, svanirà fa che il mio spirito possa volare verso di Te senza ombre né vergogna.”
Sopraffatto dagli stereotipi sulle popolazioni native americane, trasmessi da un’ampia letteratura e produzione cinematografica, non è facile asserire per l’uomo moderno la verità storica di quella che conosciamo come l’epopea degli indiani d’America.
“Il cerchio Sacro dei Sioux” di A. Giorgio Salvatori è, in questo senso, una testimonianza, una chiave di lettura per capire una cultura a cui avvicinarsi con rispetto e, soprattutto, con grande ammirazione per il popolo dei Sioux che l’ha generata.
“… dietro al mito, dietro i diademi piumati, dietro l’avventura c’è dell’altro spiritualità, coraggio, generosità, spiccato senso della comunità uniti ad un legame profondo con la Madre Terra.”
Il punto di partenza che ha dato origine a “Il Cerchio Sacro dei Sioux” è la partecipazione dell’autore a il Si-Tanka Wokiksuye (in memoria di Piede Grosso), la cavalcata commemorativa, termine alquanto restrittivo, a cent’anni dal massacro di Wounded Knee. Nel quadro delle guerre indiane, Wounded Knee è una ferita inferta dall’uomo bianco a una popolazione già sopraffatta dalla forza schiacciante dell’occupazione e della sottrazione dei territori, in una delle peggiori pagine della storia delle guerre indiane. Il 29 dicembre del 1890 circa quattrocento persone tra uomini, donne, vecchi e bambini della tribù Minneconjou (una delle sette divisioni dei Sioux Lakota) male equipaggiati, affamati ed infreddoliti, che cercavano di raggiungere la riserva di Pine Ridge e mettersi sotto la protezione di Nuvola Rossa, trovarono la morte sotto il fuoco delle truppe federali che li avevano accerchiati con l’intento di sedare possibili rivolte.
Ma la partecipazione alla cavalcata commemorativa che ripercorre i passi degli Indiani Minneconjou del capo Piede Grosso nel gelido e proibitivo clima delle grandi praterie, non è che la punta dell’iceberg. Per capire appieno il significato profondo della commemorazione, “Il cerchio Sacro dei Sioux” scandaglia il sostrato culturale e storico dei pellerossa, ne analizza in modo chiaro e pragmatico le valenze che fanno di questo popolo una delle espressioni più pure dell’umanità.
Non solo vengono presentate le gesta e le gesta dei capi leggendari, da Toro Seduto (il saggio) a Nuvola Rossa (il mediatore), da Alce Nero (lo sciamano) a Cavallo Pazzo (il guerriero), a Piede Grosso (il martire), ma vengono trattati anche gli eventi storici. Quelli che hanno portato prima all’epoca d’oro dei Lakota, quando essi erano i signori incontrastati delle pianure, fino al più difficile quando, dopo la diaspora e il confinamento nelle riserve, hanno combattuto non solo battaglie sanguinose con le truppe federali ma anche una lotta per la sopravvivenza stessa delle tradizioni e della cultura.

Oltre alla storia, l’autore non ha tralasciato nulla di quello che era ed è “essere un Sioux”.
Le tradizioni, le virtù richieste agli uomini e alle donne, la struttura sociale della tribù, sono analizzate ed esemplificate in modo lucido, con fondamentali paragoni con la cultura occidentale presente e passata. Ovviamente, parlando di nativi americani, grande rilevanza è stata data alla visione del mondo del popolo Sioux, una visione religiosa che fa del Cerchio Sacro il suo centro e che, attraverso i riti, avvicina il singolo al Wakan Tanka (Grande Mistero), alla forza primeva, spirituale, che trova nella natura la massima espressione. Il messaggio forse più forte deriva proprio dal riappropriarsi da parte dei discendenti del popolo delle praterie, della tradizione e della cultura spirituale degli avi, nonostante le dicotomie della vita nelle riserve.
Un ritorno alle tradizioni, alla lingua, ai culti che rappresentano, se compresi fino in fondo dall’uomo bianco, una risposta alle problematiche che affliggono il presente dell’umanità intera e che trova nella commemorazione al massacro di Wounded Knee il punto di partenza.
La lettura del testo, arricchito da note che non sono solo integrazioni, ma veri e propri puntelli dell’impalcatura narrativa, scorre piacevolmente grazie ad uno stile lineare, verso il messaggio di fondo che è quello di un sogno di libertà, di un inno all’ “indianità comprensibile a tutti i popoli della terra, di una consapevolezza delle forze della natura e del ricco mondo interiore dell’indiano e delle sue sensazionali analogie con gli archetipi fondamentali dell’umanità.”
“Noi Lakota – affermano gli anziani – siamo venuti su questo mondo da un mondo spirituale, dalle sette sorelle che vivono nel cielo, le Pleiadi. Questo avvenne più di 250 mila anni fa. Prima di allora vivevamo nel mondo dello spirito . È dal cielo che ci è venuta la comprensione su cui fondiamo tuta la nostra filosofia. E’ dal cielo che ci viene la comprensione di chi siamo e perché siamo qui.”
Un ultimo appunto personale: dopo aver letto “Il Cerchio Sacro dei Sioux” sono andata a rivedere il film “Balla con i lupi” di Kevin Costner, incentrato proprio sul contatto dell’uomo bianco disposto ad ascoltare l’altro e il mondo dei Sioux. Posso dire di aver apprezzato la pellicola per la prima volta e di averne capito il valore ed il messaggio sotteso al film, tanto che sono ora determinata ad approfondire la mia conoscenza sull’argomento e saperne di più. Questo per dire che il grande merito de “Il Cerchio Sacro dei Sioux” è proprio quello di aver piantato un seme di conoscenza che diversamente non sarebbe mai germogliato.