Il caffè del lunedì
narrativa contemporanea
Giovane Holden
2025
cartaceo/ebook
154
Ogni quarto lunedì del mese, Flavio si concede un rituale: un caffè con una donna conosciuta online. È il suo modo di sentirsi vivo, di ritrovare un contatto autentico in un’esistenza levigata dal dovere e dalle apparenze. Dopo una vita spesa a recitare il ruolo del marito perfetto, del padre presente, del professionista affidabile, ora Flavio è un uomo divorziato che cerca nelle donne un riflesso perduto di sé. Corteggia con eleganza, ascolta con profondità, seduce senza forzature. Ma dietro il suo stile impeccabile si nasconde un vuoto che nessun incontro riesce a colmare davvero.
Poi arriva Elena. Un messaggio. Una conversazione. Una scintilla. Diversa da tutte le altre, Elena ha un’intelligenza sottile e una vulnerabilità che tocca corde mai sfiorate prima. Anche lei ha un matrimonio che la svuota, una vita familiare che non la rispecchia più. Il loro dialogo diventa un rifugio, un gioco di specchi dove ciascuno si riflette nel desiderio dell’altro. Ma cosa accade quando il virtuale si fa reale, quando le parole si tramutano in gesti, in sguardi, in un incontro che scuote ogni certezza?
Tra malinconia e sensualità, seduzione e disincanto, Il caffè del lunedì è la storia di due anime sospese: un uomo che cerca redenzione nell’intimità effimera e una donna che riscopre se stessa attraverso l’azzardo di un’emozione inattesa. Una narrazione intensa e misurata, che indaga le crepe dell’identità, il bisogno di riconoscimento e l’irrinunciabile desiderio di sentirsi ancora desiderati.
E voi avete un rituale che ogni lunedì fate? Se sì, quale?
“Il caffè del lunedì”, edito Giovane Holden, è un libro scritto da Alfredo Nepi .
La storia di Flavio non è quella di un seduttore seriale né di un uomo in crisi che cerca avventure: è il ritratto quieto, quasi sommesso, di un individuo che ha fatto tutto “come si deve” e che proprio per questo, a un certo punto, si scopre estraneo a se stesso.
Il rituale del caffè mensile, ogni lunedì, diventa allora una liturgia laica, un tentativo ordinato di dare un nome a un’inquietudine che non ha mai trovato spazio nella vita coniugale, familiare, professionale.
Flavio non consuma le donne che incontra, le attraversa. E tuttavia resta sempre qualcosa di irrisolto, un fondo di malinconia che nessuna conversazione riesce davvero a dissipare. È in questo vuoto che si inserisce Elena, non come soluzione narrativa, ma come frattura.
Il loro dialogo, prima virtuale, poi vis à vis, è il cuore pulsante del romanzo.
Elena non è l’eccezione romantica che salva il protagonista, ma uno specchio più limpido degli altri, in cui Flavio è costretto a guardarsi senza filtri.
L’incontro tra i due non promette redenzione, bensì consapevolezza: ciò che li unisce non è tanto il desiderio quanto il riconoscimento reciproco di una stanchezza profonda, di una vita che ha smesso di corrispondere a chi la vive.
“Un’occasione per credere che l’amore, quello vero, quello che toglie il respiro, esistesse ancora. E Flavio, con il cuore in bilico tra la speranza e la paura, si chiese se mai sarebbe stato capace lui stesso di lasciarsi travolgere da una tale tempesta di emozioni e di rischiare tutto per tutto. Con l’età cominciava a sentirsi come un nuotatore stanco. Avrebbe voluto tanto trovare un’isola felice all’orizzonte, dove abbandonarsi finalmente e completamente al riposo e alla serenità.”
Flavio ed Elena sono personaggi sospesi, non perché indecisi, ma perché intrappolati in ruoli che hanno funzionato troppo bene.
Da lettore, ciò che colpisce è il modo in cui il romanzo parla del desiderio senza erotizzarlo in modo facile.
Qui il desiderio è soprattutto bisogno di essere visti, nominati, accolti nella propria complessità. Il virtuale non è una fuga, ma una zona franca in cui le parole arrivano prima dei corpi, e quindi della paura.
Quando l’incontro si fa reale, il testo non indulge nel romanticismo: mette in scena lo smarrimento, la perdita di controllo e il rischio. Perché desiderare davvero qualcuno significa anche incrinare l’immagine ordinata che abbiamo costruito di noi stessi.
È un romanzo sull’età adulta e sulle sue crepe taciute, un libro che non giudica e non assolve, ma osserva con lucidità e compassione.
Quanto siamo disposti a rischiare pur di sentirci, ancora una volta, vivi?
Voto: 5 stelle

Anna Calì, classe ’96. Nelle sue vene scorre la lava del Vesuvio e la passione che contraddistingue il popolo napoletano.
Giornalista di professione e con la passione dei libri sin da piccola. Adora annusarli e, quando va nelle librerie, si perde tra gli scaffali ad osservare le copertine.
Grazie a questa passione è riuscita a mettere in campo due sogni nel cassetto: il primo, recensisce i libri che legge, esperienza che fa bene sia al corpo che alla mente. La seconda: è diventata anche scrittrice e ha pubblicato già due romanzi.