Il bistrot dei Duval
romanzo di formazione
Narrativa Santelli
19 novembre 2025
cartaceo
320
A Tizi non piace il suo nome. Non le piacciono molte cose, tra cui gran parte delle persone. Quando deve prendere la corriera per tornare a casa da scuola e si trova senza soldi, però, si imbatte in quello che le pare un omone così improbabile che decide di dargli una possibilità: gli chiederà i soldi per il biglietto. Da questo incontro fortuito nascerà un viaggio, apparentemente improvvisato, in cui la ragazza trascinerà con sé un poco convinto Alfonso.
Lontano da casa, tra nuove esperienze e conoscenze, entrambi si troveranno ad affrontare sé stessi e a confrontarsi con il loro passato.
Ritorno a leggere, con piacere, i romanzi di formazione. Quando raggiungono il loro intento di mostrare, gradatamente, l’evoluzione psicologica e personale dei personaggi risultano davvero essere grandi spunti per riflessioni su se stessi e sulle vite che ci circondano. È il caso anche de “Il bistrot dei Duval” di Daniela Foschi, edito Narrativa Santelli.
Letizia, detta Tizi, ma se potesse scegliere non si chiamerebbe né in un modo né nell’altro, è la prima protagonista della storia. Un’adolescente ribelle nei modi di essere e nell’aspetto, dal carattere, si direbbe oggi, difficile da gestire ma che cela reazioni a eventi della sua vita che l’hanno segnata nel profondo.
Alfonso è il secondo protagonista della storia, o almeno lo è per me. Non so se l’autrice, durante la stesura del suo romanzo, abbia pensato solo a Tizi come personaggio primo. Come svilupperò di seguito, ritengo che non ci possa essere formazione di un personaggio senza l’altro. Lui è un uomo, etichetteremmo oggi, succube degli eventi e delle persone, ma che, altrettanto, cela una forte emotività che ha, per scelta, chiuso in un cassetto per paura di provare sentimenti che non riuscirebbe a sopportare.
Due personaggi, l’uno l’opposto dell’altro, distanti per età, vicini per malinconica solitudine, e che, insieme, affronteranno i propri scheletri per rinascere alla vita durante un viaggio verso Belleville-les-Bains, in Normandia, meta scelta non a caso, ma legata profondamento al passato e ai ricordi di Tizi.
Altro personaggio chiave è Monsieur Duval, l’anziano proprietario del bistrot in cui i due co-protagonisti soggiorneranno in occasione del loro viaggio, legato, d’altronde, indirettamente a Tizi. Personaggio chiave perché è colui che aiuterà Tizi e Alfonso a mettere insieme i tasselli delle proprie vite.
Lo stile dell’autrice è preciso e plasmato sui suoi personaggi. Le descrizioni paesaggistiche sono puntuali, ma ancora di più lo sono quelle introspettive, nel pieno rispetto del genere del romanzo di formazione. Il ritmo narrativo cambia nel corso della narrazione: cadenzato all’inizio, per poi ammansirsi una volta raggiunta la Normandia. Rallentamento che non disturba la lettura, anzi: aiuta ad entrare ancora di più in empatia con i personaggi e a partecipare delle loro crescite interiori. Alcuni momenti, forse, chiedevano un rallentamento ancora più serrato, per non cadere nella banalità del cambio di prospettiva repentino dei personaggi, ma capisco che le pagine, in tal modo, sarebbero raddoppiate.
A prescindere dal topos, molto comune e già letto, del viaggio catalizzatore, interessante, a mio parere, è stata la complementarità tra i processi di formazione di Tizi e Alfonso. Mi spiego meglio: non c’è la formazione dell’uno senza la formazione dell’altro. Entrambi necessitano dell’altro: Tizi ha bisogno di Alfonso per abbassare il muro di difesa contro il mondo, Alfonso ha bisogno di Tizi per diventare l’attore della propria vita.
“Il bistrot dei Duval” di Daniela Foschi è un romanzo che consiglio agli amanti dei romanzi di formazione tradizionali.
4 stelle ⭐⭐⭐⭐☆

Leggere mi stimola e mi riempie. L’ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell’impatto che ha su di me tutto questo magico universo.
