Il barattolo dei pastelli
Romanzo
Bollati Boringhieri
8 aprile 2026
cartaceo e-book
240
Renata è una donna fragile, ma tenace. Adora collezionare piccole cose senza importanza e godere del piacere semplice che le suscitano. Fa le pulizie in casa di una donna anziana, ma il suo lavoro non è sempre stato questo. Prima era bidella in una scuola, un lavoro che amava, la quotidianità a contatto con i ragazzi le piaceva. E le piaceva anche Alessio, professore d’Arte enigmatico, con il quale aveva stretto più di un’amicizia. La scuola le calzava come un guscio imperfetto che rappresentava una famiglia.
Poi un giorno, quel maledetto giorno, è cambiato tutto. Renata si è ritrovata nell’atrio della scuola con in mano una pistola ancora calda, incapace di ricostruire gli eventi che forse aveva previsto, ma che non era riuscita a evitare.
“Ero convinta che avremmo avuto occasione di riparlarne con calma, in un momento tutto nostro. E invece non lo sai mai quando finisci il tempo” da “Il barattolo dei pastelli” di Barbara Cortinovis
“Il barattolo dei pastelli” di Barbara Cortinovis (Bollati Boringhieri editore) è un romanzo commuovente, intenso e avvincente. Una donna sola, con un matrimonio alle spalle e un lutto importante che l’ha segnata profondamente, lavora come collaboratrice domestica presso la casa di un’anziana signora. È una persona molto riservata che non riesce a parlare del suo passato, di quando lavorava come bidella in una scuola sino a quel giorno. Quando si è ritrovata nei corridoi della scuola con una rivoltella tra le mani, la polizia le ha chiesto di consegnarla e lei l’ha fatto. Era in stato di shock, non riusciva a connettere e tremava. Non ha più potuto avvicinarsi ad una scuola. Risollevarsi non è stato per nulla semplice. Le è rimasto solo un barattolo con le matite dei ragazzi ridotte a piccoli mozziconi, li raccoglieva e li temperava
conservandoli per sé come un prezioso tesoro.
“L’infanzia per me è un posto vietato e pericoloso”
Nonostante le tematiche trattate, questo riesce ad essere un romanzo delicato. L’autrice si avvale di un linguaggio curato, semplice e lieve. Ci accompagna in punta di piedi nella mente della protagonista ed è come entrare in una stanza di cristalli dove un piccolo movimento portare ad una rottura. È tutto precario, fragile e colorato. Renata ama i colori, le piacciono i loro nomi, le sfumature e i caratteri. Ha cinquantadue anni, ha sofferto tanto e ne porta ancora le cicatrici.
Renata lavorava come bidella in una scuola. Era una di quelle presenze costanti ai quali pochi prestavano attenzione e andavano oltre il saluto. Lei stessa era così discreta e riservata da desiderare quasi l’invisibilità. Eppure è sempre stata una persona empatica e molto sensibile. È colei che osservava tutto e captava il disagio altrui, soprattutto quello dei ragazzi. Non li giudicava mai, erano così giovani e inconsapevoli, erano il frutto dell’ambiente nel quale li avevano cresciuti.
Riccardo figlio di due genitori scocciati delle frequenti convocazioni della scuola a causa delle sue intemperanze. Il padre convinto fosse una perdita del suo prezioso tempo e la madre che giustificava il ragazzo scaricando la responsabilità sulla scuola. Riccardo era un bullo, un prevaricatore che affascinava e terrorizzava. Il regista degli scherzi più crudeli, uno che non si faceva scrupolo a sottrarre l’arma d’ordinanza del padre per spaventare i compagni più impressionabili.
“Riccardo aveva manifestato tanta meschinità così adulta troppo presto”
Daniele era la sua vittima preferita. Un ragazzo ingenuo e gentile. Aveva l’aspetto di un bambino, esile e minuto. Suo padre lo avrebbe voluto diverso, più temerario e più forte, mentre la madre era iperprotettiva. E Daniele soffriva e temeva gli attacchi dei compagni, la crudeltà di Riccardo e le umiliazioni che doveva subire ogni giorno. Desiderava sentirsi come tutti gli altri, indossare gli stessi abiti alla moda e assumerne gli atteggiamenti per essere parte del gruppo ma ogni suo tentativo per uniformarsi sembrava solo peggiorare le cose. Viveva tra terrore e sofferenza. Si sentiva profondamente solo.
Alessio era l’insegnante di educazione artistica. Sostituiva un collega molto amato e ben inserito nel corpo docenti, non era stato semplice per lui prenderne il posto. Eppure appariva sereno perché amava il suo lavoro e credeva nel potere salvifico dell’arte. Appariva come un uomo giovane e motivato, era entrato subito in sintonia con Renata. Le parlava, la osservava e capiva che dietro il suo grembiule da ausiliaria c’era molto di più. Poiché era un giovane privo di pregiudizio e dalla mente aperta, aveva deciso di conoscerla.
“Siamo due che hanno perso il momento ma non smettono di cercarlo.”
La struttura di questo romanzo è molto particolare. La narratrice è Renata che risponde ad un interrogatorio e rivive tutta la vicenda che l’ha condotta a quel giorno. Ogni capitolo porta il nome di un colore come titolo e le caratteristiche che la protagonista vi abbina, sono anche un’anticipazione di ciò che sta racconterà. Il linguaggio è semplice in termini di accessibilità ma io ritengo possa essere una scelta voluta. Poiché il contenuto è importante, intenso ed emotivamente impegnativo, usare un linguaggio ricercato e una terminologia complessa, avrebbe caricato eccessivamente la narrazione e tolto significato al testo.
Perché parlo di bellezza in una storia così drammatica che narra di un evento brutto? Perché risiede nella purezza dei sentimenti di alcuni personaggi (non voglio spoilerare chi), perché c’è sempre qualcosa di struggente in ciò che non è potuto essere e nell’inconsapevolezza del tempo che rimane. La trama è piena di rimpianti e rimorsi ma anche di riflessioni molto profonde. La protagonista è una donna apparentemente comune, al di fuori di ogni stereotipo e assai credibile così come purtroppo le dinamiche alle quali (suo malgrado) si era ritrovata ad assistere sino al quel giorno.
“L’immagine che ho del primo giorno conteneva gli embrioni di quell’altro giorno, in cui tutto era finito.”
Ho amato moltissimo la scrittura di Barbara Cortinovis, ho divorato questo romanzo relativamente breve dal ritmo serrato. Mi ha coinvolta facendomi commuovere, a tratti indignare e rattristare ma, nonostante il dramma, ha una sua poesia. Il finale mi ha colta di sorpresa, è anche la parte che mi ha maggiormente toccata. Insieme a qualche lacrima, sono arrivate non poche riflessioni perché è quello che questa storia esorta a fare. Aprire gli occhi, tendere una mano e impedire che la vita diventi una giungla dove solo i più forti sopravvivono. Invita a prendersi cura anche di ciò che qualcuno usa e poi butta via, come i pastelli ormai al termine, per donargli una seconda vita.
Capita spesso anche a voi di asciugarvi una lacrima mentre leggete?