I Polittici dell'Angelo
Singolo
Spiritualità - Religione
Giovane Holden Edizioni
30 settembre 2025
Cartaceo
240
Nel mondo che crediamo di conoscere, tra pareti familiari e abitudini sedimentate, si aprono fenditure sottili, invisibili, da cui filtra un’altra luce: più profonda, più antica, più vera. Le storie si muovono lungo quelle linee di frattura, esplorando ciò che sta al di là della soglia, dove la realtà effettuale si dissolve per lasciare spazio a quella misterica, simbolica, a volte soprannaturale.
Strutturata come un insieme di polittici, ogni sezione è un affresco narrativo autonomo e insieme parte di un mosaico più grande. I personaggi, vivi di epoche e contesti diversi, si aggirano tra il visibile e l’invisibile, tra il concreto della carne e il segreto delle visioni. Un figlio ritrova il padre morto in un caffè milanese che diventa varco tra due secoli; un uomo, rinchiuso nelle profondità della terra, scopre una camera bianca di origine ignota, forse divina; un altro ascolta la voce dei Deva che governano il mondo vegetale in un giardino miracoloso alla fine del mondo. E ancora: il silenzioso cammino di un uomo disceso sulla spiaggia dal nulla; la vera storia del Golem di Praga, rivelata quando l’umanità si avvicina a replicare l’umano.
I racconti non si limitano a narrare l’evento straordinario: scavano nel suo significato, lo contemplano nella sua vertigine. In questo affiorare del sacro, dell’oltre, i corpi, le parole, i gesti si caricano di un senso inatteso.
Opera profondamente visionaria ma al tempo stesso ancorata a dettagli minuti e a un linguaggio rigoroso, la silloge invita a interrogare l’essere e il destino, suggerendo che ogni evento, anche il più oscuro, è parte di una geometria invisibile. Chi legge si trova accompagnato, senza clamore, in un viaggio che non è solo letterario: è esperienza di rivelazione.
“I polittici dell’Angelo” (Giovane Holden Edizioni) è un’opera originale e visionaria: come in una pala d’altare, è composta da trenta racconti disposti come pannelli in sei tavole, che appartengono a un disegno più grande: l’universo. A quella curiosità che ci spinge a guardare oltre, a esplorare l’ignoto senza mai perdere il legame con la nostra umanità.
“Così come dalla materia la vita, così dalla vita l’uomo, dall’uomo infine l’uomo: la vita divina sulla terra”
È un libro che va ascoltato, mentre lo si legge, senza avere fretta di andare avanti. Ogni racconto racchiude forza e debolezza, Supremo e Avversario, finito e infinito. I contrari si fondono, si contorcono, si cercano. Questa immersione nel simbolico cattura, ma allo stesso tempo risulta più faticosa se si cerca una narrazione più lineare.
“È infinitamente più piccola l’anima”
I segni. Se solo si sapesse vederli, i segni. Nel libro ce ne sono tanti, mai spiegati. Doron Velt li lascia riaffiorare pagina dopo pagina e non chiedono una comprensione immediata, ma più un atto di fiducia.
Lasciarsi guidare dai richiami, sussurri che attraversano i racconti. È esattamente ciò che accade con la fede; si ascolta e si accoglie, senza mai comprenderla appieno. Forse perché una spiegazione universale non esiste?
“I polittici dell’Angelo” non è un manuale di fede o di spiritualità, e per leggerlo non bisogna necessariamente credere. È un messaggio di accoglienza e disponibilità dove il lettore diventa parte del quadro stesso. Questa struttura a polittico richiede una partecipazione attiva. È un esercizio di pazienza.
Sono racconti di uomini e donne, visibili e invisibili. Racconti vissuti, avvenuti, svolti in epoche diverse. In quei racconti ci siamo anche noi. Non è una lettura che rassicura, anzi a tratti disturba. Può lasciare distante chi cerca risposte più che domande.
Nei racconti del polittico della donna, i miei preferiti, c’è quello di Vanessa Pavani, una babysitter che fa prodigi. Ha il potere di vedere le ombre di uomini passati. Le presenze. Racconta che sono solo i resti delle coscienze vitali.
“Pensieri di quei resti, gusci rotti dell’esistenza di un uomo, frasi appese, parole ripetute. Sono vere, ma senza vita, senza senso, frutto e futuro, così come sono i morti.”
In questi racconti c’è spazio anche per l’immensa figura di Madre Teresa di Calcutta. Descritta da Doron Velt come una forza dura consumata da una fede che non consola. Niente di romantico, solo l’annullamento di sé stessa per diventare un canale. Come se fosse un angelo umano.
Giusto o non giusto?
Adana, una novizia, si interroga, non tanto sul giusto o sullo sbagliato, ma chiedendosi se anche lei è disposta ad annullarsi come ha fatto Teresa.
“Era l’ora per una giusta preghiera: a quella preghiera l’Eterno si sarebbe chinato un poco più vicino al mondo, a me, a Teresa, a ogni uomo, rendendoci liberi, capaci di vedere per un istante il male oltre la finzione del tempo, con il suo sguardo.”
Doron Velt, con la sua scrittura cristallina e diretta destabilizza, sbattendo in faccia al lettore la lotta continua tra il bene e il male, il Supremo e l’Avversario, che attraversa il libro. Significativa è la figura dell’esorcista Arsenie, che ha un polittico tutto suo. Cinque racconti dove si percepisce come questa lotta sia sfiancante e quotidiana.
Quest’opera non vuole imporre spiegazioni o fare la morale. Il lettore trova uno spazio contemplativo, ognuno secondo le proprie ideologie e credenze, che ho apprezzato.
In un’era dove si vuole dare a tutto una spiegazione e di tuttologi, I polittici dell’Angelo riconsegna un mondo fatto di inspiegabile, necessario. A volte accadono fenomeni straordinari senza risposta.
E soprattutto ricorda che anche nel buio più fitto “Qualcosa” si fa strada.
È la caratteristica che mi ha fatto amare il libro.
“Solo Tu, solo Tu. Che sia presto”.
È una lettura che non ti prende per mano e rassicura, ma chiede a chi legge di esporsi.
Per questo la consiglio a chi ama una lettura che va ascoltata, vissuta a rallentatore, in cui si arriva alla fine confusi, ma attivi… credenti o non credenti.

Ciao! Mi chiamo Ivonne, sono sposata con Francesco e mamma di tre splendide figlie. Amo i bambini (infatti sono un’insegnante d’infanzia), la corsa e… ovviamente i libri.
Non ho un vero genere preferito, anzi, mi piace spaziare fra i vari generi anche se m’incuriosiscono di più i fantasy, i romantasy, i thriller psicologici, il gotico, l’horror… e sono anche una gran lettrice di manga giapponesi.
“Leggere è nutrire l’anima”.