I mattoni della nuova Babele
Singolo
Saggio divulgativo
Infinito edizioni
5 giugno 2026
Cartaceo
80
Viviamo in un’epoca in cui il corpo abita la realtà fisica ma la mente dimora in un territorio invisibile: il cyberspazio. Partendo dalla nozione di campo digitale come spazio psicologico collettivo, l’autrice conduce il lettore in un viaggio che attraversa i temi dell’identità, della relazione e dell’etica nella società connessa. Essere cittadini del digitale non significa solo conoscere le regole della Rete, ma abitare consapevolmente uno spazio mentale condiviso e scegliere come esserci, con quale linguaggio, con quale sguardo. Questo libro è una lucida chiamata a ritrovare un linguaggio attivo e attento, a trasformare la connessione in relazione e la presenza in consapevolezza. È un testo profondo e accessibile, capace di parlare tanto a chi è interessato ai cambiamenti culturali e psicologici della Rete quanto a chi cerca una riflessione umanistica sul nostro destino tecnologico.
Come si costruisce una comunità, un senso di appartenenza quando il corpo non è più l’unico centro dell’esperienza, ma la connessione diventa un luogo in cui le relazioni prendono forma?
Stefania Lucchetti, nel saggio I mattoni della nuova Babele (identità, linguaggio ed etica della cittadinanza digitale) edito da Infinito Edizioni, elabora una riflessione sul cyberspazio come luogo di incontro e di trasformazione dove il corpo non rappresenta più l’unico punto di accesso alla relazione. Dove la presenza assume forme nuove distribuite tra parole, immagini, emozioni e connessioni.
Pur parlando di rete, piattaforme digitali e cittadinanza digitale, l’opera non è un saggio sulla tecnologia. È più un saggio sull’umano nell’epoca digitale.
Leggere questo libro significa interrogarsi su cosa significhi essere “umani” nel mondo connesso.
“Imparare a vivere lo spazio digitale con consapevolezza, ossia riconoscere che il cyberspazio è una parte del nostro campo psicologico. Imparare che le dinamiche di potere, empatia e relazione sono riflesse anche nella parte digitale.”
Cittadinanza digitale: non basta partecipare, bisogna abitare con consapevolezza.
Le parole importanti, che Stefania Lucchetti definisce ‘principi’ sui quali fondare la cittadinanza digitale, sono: consapevolezza, rilevanza e linguaggio etico.
Questa è la chiave di lettura del saggio. Una volta compresa, il testo scorre fluido offrendo parecchi spunti di riflessione.
“Forse è questa la seconda nascita dell’umano, la sua traiettoria evolutiva: imparare a essere cittadino di un mondo che non ha confini, e ridefinirne le responsabilità. Un mondo in cui l’identità digitale non è fuga dal reale, ma una nuova forma di presenza e consapevolezza.”
La formazione in psicologia e in diritto dell’autrice emerge precisa nell’analisi dei temi affrontati, ma soprattutto nell’accuratezza usata per costruire il ragionamento. Questo poteva essere un limite, in realtà, per me, è il punto di forza della scrittura di Stefania Lucchetti: riuscire a conciliare l’accessibilità dei contenuti mantenendo il rigore della terminologia. 
De ‘I mattoni della nuova Babele’ mi è piaciuto tutto. I concetti sviluppati in ogni capitolo vengono spiegati alla perfezione e la frase “recap” alla fine del capitolo è una delle chicche del libro. Per quel che mi riguarda è un testo adatto per un approfondimento scolastico umanistico. Una lettura condivisa in classe con i ragazzi potrebbe offrire utili spunti di riflessione.
Il senso di appartenenza nell’ecosistema online: le connessioni diventano legami scaturiti da un’intenzione condivisa e quindi vera, reale.
Stefania Lucchetti scrive che in un contesto digitale la presenza diventa ‘distribuita’, ossia un modo di esserci che non è un centro fisico unico, ma una continuità di parole, tracce ed emozioni.
E tutto ciò mi ha riportato all’esperienza nella Bottega dei libri. È una presenza virtuale, dove l’energia del gruppo si manifesta attraverso connessioni: messaggi, risposte, condivisioni e simboli. Gesti condivisi che definiscono il ritmo del gruppo e che permettono la riuscita del nostro progetto. Non è necessario vederci: ciò che conta è riconoscere l’intenzione e il legame.
La logica algoritmica: inibitore della capacità di comprendere.
“La logica algoritmica non stabilisce ciò che è importante, ma accelera ciò che diventa importante perché molti lo guardano.”
In sostanza ora come ora è l’algoritmo che sta educando noi, non il contrario. La parola algoritmica, ripetuta e automatica, rischia di sostituirsi al pensiero.
“Il paradosso dell’epoca digitale è che, quanto più aumentano le informazioni disponibili, tanto più si riduce la nostra capacità di comprendere. L’eccesso di stimoli genera una saturazione cognitiva che impoverisce la profondità: l’informazione si trasforma in rumore, la conoscenza si frammenta, il pensiero si disperde.”
La questione degli algoritmi, in effetti, ci sta sfuggendo di mano. In ogni ambito ce n’è uno pronto che sceglie per noi. Allora forse bisognerebbe portare maggiore attenzione a ciò che per noi ha davvero importanza, non perché altri decidono che sia rilevante per noi. L’autrice più volte sottolinea le parole “rilevanza” e “attenzione”.
Tutti scrivono di tutto. Chi per affermare di esserci, chi per comunicare qualcosa, chi per visibilità. Abbiamo bisogno di un linguaggio più attento.
Che richiede lentezza, richiede pensiero. “Siamo talmente bombardati dall’iperconnessione che rallentare diventa un atto rivoluzionario.” Eppure, oggi la vera urgenza è recuperare una comunicazione autentica.
Il verbo abitare ricorre spesso nel saggio e mi ha colpito per l’uso che ne fa Stefania Lucchetti. Non indica semplicemente l’occupare un luogo, ma uno stare dentro: una presenza attiva, attraversata dall’esperienza e che si lascia trasformare. Con al centro la dignità, la consapevolezza e la libertà dell’individuo.
Ognuno di noi rappresenta un mattone per una costruzione collettiva, una cittadinanza digitale più consapevole e più umana.
Che sia il modo per rendere abitabile la nuova Babele?
Leggete questo breve, ma intenso, saggio e fatemelo sapere!

Ciao! Mi chiamo Ivonne, sono sposata con Francesco e mamma di tre splendide ragazze. Amo i bambini (infatti sono un’insegnante d’infanzia), la corsa e… ovviamente i libri.
Non ho un vero genere preferito, anzi, mi piace spaziare fra i vari generi anche se m’incuriosiscono di più i fantasy, i thriller psicologici, il gotico, l’horror… e sono anche una gran lettrice di manga giapponesi.
“Leggere è nutrire l’anima”.