I fiori della morte
Giallo
Newton Compton
31 gennaio 2025
Cartaceo, ebook
317
Brunico, Trentino-Alto Adige.
Una serie di omicidi sconvolge il comune universitario. Il killer agisce lasciando dietro di sé i corpi senza vita di giovani donne. L’assassino non si limita a ucciderle, ma depone i cadaveri nudi nelle fonti d’acqua, circondandoli di fiori. A investigare è il commissario Alfredo Rinaldi, un uomo profondamente ferito che ha lasciato la sua città, Bari, insieme al passato che però continua inesorabile a seguirlo ovunque. Ad affiancarlo nelle indagini c’è la neoarrivata profiler, Elena De Benedetti Riari, che ha trent’anni e un animo tormentato. Gli ostacoli e le false piste non mancano e l’assassino sembra essere sempre un passo avanti rispetto alle forze dell’ordine. Riuscirà il commissario Rinaldi a trovare e fermare il serial killer prima che compia un altro omicidio?
“I fiori della morte” è il romanzo d’esordio di Vittorio Colitta, edito da Newton Compton Editore.
È ambientato in uno dei miei mesi preferiti, dal 17 al 26 ottobre.
“Così era ottobre, un mese di morte, un mese di attesa. Un mese in cui gli ultimi brevi bagliori della bella stagione lasciavano il passo alle lunghe dita del freddo che avvolgevano ogni cosa.”
Ciò che mi ha colpito subito di questo romanzo è la bellezza poetica della scrittura di Colitta.
Proprio nel momento in cui le tenebre cedono il passo all’alba, un morto viene ritrovato a galleggiare nell’acqua ghiacciata del lago, circondato da fiori.
Il commissario Alfredo Rinaldi, che porta con disinvoltura quella protesi che sostituisce la sua gamba, ha quarantasei anni e vive da solo in una villetta di montagna, troppo grande per una persona sola. Brunico lo ha accolto, ma lui è un uomo del Sud, un uomo di mare.
In quella mattina di metà ottobre, in cui si respira già profumo d’autunno, passando accanto al lago – poco più di uno stagno, in realtà – è un anziano guardiacaccia a vederlo: “il cadavere nudo di una ragazza che fluttuava vicino alla riva circondato da fiori.”
Una nota umoristica viene data alla storia dal personaggio dell’agente Diego Armando Sorianello:
“<Ah commissario, ci sarebbe una cosa>.<E dimmi>.<Non posso>. (…)
<Sorianè, ti devo rammentare che tra noi due io sono il più alto in grado?> (…)
<Perché l’ispettore Moser non si è raccomandato altro!>
<E allora perché dirmi che c’è qualcosa se poi quella cosa non me la puoi dire?>” – “I fiori della morte”
L’ispettore Alexander Moser è il fidato braccio destro di Rinaldi, ma nella squadra fa il suo ingresso anche una principiante raccomandata: Elena De Benedetti Riari, consulente in criminologia e nipote del questore. Ma davvero un commissariato così piccolo necessita di una criminologa?
“Ora si predilige l’espressione profiler, ma per me non fa differenza. L’unica verità è che, indipendentemente dall’entità del reato, il crimine affonda le sue radici nella psiche e si manifesta in diversi gradi e in varie forme.”
Invece servirà. Eccome.
Per la giovane profiler non è facile guardare in faccia la morte. Fino ad allora aveva solo studiato i casi sulle cartelle cliniche. Eppure, sul campo, si dimostra estremamente efficiente, rigorosa e precisa. Elena è un valore aggiunto all’indagine. Seppur giovane e inesperta, mostra entusiasmo e capacità.
Tuttavia, il mio personaggio preferito è la dottoressa Francesca Sebastiani, l’anatomopatologa. Lei parla con i morti. Li ascolta. Il suo ambiente è l’obitorio, situato al piano inferiore dell’ospedale.
“Le anime dei defunti rimangono per qualche ora impigliate al corpo prima di andarsene per sempre, e in quello spazio temporale è possibile comunicare ancora con loro.”
In questo primo caso conosciamo tutti i personaggi che fanno parte della squadra di Rinaldi: Fausto Britti, il dirigente della scientifica e l’agente scelto Giulia Kofler, la quale ha una relazione clandestina con Moser. Che poi di clandestino non ha nulla questa relazione, dato che nessuno dei due è sposato o fidanzato. Semplicemente ognuno vive a casa propria. Con questi personaggi viene toccato il tema della difficoltà nel volersi impegnare in una relazione stabile, indipendentemente dall’età e dalla mancanza di problemi economici.
L’autore pone il lettore dinanzi al pensiero divergente di uomo e donna nei confronti di una relazione, e delle loro diverse opinioni.
Invece, il personaggio che non ha riscosso le mie simpatie è la PM Ginevra Guasco, capace di far perdere la testa a qualsiasi uomo, non riesce a far cadere ai suoi piedi l’unico che le interessa veramente: Alfredo Rinaldi. Per scoprire se ci riuscirà, vi consiglio di leggere questo bellissimo libro!
Il delitto è avvenuto accanto al lago di un castello in cui era in corso un convegno universitario. Ambientazione suggestiva.
Le descrizioni di Vittorio Colitta mi hanno riportata alle fiabe della tradizione:
“Il maniero medievale sembrava venir fuori da una fiaba nera. Era collegato con il bosco e il resto del monte da un ponte tibetano sospeso tra due costoni. Torri e mura di cinta preservavano lo stile gotico (…) Il bastione centrale svettava alto e inattaccabile tra le spesse mura (…) Varcare l’enorme portone di ferro fu come attraversare un portale in un’epoca remota e occulta.” – “I fiori della morte”
Pagina dopo pagina, Colitta fa emergere il lato più intimo e oscuro dei suoi protagonisti. Tanto spazio viene dedicato alle montagne e al ritmo delle stagioni.
La scrittura ha proprio il passo cadenzato di chi vive in montagna e di chi si perde, con lo sguardo, tra le cime innevate. Le descrizioni portano il lettore dentro la storia, fra quelle montagne dove “l’odore di legna bruciata impregnava l’aria.”
Enigmatico e affascinante il personaggio di Erik Frauman, un montanaro che Rinaldi aveva salvato da un incidente stradale. I loro dialoghi sono aspri e profondi come le montagne.
Colitta ci porta anche in alta quota, ai rifugi in vetta, nella tranquillità dell’autunno che si prepara all’arrivo dell’inverno.
Chi sarà mai questo “assassino in valle, libero di nascondersi in ettari di boschi, in anfratti cavernosi e in ogni possibile rifugio”? Quando il caso sembra chiuso, Rinaldi scopre qualcosa di inquietante, un nuovo tassello.
Inoltre, questa prima indagine termina in un modo enigmatico… non vedo l’ora di sapere cosa accadrà.
Ottimo esordio, davvero.
È un libro che consiglio a tutti gli amanti del giallo e della montagna.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.