I fantasmi di Trieste
narrativa
Bottega Errante Edizioni
gennaio 2026
cartaceo, ebook
134
“I fantasmi di Trieste” è un’opera di Dušan Jelinčič, pubblicata in una nuova edizione dalla Bottega Errante Edizioni, con la prefazione di Pietro Spirito e corredata da un breve saggio intitolato “Trieste, il mito al tramonto infinito”, a firma dell’autore.

Dušan Jelinčič, giornalista RAI e alpinista triestino, ha all’attivo più di venti libri, tra narrativa, saggistica e pièce teatrali. Insieme a Boris Pahor, è uno degli scrittori italiani di lingua slovena più apprezzati e tradotti.
“Trieste è una collana con tante perle, tutte diverse tra loro, ma ognuna con il suo fascino sempre nuovo.”
Ed è proprio Trieste, “luogo dei luoghi”, la protagonista dei racconti “I fantasmi di Trieste”, città di grande tradizione europea e crogiuolo di etnie, ricca di contraddizioni e con oscuri sensi di colpa.
L’autore disegna una personale mappa della memoria, che racconta di vicende misteriose e “fantasmi”. I luoghi di questo viaggio hanno ampi tratti autobiografici – Jelinčič è nato a Trieste e vive sulla collina del Carso – e s’intrecciano con i protagonisti delle storie, alcuni realmente esistiti e altri immaginati dallo scrittore.
Tra le pagine prendono vita immagini della città vecchia, del tram di Opicina, dei rioni di San Giacomo, San Giovanni e San Giusto. Camminando lungo le strade insieme all’autore, conosciamo personaggi veri come Diego de Henriquez, ideatore del Civico Museo della Guerra per la Pace, che morì la sera del 2 maggio 1974 nel suo magazzino, probabilmente vittima di un attentato a causa dei suoi segreti scomodi a molti.
Altri sono “apparizioni”, come l’anziano seduto sul tram di Opicina che assomiglia come una goccia d’acqua a Odilo Globocnik, comandante della Risiera di San Sabba, l’unico campo di sterminio nazista in Italia.
Jelinčič ci parla anche del vecchio bagno “La lanterna”, romantico retaggio asburgico, dove in gioventù fece l’amara scoperta di essere considerato uno “s’ciavo”, come con disprezzo gli italiani definivano gli sloveni che vivevano a Trieste. Ed ecco spuntare un altro fantasma, quello dello scontro etnico.
L’incontro poi con James Joyce, che visse a lungo a Trieste e che uno dei luoghi più belli, il Ponterosso, nel quartiere teresiano, ospita il monumento in bronzo dello scrittore irlandese, con la targa “la mia anima a Trieste”, a testimonianza del suo forte legame con la città.
E ancora il ricordo di Franco Basaglia, che dal San Giovanni di Trieste iniziò la rivoluzione che portò all’abolizione dei manicomi (la famosa Legge 180, che prende il suo nome.) “La libertà è terapeutica” venne scritto su muri bianchi di quella “città dei matti”, che rinchiudeva dietro le sbarre, con un “fine pena mai”, chi era colpito dalla malattia.
“I fantasmi di Trieste” è un libro appassionante, che raccoglie memorie personali e curiosità legate alla città. Luci e ombre alle quali Dušan Jelinčič ha dato voce, con una scrittura fluida, brillante e coinvolgente, al fine di rendere omaggio alla sua “città mondo”.
“La mia Trieste è quella della bora, che purifica l’aria e il cuore, del mare, della mia anima slovena che si sovrappone alle altre anime nazionali, delle lotte sociali, della cultura letteraria di cui è pregna e di cui si vanta.”

Sono una storica dell’arte e mi occupo di progetti di divulgazione e didattica culturale. Adoro leggere da quando ho memoria. Per me, la lettura è come l’ossigeno: indispensabile! I miei generi preferiti sono la narrativa classica e contemporanea, i romanzi storici e familiari, ma non disdegno qualche buon thriller e giallo. Amo moltissimo gli animali, in particolare i cani, e fare lunghe passeggiate nella natura.