I cento passi
narrativa contemporanea
Feltrinelli
cartaceo
151
Il libro, che propone la sceneggiatura dell'omonimo film, racconta la storia di un giovane di Cinisi, un piccolo paese nei pressi di Palermo. Si chiama Giuseppe Impastato. Forte della sua formazione comunista rompe i rapporti con un padre troppo ossequioso verso il boss locale e comincia la sua battaglia contro il silenzio e le diffuse connivenze mafiose.
Dalla protesta in piazza ai giornali volanti, alle manifestazioni improvvisate, Peppino arriva infine all'uso politico di una radio libera. Fa nomi e cognomi, denuncia gli interessi che ruotano intorno all'ampliamento dell'aereoporto di Punta Raisi, mette spalle al muro il boss Tano Badalamenti. Peppino Impastato viene ucciso il 9 maggio 1978 e la notizia sepolta sotto il clamore del delitto Moro.
Recensione
Basato su un copione di un film che a sua volta si ispira a una storia realmente accaduta, “I cento passi” è un libro non troppo lungo, né noioso, che riesce ad attirare l’attenzione, nonostante sia molto dettagliato.
La tematica affrontata è la mafia, con più precisione “Cosa Nostra”. La storia è ambientata in una piccola cittadella del sud Italia, precisamente Cinisi, in provincia di Palermo, in Sicilia. Il tema è molto delicato da affrontare, ma è notevole la maestria dell’autore nell’affrontarla in modo semplice ed efficace.
La storia è quella di una famiglia mafiosa, nello specifico di Peppino Impastato. Egli, sin dalla tenera età, non era per nulla entusiasta delle dicerie, a suo malgrado vere, che giravano sul conto dei suoi familiari. Tenterà di fermare i parenti, facendosi disonorare da molti, con l’aiuto di amici e cittadini della sua stessa idea.
Andranno a buon fine numerose proteste, interviste e canali radio; si faranno nomi e si darà ogni minimo dettaglio di vicende anomale e losche.

Analisi di “I cento passi”
La narrazione dei fatti è molto affascinante nonostante l’epilogo non di certo lieto, come d’altronde non si può definire lieta ogni esperienza che abbia a che fare con la mafia. I personaggi non mancano di un solo dettaglio; sono descritto in modo analitico, persino nel vestiario, nel mobilio e nei vari oggetti che decorano la narrazione. La descrizione dei luoghi danno idea della luminosità dell’ambiente circostante.
Il linguaggio è a tratti molto articolato e ben bilanciato, a tratti caratterizzato dal dialetto del posto.
Nel libro, come nel film d’altronde, si cerca di mandare un messaggio, quello stesso che ha mandato Peppino anni prima. Di parlare sempre, di non aver paura di farlo; di farsi riconoscere, ma, soprattutto, di ragionare con la propria testa e prendere da sé le proprie scelte di vita, senza l’influenza di nessuno.
Avete letto o visto il film? Cosa ne pensate?