I bambini di Parigi
Narrativa, storia
Newton Compton
14 gennaio 2021
cartaceo, ebook
384
Parigi, 1935. Un’ombra cala sull’Europa, foriera di oscuri presagi per la città di Parigi, mentre il regime di Adolf Hitler acquista potere. La giovane Madeleine Lévy, nipote di Alfred Dreyfus – un eroe ebreo della prima guerra mondiale – prende coraggiosamente parte alla resistenza e diventa la custode dei bambini perduti.
Quando Madeleine incontra una bambina in un cappotto logoro con lo sguardo vuoto di chi ha assistito a orrori indicibili, una giovanissima rifugiata ebrea tedesca, è sempre più decisa a fare la sua parte. Madeleine offre ai bambini conforto mentre lavora con gli altri membri della resistenza con l’obiettivo di uscire di nascosto da Parigi verso un luogo più sicuro. Mentre la Parigi che Madeleine ama si trasforma in un teatro di tensione e di odio, molti sono tentati di abbandonare la causa. Nel mezzo dell’occupazione, il destino di Madeleine si unisce indissolubilmente a quello di Claude, un giovane ebreo combattente della resistenza.
Con un futuro imprevedibile davanti a loro, tutto quello che Madeleine può fare è continuare a lottare con la massima determinazione di cui è capace.
Ispirato alla commovente storia vera della nipote di Alfred Dreyfus, il protagonista dello scandalo che divise la Francia
“La solitudine e la paura mi assillano ogni giorno. Eppure, vengo sorpresa da gioie improvvise. La notte guardo il cielo e le stelle, e il mio cuore esulta. Sento le voci delle sorelle che cantano per celebrare il creato e condivido la loro meraviglia per questo mondo che il Signore ci ha dato. Vedo il modo in cui ti guarda Claude e l’amore nei tuoi occhi, e mi sento invadere dalla gioia. Ecco perché ti dico, mia cara Madeleine, che anche se è vero che viviamo in un era tremenda, vale la pena soffrire per questa vita.”

Guardate bene questa foto. Conoscete la giovane donna sorridente che ad essa si affaccia? Io prima di leggere questo libro, non sapevo nulla di lei. Il suo nome è Madeleine Lévy ed è stata una delle più attive oppositrici del regime nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ma procediamo con ordine, per capire precisamente qual è stato il suo ruolo in quell’epoca buia.
Madeleine Lévy nasce a Parigi il 13 novembre del 1918. Era la nipote preferita di Alfred Dreyfus, un ufficiale francese di religione ebraica, che venne ingiustamente accusato di aver consegnato documenti, riguardanti la sicurezza nazionale, all’ambasciata tedesca di Parigi.
L’“affaire Dreyfus” divise la Francia: vi erano coloro che urlavano la sua innocenza e chi invece, a causa dell’antisemitismo che cominciava a dilagare in Europa in quegli anni, lo voleva colpevole a tutti i costi. Per farla breve, Dreyfus venne degradato e arrestato. La sua estraneità ai fatti venne provata solo dopo lunghi anni di prigionia.
Ed è proprio con lui che comincia il nostro libro, con la sua morte imminente precisamente, che vede riunita gran parte della famiglia al suo capezzale. Tra loro c’è anche la giovane Madeleine, allora diciassettenne. Sarà lei che, avendo problemi di udito a causa di una malattia che la colpì da bambina, leggerà sulle labbra del vecchio ufficiale le sue ultime volontà.
È il 12 luglio del 1935; due giorni dopo il corteo funebre, che accompagna la sua salma al cimitero, viene salutato da palloncini rossi, bianchi e blu, che si levano in cielo. Madeleine sa che il nonno sarebbe stato contento di questo omaggio fortuito, così com’era contento di lei e di sua sorella Simone; entrambe le ragazze Lévy facevano parte degli “Eclaireurs israélites”, un’associazione scout ebraica che, tra le altre cose, si occupava di addestrare i piccoli ebrei ad affrontare qualsiasi situazione di pericolo. Dalla Germania, le prime avvisaglie di quello che sarebbe accaduto anni dopo cominciavano a notarsi e la paura a farsi spazio nei cuori.
Ben presto, anche in Francia cercarono rifugio i primi ebrei tedeschi, terrorizzati da Hitler. Madeleine e Simone entrano nella Résistance senza pensarci troppo. A loro sarà affidata la vita dei più fragili tra i fragili, dei bimbi ebrei, che possono sperare di sopravvivere solo attraversando il confine, quando si renderà necessario.
“In quanto dipendente del Secours, con i documenti e l’autorizzazione di Vichy, potrai girare liberamente per tutto il Sud del Paese. Stiamo pianificando delle vie di fuga dalla Francia nella zona libera. Bisognerà consegnare cartine, documenti falsi, soldi. Tu sarai un corriere a cui probabilmente nessuno farà domande”.
Insieme a tutta la loro famiglia, collaboreranno per poter dare ad altri ebrei la possibilità di sopravvivere. Lo faranno sacrificando il loro tempo, la loro sicurezza, mettendo spesso a repentaglio la loro stessa vita…

Bellissimo questo romanzo, dove, raccontando la vita di una donna straordinaria, si fa luce su episodi che, ancora oggi, per molto versi, ci arrivano offuscati.
Man mano che leggo libri che si affacciano alla scena della Seconda Guerra Mondiale, è come se tanti piccoli pezzi di un puzzle, troppo grande per essere anche solo immaginato nella sua complessità, trovino il loro posto. Eppure, nonostante tutto questo mio interesse, ancora faccio fatica a calarmi nei panni di chi quegli anni li ha vissuti sulla propria pelle.
Voi non vi chiedete mai cosa avreste fatto se vi foste trovati al posto di un tedesco, di un ebreo o di una qualunque altra persona vissuta in quel periodo che, all’improvviso, si scopre spettatore o attore di una crudeltà senza limiti?
Siamo nel 1940, quando Parigi viene occupata dai tedeschi e il governo collaborazionista di Vichy subentra a quello di Reynaud.
Inizialmente, l’invasione tedesca risultava molto contenuta e gli ebrei avevano ancora una certa libertà di movimento. Ma, col passare dei mesi, gli ufficiali tedeschi divennero sempre meno tolleranti, arrivando a deportare a frotte tutti coloro che sapevano o sospettavano appartenere al popolo ebraico.
Diversi furono gli atti di sabotaggio che ostacolarono i piani dei nazisti. Dietro ad ognuno di essi vi erano uomini e donne coraggiosi, di etnie e classi sociali diverse, che ogni giorno rinunciavano a un pezzo della loro vita per potersi salvare e poter aiutare gli altri a salvarsi. Una di loro era Madeleine che, grazie ai documenti falsificati da Simone, cambiando spesso identità, riusciva ad infiltrarsi tra le file nemiche per raccogliere informazioni.
Ho ammirato il coraggio, la determinazione, lo spirito di sacrificio e la forza di questa donna, che ha rinunciato alla vita, all’amore, al farsi una famiglia, per combattere il male. Ha fatto una scelta che sapeva essere irreversibile, ma non ha esitato neanche un attimo. Non era una spregiudicata, sapeva a cosa andava incontro e a ciò che rinunciava, ma gli occhi di quei bimbi innocenti, che in lei vedevano uno spiraglio di salvezza, non riusciva a ignorarli.
Forse è vero che la vita ci sembra ancora più bella quando non sappiamo se il giorno dopo potremmo o no assaporarla. Trovandosi in queste circostanze, Madeleine e i suoi complici, pur avendo la paura come amica fidata da portarsi sempre dietro, riescono a godere delle cose più semplici come il sorgere del sole, il profumo dei fiori, il sorriso di un bambino o un abbraccio furtivo.
“La loro ardita missione avrebbe causato delle rappresaglie, lo sapeva…Ma, in quella mattina di sole,…provò solo gratitudine. Con la nipotina appena nata che riposava tra le sue braccia, sentì le lacrime cominciare a sgorgare. Lacrime di gioia”.

Fino alla fine, lei e il suo compagno Claude inneggiarono alla vita. Anche una volta catturati, si diedero da fare per riportare, nel campo dove vennero internati ,un po’ di spensieratezza ai bimbi e una grande forza d’animo a tutti gli altri prigionieri.
È grande la lezione che questa semplice ragazza ci ha dato. Lei è stata una delle tante fiammelle che hanno rischiarato il buio, nel quale Hitler voleva far sprofondare il mondo. Si dovrebbero conoscere le loro storie, si dovrebbero portare all’interno delle classi, perché i nostri ragazzi riflettano, comprendano e sappiano che anche l’oscurità più profonda può essere ostacolata da una semplice scintilla di luce e che chiunque abbia forti e veri valori dentro al cuore può accenderla, stando certo che brillerà per sempre.
Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro
trovando scialbo ciò che non colora,
Sono emozione che con la penna divora
il bianco candido di un libro vissuto…