I Babi del Lingotto
Libro per ragazzi
Emons editore
15 maggio 2026
cartaceo e-book
240
Novembre 1918.
La guerra è appena finita e Guido, quindicenne, lascia l’Altopiano di Asiago per trasferirsi a Torino con il padre: la Grande Fabbrica cerca falegnami esperti per il nuovo stabilimento. La città gli appare meravigliosa e tutta da scoprire. Ben presto Guido si fa nuovi amici al Lingotto, dove impara un linguaggio fatto di libertà, fratellanza e giustizia.
Entrato nei Babi, una banda di ragazzi ribelli, li guiderà in una battaglia contro un potere molto più grande di loro.
“Che città fantastica. E aspettava solo lui” da “I Babi del Lingotto” di Stefano Garzaro
“I Babi del Lingotto” di Stefano Garzaro (Emons editori) è un libro per ragazzi dai dieci anni. Siamo nell’immediato dopoguerra, nel 1918. Guido e suo padre lasciano l’Altopiano di Asiago per trasferirsi a Torino dove lavoreranno in una grande fabbrica come “marangoni” (falegnami). Per quanto meravigliosa sembri a Guido, la città non è accogliente con chi viene da fuori. Nonostante ciò il giovane riesce a fare amicizia; i suoi nuovi amici gli insegnano il significato di giustizia e libertà. Essi si battono per i diritti dei lavoratori, I Babi è un’organizzazione di giovani con questi ideali. Guido entra a farne parte diventando una persona più consapevole e matura.
“Poveri contro poveri. Invece di aiutarci, ci pestiamo i piedi”
Questo è un romanzo per giovani lettori che narra di argomenti attuali, anche se di altra epoca, ma lontani dal mondo di un ragazzino di dieci o undici anni, soprattutto di difficile comprensione. L’autore però si mostra molto abile nel raccontare queste tematiche con semplicità attraverso lo sguardo di Guido, quindicenne nel 1918. La narrazione avviene in terza persona, ma il punto di vista è comunque quello del protagonista, il linguaggio è facilmente comprensibile e la lettura è scorrevole. Parliamo di Guido e dei suoi quindici anni.
Avere quell’età a quel tempo cosa poteva significare?
-Lasciare presto gli studi e iniziare a lavorare se, come nel caso di Guido, la famiglia era bisognosa. La guerra aveva portato povertà e distruzione dove prima si conduceva una vita modesta ma più che dignitosa.
-Abbandonare la propria casa in paese e trasferirsi in una grande città in un’altra regione. Cercare di ambientarsi subendo i pregiudizi dei loro abitanti. Adattarsi a nuove abitudini, a un lavoro in una grande fabbrica anziché nella propria fattoria all’aperto respirando l’aria fresca e pulita della montagna.
Tutto questo porta ad una crescita precoce ma i quindici anni alla fin fine reclamano ciò che è loro di diritto. La curiosità di conoscere cose nuove, iniziare a scoprire se stessi e quello che si vorrà diventare, l’ingenuità dei primi turbamenti e il batticuore del primo amore. La difficoltà di comunicare con il proprio padre, un brav’uomo d’altri tempi non avvezzo a manifestare i propri sentimenti. Uno che vive di solo lavoro e con il quale non ci si sente ancora in sintonia perché troppo lontani. Questo è quello che succede a Guido, giovane veneto proveniente dall’Altopiano di Asiago, che si trasferisce con il padre Modesto a Torino. Lavoreranno come “marangoni” (falegnami) in un reparto della “grande fabbrica”
“Torino è una città dove non puoi nasconderti. Ci si incontra sempre”
La sua ingenuità si manifesta quando prova imbarazzo di fronte alla bella lavandaia, Teresa, che gli mostra con discrezione, il proprio interesse. Il cuore in subbuglio invece glielo manda Ghitin (Margherita) una ragazza ribelle appartenente ad un elevato ceto sociale, lo si nota dal suo linguaggio forbito e dal suo abbigliamento di sartoria. Eppure la giovane si accompagna ad un gruppo di ragazzi in perenne agitazione provenienti da un ambiente molto diverso dal suo. Giovani lavoratori che lottano per i diritti degli operai e che sognano un mondo senza differenze. I così detti Babi.
Siamo in una Torino dove il processo di industrializzazione è avviato e procede rapidamente. La città offre opportunità e molti vi si trasferiscono da fuori subendo pregiudizi da parte di vi è nato. Vi sono grandi discrepanze economiche tra chi vive nelle periferie e chi in città. Troviamo quartieri di baracche dove vive la categoria più povera tra i lavoratori: i lavandai. Nello stesso tempo, si assiste ad un’automazione dell’industria che prevede l’impiego di grandi capitali e di conseguenza, mette a rischio le fabbriche minori a conduzione familiare impossibilitate a fare gli stessi investimenti. Il lavoro diventa ripetitivo (catena di montaggio) e alienante, poiché l’essenziale è produrre, si richiedono turni estenuanti per un salario modesto.
“Bel sistema, la catena. Lo capisci anche tu quanto è alto il rischio di farsi male, a forza di ripetere lo stesso gesto, e come la follia sia sempre in agguato”
Questo genera scontento e proteste. Da qui la nascita del socialismo a cui aderiscono coloro che vogliono lottare per una società diversa e più umana. Nel romanzo si sentono nomi come Antonio Gramsci e Pero Gobetti e si parla della distribuzione clandestina del giornale socialista “Avanti”.
È indubbiamente una storia interessante anche se talvolta mi sono persa tra i tanti nomi dei numerosi personaggi. Narra di argomenti importanti come la giustizia, l’uguaglianza e la libertà. È anche una storia di amicizia, integrazione e di grandi cambiamenti. Essi avvengono solo a fronte di una mente aperta alla conoscenza che porta poi ad avere un pensiero critico e indipendente. Molto curata la parte storico-sociale e ambientale. Trovo inoltre che questa sia una bellissima collana: “storie in giro per l’Italia”. Porta i ragazzi a spasso per il nostro paese alla scoperta della storia delle piazze, giardini e monumenti di alcune bellissime città, quelle in cui si ambientano i romanzi. Dopo il finale vi sono capitoli in cui i luoghi citati parlano in prima persona come veri personaggi presentandosi e narrando le loro origini.
Invito tutti alla lettura di questa storia ma soprattutto gli amici torinesi perché sarei curiosa di sapere se riconoscono l’anima della loro città.
Vi capita spesso di incontrare la vostra città nei romanzi che leggete?