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Recensione: “Holiday” di Stanley Middleton, SEM

Holiday Book Cover Holiday
Stanley Middleton
narrativa
SEM
24 giugno 2021
cartaceo, ebook
256

Inghilterra, inizio anni Settanta. Edwin Fisher, un'insegnante universitario sulla trentina, é in vacanza in una località balneare dove andava negli anni dell'infanzia , ma questa rivisitazione dei luoghi dell'infanzia non é una vacanza qualunque.

Edwin deve venire a patti con la morte del figlio  e il crollo del suo matrimonio con Meg, rimasta sconvolta dopo la tragedia e preda di furie quasi omicide. In quei giorni strani e solitari , mentre cerca di capire cosa sia andato storto e trovare un modo per continuare, Edwin scopre che i suoi suoceri stanno soggiornando nella stessa cittadina e sono determinati a sistemare le c ose tra lui e Meg. Mentre il passato e l'enigmatica moglie di lui incombono, emergono verità più profonde e la prospettiva si sposta in modi inaspettati.

“Non restò lì a lungo, ma il momento il gli fece bene. Per una dozzina di passi si sentì qualcuno, una persona importante, anche se la folla di passanti non gli prestava attenzione. Era in vacanza. Era un uomo libero”.

La natura va bene, ma la natura umana è meglio“: questa citazione di John Keats è l’essenza motivazionale della breve vacanza che Edwin Fisher si è concesso. Ha scelto la medesima località dove si recava da bambino con la sua famiglia, certo di trovare relax, intrattenere rapporti sociali con altri turisti, al fine di distrarsi dal pensiero del suo matrimonio naufragato. Durante una sosta in un pub, incontra il suocero che dice di trovarsi casualmente a villeggiare lì con la moglie. In realtà, desidererebbe organizzare un incontro tra la propria figlia Meg ed Edwin, nella speranza di una loro riconciliazione. Edwin è confuso; tra un ritrovo e l’altro con alcune coppie conosciute sulla spiaggia, ha modo si riflettere sul suo complesso rapporto con la ex moglie in seguito alla morte del loro bambino.

Edwin è un giovane uomo colto e riflessivo. È un insegnante, non particolarmente ambizioso, ma soddisfatto dei traguardi raggiunti. È figlio di un bottegaio con poca istruzione e molto talento per gli affari e di una placida casalinga, forse intelligente, ma tesa soprattutto ad aiutare il marito ad accumulare denaro ed allevare i figli. Edwin è stato anche un marito ed un padre. Il piccolo Donald, tra un ricovero ospedaliero e l’altro, è morto a soli due anni. Lui e la moglie Meg ne sono usciti devastati. Il loro era sempre stato un matrimonio caratterizzato dalle sfuriate e dagli sbalzi d’umore di lei, superati dalla reciproca forte attrazione fisica, unita al desiderio di far funzionare le cose da parte di lui. Il lutto li ha portati alla deriva, senza che loro potessero far nulla per evitarlo.

Meg è la moglie di Edwin. È una donna bellissima che tutti i colleghi gli invidiano; è figlia unica appartenente ad una famiglia abbiente. È anche una persona fortemente instabile, soggetta a scatti d’ira e sfuriate. È una pessima consorte, probabilmente infedele, ma ottima madre per il piccolo Edwin.

“Le sue bizzarrie erano il modo in cui una donna libera ed egoista scalciava contro le pastoie del matrimonio. Ma allora perché l’aveva sposato?”

Vernon ed Elsie sono i genitori di Meg, suoceri di Edwin. Vernon è un avvocato di successo che non accetta le sconfitte, neppure quando gioca a scacchi. Sua moglie Elsie è una bella signora, felice d’aver fatto il matrimonio giusto. Entrambi sono molto dispiaciuti per la fine dell’unione tra la figlia e il genero, perciò desidererebbero aiutarli a riconciliarsi, pur essendo consapevoli delle problematiche caratteriali di Meg.

“Meg dava il suo amore sempre a metà, lo manifestava quasi con fastidio”

Una narrazione introspettiva, volta ad analizzare le dinamiche di coppia in tutte le fasi del percorso: gli esordi, la gestione dei figli piccoli, il momento in cui il nido si svuota, la mezza età e la vecchiaia, con il relativo consolidamento delle abitudini. Il tutto attraverso gli occhi del protagonista che, durante la sua villeggiatura, interagisce con diverse coppie, differenti per età e condizioni di vita.

L’autore ne fa un quadro piuttosto amaro. Le figure maschili, nonostante all’epoca fossero socialmente avvantaggiate rispetto a quelle femminili, ne escono malconce. Gli uomini sono liberi di fare tardi per bere al pub, anche di ubriacarsi senza subire giudizi negativi, di flirtare più o meno innocentemente. Le loro mogli, invece, si fingono appagate e consenzienti mentre sognano segretamente un’evasione che, a volte, qualcuna si concede. Il tutto sotto gli occhi dei mariti che, per sicumera o ingenuità, non se ne avvedono. Il tratto comune a tutte le coppie descritte, è la reciproca dipendenza. Le donne ne sono tristemente consapevoli, mentre gli uomini s’illudono di rappresentare la parte più forte, pensiero alquanto ingannevole.

Una lettura molto interessante anche se, a tratti, un po’ lenta. Ho apprezzato la grande capacità analitica dell’autore… dev’esser stato un attento osservatore. Dalla sua visione del matrimonio traspare una profonda amarezza che somiglia quasi a rassegnazione. Il romanzo è ambientato intorno agli anni settanta, quando le dinamiche di coppia erano sicuramente diverse da quelle dei giorni nostri. Ho interpretato questa sua prospettiva del matrimonio immaginandolo come una sorta di torre. I mattoni che la compongono rappresentano gli anni che passano. Il cemento che li tiene uniti rappresenta il compromesso, mentre le fondamenta della torre sono i sentimenti.

Vi è mai capitato, mentre siete in vacanza, di osservare qualche sconosciuto e studiarne il comportamento?

 

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