Hanno ragione i poeti
poesia
Eretica
giugno 2023
cartaceo
105
Rigenerare la terra, il nostro abitarci. Tutto ha inizio da un necessario percorso di liberazione interiore che si fa specchio di uno sociale. I versi, serenamente fedeli alla vitalità dell’istante, demistificanti e lirici, attraversano le tante “Caverne” storiche e individuali, avanzano gradualmente verso l’unico “Cielo” e sfociano in un profetico risveglio della coscienza.
Ecco che le basi del mondo noto appaiono ereticamente falsate. I fini del denaro, della tecnica, del potere si svuotano di assurdità solo se letti come mezzi per un totalmente altro progresso, eco-centrico, armonico, autenticamente comunitario.
E così il poeta sconfina dal semplice professionista delle lettere: poeta diviene il lettore stesso, ogni umano che abbia scoperto questa nuova, più ariosa coscienza, alla quale è chiamato oggi stesso, a prendere parte.
«Cadrà questo Moloch/ non per colpi d’armi/ per intrecci di luce ai piedi.»
“Hanno ragione i poeti” di Luca Baratta, edito Eretica, è una raccolta di poesie “ballerine” nel tempo. Si parte dal presente e dalle sue storture, per poi visitare il passato, talvolta nostalgico, fino ad arrivare al futuro, nella speranza che, ormai consapevoli della realtà circostante, si possa trovare una scappatoia che porti a nuovi “cieli”.
Le liriche non sono disposte in ordine cronologico (alcune sono datate, ma non per fini strutturali). Credo rispecchino il percorso vissuto dall’autore nella presa di coscienza che c’è qualcosa in questo mondo (più di qualcosa) che non va e nella conseguente reazione. Si inizia, infatti, dalla sezione “Caverne”, costituita da componimenti che sottolineano aspetti opinabili del nostro mondo, ormai fatto “di innumeri dati e una transazione”, di cibo spazzatura, che lascia perplessi anche un fringuello e una lucertola “nell’affannosa ricerca di cibo“; di persone che “follemente nella folla” sono “in cerca di poesia e un abbraccio”; di uomini assisi su “un granello di tragedie sospeso fra gli astri”.
Mi fermo solo per non dare l’idea che in “Hanno ragione i poeti” possiate rinvenire solo la tragicità dell’esistenza umana. Come dicevo, la raccolta è un percorso dell’autore, in cui può rispecchiarsi ogni lettore. Per avere contezza di sé e del proprio posto nel mondo non bisogna partire da ciò che non va, per poi ripartire con nuovi bagagli? Ecco, Luca Baratta, tra alti e bassi (perché le liriche in cui si parla delle difficoltà della vita non si trovano solo all’inizio, ma ritornano, come scheletri nell’armadio che, per quanto chiusi, stanno sempre lì, pronti a fuoriuscire e ad alterare le tue giornate), comprende che per sopravvivere nella speranza di un cambiamento occorre guardare anche altro, verso il “Cielo”.
“Io amo ancora
tirare sassi nel mare,
vedere i pesci nuotare”
Trovare appigli: è questo il fine della raccolta. Trovarli per sé e aiutare il lettore a fare altrettanto. Chi non ha “cari volti” a cui rivolgersi? O non ha nonni o bisnonni che possano raccontare di “distese di grano” in cui regnava la pace? Quante volte ci siamo incantati dinanzi a “Messer Arcobaleno”, che si eleva giocondo su un cielo fino a poco prima inondato di pioggia e fulmini? O ci siamo affidato a un dio?
La redenzione della poesia… se ne parla tanto. I poeti si redimono, si sopraelevano, raggiungono una dimensione altra grazie alle loro parole, scritte in versi. Apprezzo che Luca Baratta abbia ridato questo fine alle sue liriche.
I componimenti non seguono una struttura precisa. Il verso libero fa da padrone. Le strofe, ma gli stessi brani, in realtà, sono tutti brevi, tranne qualche poesia che rasenta la paginetta. Alcuni vanno riletti una seconda volta. L’autore gioca molto sulle punteggiature, con le ellissi, con versi enfatici. Alcune poesie sono datate (tratte sicuramente da diari o raccolte personali), altre hanno un titolo, una dedica. La maggior parte ne sono prive: ho immaginato Baratta, con il suo taccuino, camminare per strada, osservare, sentire e annotare pensieri.
“Hanno ragione i poeti” fotografa la realtà e vuole accompagnare il lettore ad andare oltre. Ma è anche un messaggio al poeta, a chi vuole comunicare un messaggio o farsi ascoltare: non avere paura di non essere capito. Scrivi! Scrivere serve a te, poeta, e a chi ti legge. Che bello credere ancora nella forza della parola!
E voi, ci credete ancora?
4 stelle ⭐⭐⭐⭐✰

Leggere mi stimola e mi riempie. L’ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell’impatto che ha su di me tutto questo magico universo.