Narrativa contemporanea

Recensione: “Guardare ma non vedere” di Angelo Torge, La Riflessione

Guardare ma non vedere Book Cover Guardare ma non vedere
Angelo Torge
Narrativa contemporanea
La Riflessione
1 maggio 2010
cartaceo
742

Questo romanzo narra il tragitto di un amore viscerale nei confronti di un'avvenente donna. Le vicissitudini lavorative e sentimentali entreranno nella coppia e condurranno l'io narrante ad un gesto clamoroso. L'immagine idilliaca della persona amata e la perdita del reale, con uno smottamento verso atteggiamenti traumatici, condizioneranno l'evoluzione del rapporto. Sarà un viaggio verso il suo interno ed anche verso la realtà oggettiva, senza una diacronia apparente. Il lettore sarà avviluppato dalla fabula seguendo l'evolversi delle vicissitudini della narrazione col fiato sospeso e con la possibilità di una deviazione in fieri. Spetterà al lettore riconoscere il punto in cui la svolta non avrà ritorno.

 

Un romanzo per cuori indomiti e caratteri forti

In un territorio di provincia, dove la borghesia costituisce il ceto dominante, due affermati professionisti giurisperiti, entrambi coniugati, vivono vicende comuni a gran parte degli umani. Il lavoro condiviso non è inviso a entrambi che sembrano appena usciti da una udienza di un’aula di tribunale. Chi con il sorriso sulle labbra per aver vinto con proprio vanto e chi morigerato per un prezzo da pagare assai salato.

L’io narrante, il protagonista, prova un amore viscerale nei confronti di un’avvenente donna. Le vicissitudini lavorative e sentimentali entreranno nella coppia con la fase del corteggiamento, raccontata in modo idilliaco, e poi la successiva di mancanza di comprensione.

La rottura del rapporto con l’amata fa perdere la testa al protagonista che sarà portato a compiere un gesto clamoroso. Il protagonista non avvertirà sensi di colpa e si difenderà strenuamente davanti alla giustizia in un’aula di tribunale.

Verrà condannato non al carcere, ma a scontare la pena in una casa di cura per persone mentalmente disturbate.

Commento personale

L’autore coglie il momento sociale di sofferenza da parte del sesso femminile e la consapevolezza che verso una violenza di genere è difficile porvi rimedio. Con una precisione millimetrica, descrive una realtà che non ha connotati monetari e di classe; chiunque può commettere atrocità, a prescindere dal patrimonio e dal lignaggio sociale.

Vi è nel romanzo una visione della società ben delineata tanto che i professionisti che vi sono descritti sembrano usciti dalle aule del tribunale. Un anelito di giustizia ricorre su diverse pagine mostrando lo scetticismo dell’autore verso una società in cui la giustizia non trionfa.

E il nulla era anche positivo, non creava l’artificio del malessere in quanto neutro a se stesso, immobile, immane, immoto, imminente, immenso, impercettibile, impensabile. Il nulla quale spinta verso qualcosa di reale, che partendo da un inizio concreto o ideale, veniva a realizzare un oggetto, un pensiero, un’aspettativa, un’immagine, un’apparenza mentale entro la quale la realtà  veniva rappresentata senza confini definiti, sino a quando non si deformava in un’ombra infinita e sfocata per raggiungere il nulla.

Non bisogna dimenticare, tuttavia, che il protagonista sente il peso dell’azione cruenta e non ce la fa a sopportare il rimorso. Non lo aiuterà nemmeno una figura devota al Signore, che sembra fare breccia nel suo animo mettendo in gioco il concetto del perdono divino, che non sarà richiesto dal protagonista, privilegiando una visione pessimistica della vita e delle cose relative agli uomini.

Il tutto con una scrittura precisa nei particolari e con un fraseggio alquanto aulico e, in certe fasi, veloce al punto da farsi rincorrere dal lettore.

Un bel romanzo di non facile approccio, anche per alcune parti alquanto violente, ma che comunque  richiama l’interesse del lettore e lo tiene legato alla vicenda.

Angelo Torre

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