Grate alle finestre
Glifi
Poesia
Dialoghi
23 luglio 2025
Cartaceo, ebook
60
Grate alle finestre si configura come una raccolta poetica composta da testi i cui versi indagano l’animo, si interrogano sul senso di esistere e sul modo di affrontare le asperità della vita. Le “grate”, richiamate dal titolo, rappresentano metaforicamente la chiusura emotiva, l’immobilità fisica, il senso di oppressione e di claustrofobia che si provano quando ci si trova chiusi tra le mura di casa, dove le porte, le grate alle finestre non sono altro che delle sbarre fisiche e simboliche che delimitano e limitano lo spazio di azione e quello vitale dell’essere umano.
“Prigioniero ormai sono.
I miei pensieri? Grate alle finestre della fantasia mia.”
“Grate alle finestre” del bibliotecario di origine calabrese Antonio Sambiase è una raccolta poetica edita da Dialoghi nella collana Glifi. Le poesie, racchiuse in poche pagine, sono lo specchio di un animo che è turbato dall’esistenza di essere, prigioniero di se stesso, come si legge nella bellissima poesia Eroso (pag. 44).
“Grate alle finestre”: un titolo potente
Antonio Sambiase usa un titolo già evocativo: le grate alle finestre sono un simbolo di segregazione, ma da quelle inferriate può entrare la luce, il sole, l’aria, e dall’altra parte c’è una finestra, simbolo di libertà, di apertura verso il mondo. Le grate possono essere aperte? Forse, come si intravede in alcuni versi, perché c’è la disperazione, l’asprezza della vita, ma non è pur sempre una vita nella quale vale la pena trovare un senso? Infatti Antonio Sambiase si interroga sull’esistenza e osserva il mondo da dietro quella finestra, bloccato e ansioso, ma desideroso di libertà. I temi principali sono: il desiderio, la fuga, la solitudine, la prigionia della quotidianità. Mi verrebbe da dire che “Grate alle finestre” è quella insostenibile leggerezza dell’essere che è in ognuno di noi.
Lo stile
La raccolta di Antonio Sambiase non ha uno stile lineare: ogni poesia è diversa. Alcune sono brevi, altre più lunghe, alternate a qualche pagina di diario o annotazioni inquiete. I versi non sono in rima, non cercano l’eleganza della perfezione, ma nella loro immediatezza, sono
aridi, a volte claustrofobici, coerenti con il tema principale. I componimenti hanno un tono malinconico, meditativo, sono senza figure retoriche, il che li rende moderni. Ermetica, spinosa, tormentata, è Vago, che racchiude in tre versi, l’Io dell’autore:
Vago, poeta errante,
in una terra estranea
alla mente mia.
Un piccolo cactus che osservi da lontano, ma se ti avvicini, punge.
L’unica pecca è che, essendo un libro di pochissime pagine, c’è il rischio che le poesie appaiono un po’ ripetitive. Mi piace pensare però, che dalla stupenda copertina, in cui è raffigurato Escaping Criticism di Pere Borrell Del Caso, le grate alle finestre, un giorno, non ci saranno più.

Giovanna Iammucci nasce a Torino ma si trasferisce fin da piccola a Olevano S/T, in provincia di Salerno. La passione per la scrittura la porta a pubblicare diversi romanzi, e a collaborare con diverse case editrici. Inoltre ha conseguito due attestati come correttore di bozze e spesso scrive articoli su commissione, facendo anche il ghostwriter. Gattara, pagana e amante dell’arte, spesso si diletta con il teatro amatoriale.