Gent'arrubia
Narrativa contemporanea
Apalós
22 Maggio 2026
Cartaceo e eBook
242
Sardegna, 1991. Dietro le sbarre del supercarcere dell’Asinara, il silenzio è una regola di sopravvivenza. Pietro è un agente penitenziario che ha costruito muri più alti di quelli del carcere per nascondere chi è veramente. Nicolaj è un detenuto russo inquieto, che non teme la propria natura ma diffida del mondo intero. Quando la violenza delle celle li spinge l’uno verso l’altro, il confine tra guardia e prigioniero svanisce, lasciando spazio a un’attrazione incontrollabile che minaccia di distruggere ogni certezza. Tra rivolte, fughe disperate e il vento della Sardegna, Pietro dovrà decidere se continuare a mentire a se stesso o affrontare il caos per l'unica libertà che conta davvero: quella di amare.
Può un inferno trovarsi in paradiso?
Non è un’iperbole ma la geografia de l’Asinara, un carcere le cui sbarre si affacciano su una bellezza mozzafiato. È qui che ci porta Lucio Aru con “Gent’arrubia” romanzo edito Apalós. Nonostante sia ambientato in buona parte tra le mura di un penitenziario, questa storia non ha nulla di claustrofobico, ma senti soffiare il Maestrale, i profumi di salsedine e terra, i colori della natura che punteggiano il bianco, lo fanno vivo.
“Dopo tutto, quello straccio umido di mondo era pacifico. Gli animi più inquieti li placava quella stessa terra che li cullava come una madre paziente e poi si faceva padre severo con gli schiaffi di vento.”
Non c’è leggerezza o lievità, ma è un racconto di giorni duri, dei difficili rapporti tra detenuti e guardie, perennemente in bilico tra pace momentanea e guerra aperta, tra scontri feroci di chi sconta una pena, tra rimorsi o rabbia continua. La sabbia tutt’intorno che cambia colore e consistenza, a seconda di dove ti sposti, virando da bianchi sassi a polvere gialla, a farina finissima. E poi il mare intorno, le celle circondate dal blu dalle molteplici sfumature e dal verde della macchia mediterranea. In questo paradiso terrestre in cui bruciano fiamme infernali di rancori e crudeltà, lavora Pietro, guardia carceraria. Dalla Gallura all’Asinara, un’isola per un’altra isola. È un ragazzo schivo e introverso, un passo davanti all’altro senza mai farsi coinvolgere troppo da chi lo circonda.
Fino a lui. Nikolaj, Gent’arrubia lo chiamano, appena approdato, con l’espressione sarda con cui vengono chiamati i fenicotteri rosa. Russo, una cicatrice a solcargli il labbro, sguardo d’acciaio e una bellezza che attira carezze indesiderate.
Fino a lui, il carceriere brusco ma gentile.
“Bastava uno sguardo per capire chi eri. E bastava poco perché qualcuno credesse di sapere il resto.”
In quel luogo dove i gesti delicati, gli sguardi che cercano l’anima, sono rari come i fiori cresciuti con coraggio tra le pietre, fragili, in balia delle tempeste sempre pronte a sradicarle, i sentimenti sono un lusso inopportuno. Abbassare la guardia, mettersi a nudo, in un luogo simile, è pericoloso, ma si possono mettere le sbarre ai sentimenti? La scrittura di Lucio Aru è ruvida, priva di fronzoli, ma in ogni parola vibrano tante sfaccettate emozioni. Con capitoli brevi e le voci di Pietro e Nikolaj che mettono a nudo completamente se stessi, la narrazione si fa serrata, scorrevole e fluida. La scrittura dell’autore è curata, un vero esercizio stilistico in cui ogni gesto raccontato ha un significato, ogni sfumatura di cielo e mare è un quadro visivamente perfetto, ogni silenzio è un urlo, e ogni sguardo esprime qualcosa.
Due uomini che portano addosso cicatrici e silenzi come medaglie al merito o come menzogne, a seconda di come li si giudica, sono i protagonisti intorno a cui ruota la narrazione, che si fa via via più dinamica e serrata.
“Si tuffò, fece qualche bracciata, poi andò sotto. Lì, finalmente, ritrovò la sua pace. Aprì gli occhi e guardò le mani muoversi lente, distorte dall’ acqua. Era così facile controllarsi, perfino guardarsi, in quella parte sommersa di mondo. Era lì che si sentiva a suo agio. Senza poltrone, senza divise, senza gli sguardi degli altri.”
Due uomini che si riconoscono e che si guardano attraverso, specchiandosi nelle rispettive diversità e contraddizioni. Romanzo d’esordio, eppure maturo, in cui le parole si fanno lame acuminate per poi virare in carezze quando a parlare è il cuore, per poi affondare ancora, ancora, fino all’anima L’intreccio è molto ben sviluppato, capace di tenere avvinto il lettore alle pagine, grazie a una caratterizzazione dei personaggi molto accurata, in cui anche i pensieri più intimi, le paure più radicate e i sentimenti sono lasciati fluire con grande intensità.
L’ambientazione è il non plus ultra, una cornice che diventa essa stessa protagonista: l’Asinara, contraddizione vivente di bellezza di colori, di natura che diventa mirabolante tavolozza di un pittore, ma che racchiudeva il peggio dell’ umanità tra le mura della sua prigione. E poi il sentimento, è quello che tiene in piedi tutta la storia, è quello che divampa in incendio che può ridurre in cenere ogni cosa, e Lucio Aru ce lo racconta in maniera credibile e realistica, perché non è una favola d’amore, ma la vita che può prendere direzioni e strade inaspettate, che può cambiare nei luoghi più impensabili.
“Occhi di razza diversa, colore diverso. Si erano trovati costretti a sviluppare una lingua terza, tutta nuova, senza suoni, senza battaglie. Era bastata quella vulnerabilità condivisa a fare ricominciare, per un attimo, il mondo.”
“Gent’arrubia“ è una storia che non dimentichi, un romanzo dalle dinamiche impegnative ma che è anche un’esplosione e sensazioni, tutte molto forti, tutte molto intense, mi è piaciuto davvero tanto

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.