Fuori campo
Narrativa contemporanea
Catartica Edizioni
16 febbraio 2026
cartaceo, ebook
160
Nell’ottobre 1968 alle Olimpiadi di Città del Messico, un atleta australiano bianco salì sul podio della gara dei 200 metri insieme ai due atleti afroamericani che alzarono verso il cielo i pugni guantati di nero, rompendo tutti i protocolli relativi alle proteste in campo sportivo.
Quando tornò nel suo Paese, Norman subì un feroce ostracismo sia umano che sportivo per essersi appuntato sulla tuta lo stemma dell’Olympic Project for Human Rights.
La storia reale di Peter Norman è la spinta che muove l’intero asse tematico e inventivo del romanzo: Selma è una giovane bosniaca che, dopo la guerra degli anni ’90 ha abbandonato la sua terra sia fisicamente che idealmente, costruendosi un limbo personale per sottrarsi alle fatiche della riconciliazione; quando viene a contatto per caso con la vicenda dell’atleta australiano, il suo impatto lentamente la trasformerà.
Il romanzo di Luisa Morfini, edito Catartica edizioni, “Fuori campo” è stata una piacevole e inaspettata sorpresa, una di quelle letture da cui non sai cosa aspettarti e che ti colpiscono ancora più profondamente. Dalla sinossi e dalla cover mi aspettavo una storia di sport e atleti, invece ho trovato un universo di vite che collidono in maniera quasi casuale ma, sono incontri che portano terremoti inaspettati, fino a rivoluzionare totalmente le esistenze. “Fuori campo” prende il via da Selma, giovane badante di origine bosniaca, cresciuta in Italia e che, in piena pandemia, si ritrova a occuparsi di Nanni, un anziano scorbutico, perennemente imbronciato e arrabbiato con tutto e tutti.
“In ogni caso, sono cresciuta alla periferia di tutto: alla periferia di Sarajevo, ma anche alla periferia della periferia, nei palazzi al confine con “un’altra“ città. Difficile fare pace in una periferia povera.”
Una vecchia fotografia, un frammento di storia, riannoda i ricordi di Nanni quindi cosa c’è dietro quell’immagine, che non è solo il frutto del suo lavoro come fotografo sportivo, ma racconta un momento che si è inciso a fondo nel suo cuore: tre atleti che con un gesto sono rimasti nella storia. I pugni guantati di nero alzati al cielo di due olimpionici afroamericani sui gradini del podio, alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968. Al loro fianco un atleta australiano che, con il suo gesto di solidarietà ha subito, in seguito, un grande ostracismo. Il romanzo di Luisa Morfini è un caleidoscopio di istantanee, ricordi, lettere e vita presente che scorre, nell’implacabile immobilità della Milano del 2020.
Tra il presente italiano, i ricordi di Selma della Bosnia degli anni novanta, in pieno fermento bellico, le rivoluzioni sportive e non solo dell’ Olympic Project for Human Rights a Città del Messico, e l’Australia di Peter Norman, il terzo protagonista di quella fotografia, l’autrice ci accompagna in un percorso articolato, fatto di legami, storie, Storia, che confluiscono in un unico tempo narrativo.
“Per la società australiana, Peter aveva la colpa di essere salito sul podio della premiazione dei duecento metri ben sapendo in anticipo che Tommie e John avrebbero messo in scena la protesta dei pugni alzati per denunciare la continua violazione dei diritti degli afroamericani.”
È una sorta di indagine quella che Selma, con l’aiuto di Nanni, intraprendere per ricostruire quel giorno del 1968, quello che accade poco prima e quello che riservò il futuro, non propriamente facile, ai tre atleti. Questa indagine fa sbocciare un legame tra la badante e il vecchio fotoreporter, e fa soprattutto cambiare prospettive alla giovane bosniaca, che riesce a guardare con occhi diversi il suo passato e il suo futuro. Perché raccontare, scoprire e scoprirsi, scalfisce le corazze di entrambi.
“I volti dei due corridori neri erano tesissimi, soprattutto quello di Tommie. Era evidente la loro paura e la ragazza comprese quella sensazione che le aveva raccontato Nanni: era come se stessero andando incontro ad una fucilazione; però evidentemente dopo, sul podio, erano riusciti a mantenersi duri, decisi, quasi secchi.”
Un romanzo breve, che si legge con grande fluidità, e che lascia una scia di emozioni, che racconta persone che hanno lasciato la loro impronta nella storia con dei gesti in apparenza semplici ma molto significativi.
La scrittura è semplice, pulita, accurata, e i capitoli brevi fanno sì che la storia scorra velocemente ma lasciando nel lettone immagini e sensazioni ben delineate. Luisa Morfini ha dato vita a un intreccio di vite, di ricordi e accadimenti storici che si intersecano alla perfezione e in maniera originale l’uno con l’altro.

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.