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Recensione: ” Fulgore della notte” di Omar Viel, Adiaphora edizioni

Fulgore della notte Book Cover Fulgore della notte
Omar Viel
Narrativa
Adiaphora Edizioni
22 agosto 2019
Kindle, cartaceo
143

Fulgore della notte
Gordon Wilson non si sarebbe dovuto trovare in quella casa. Inebriato dal fascino di una giovane sconosciuta, così simile a sua moglie Una, dà inavvertitamente vita a un incendio e, dalle fiamme, scivola nella realtà la sinuosa figura di una tigre. Gordon fugge, lasciando la propria famiglia disorientata.
È un passaggio di testimone, quello con la figlia Liz, che da Bristol si reca a Londra alla ricerca del padre, per scoprire infine antichi prodigi e svelare i misteri degli Wilson. Passato e presente si intrecciano nella simbologia della specularità. Un viaggio fatto di incontri bizzarri con personaggi eterei, in equilibrio tra il mondo del visibile e quello dell'invisibile, tra l’universo tangibile e quello dell'immaginazione.
Un cammino esistenziale, fisico, letterario, con incursioni nel poetico.
Un romanzo composito nel quale si innesta un generoso tributo al Romanticismo inglese, che invita a lasciar andare gli ormeggi della ragione per abbandonarsi al dominio del possibile.

Fulgore della notte

Tra magia e realtà

Oggi vi parlo di “Fulgore della notte” che è il romanzo di esordio di Omar Viel, finalista al premio Italo Calvino nel 1992.

Un romanzo questo che ha saputo suscitare in me delle emozioni molto forti e particolari. In esso troviamo un romanticismo inglese, soprattutto nelle citazioni di Blake, Keats, Shelley, Wordsworth e Coleridge. L’autore ha uno stile ricercato, curato e sofisticato. Non è una lettura semplice, ha bisogno di tempo ed attenzione, ma una volta che si entra nella storia è difficile staccarsene. Ti porta a riflettere sull’aspetto metafisico e spirituale della vita. Si è coinvolti in modo totalitario dalla trama, dai personaggi, dalle emozioni.

I personaggi, ognuno particolare, con vari problemi da risolvere ma che hanno qualcosa che li tiene insieme  e che è la figura al centro del romanzo: la tigre del Bengala.

” Solo la tigre si aggirava con un raffinato senso dello spazio tra i confini di quello che sembrava sempre meno un soffitto e sempre più la volta affrescata di una cattedrale.”

Al lettore sembrerà di connettersi a loro profondamente tanto da conoscerli nel profondo anche grazie ai dialoghi ben strutturati.

La trama sembra semplice ed è questo che fa risaltare tutto il resto. Una famiglia classica, padre, madre, e due figlie gemelle. Il padre, Gordon, sembra aver messo da parte il vero sé stesso per ricoprire al meglio il suo ruolo. La madre, Una, presa così tanto dalla sua professione da trascurare la sua famiglia. Le figlie, Sidheag e Liz, gemelle ma totalmente diverse nel carattere.

Questa famiglia sembra cercare la vera identità che nasconde in essa stessa. Un evento sconvolge la vita dei Wilson e da quel momento niente sarà più come prima. Inizia per questa famiglia una sorte di viaggio tra realtà e immaginazione.

” Se è vero che non siamo noi a scegliere la famiglia in cui nascere, non è altrettanto certo che accada lo stesso con il modo in cui ce ne liberiamo.”

Un romanzo che ti porta tante certezze ma prima ti fa porre tanti interrogativi.

L’autore ha una grande capacità: stupire. Egli riesce a trasportarti in un mondo magico in modo naturale. E’ in grado con la sua scrittura ad evocare atmosfere magiche ed immagini fantastiche. E’ un autore fuori dagli schemi ed è per questo che consiglio di leggere “Fulgore della notte“. Leggendolo farete un’esperienza diversa che vi porterà ad amare Omar Viel come ho fatto io.

Buona lettura

OMAR VIEL

Il suo non è un nome di fantasia. È l’eredità anagrafica che ha ricevuto. Le otto lettere che lo compongono (poche, e nonostante tutto un terzo dell’alfabeto) non fanno pensare all’Italia e rendono il suo nome insolito anche per la terra di confine dove è cresciuto. Tra nuove letterature e nuove patrie (l’Inghilterra è tra queste), sono arrivate le prose, i romanzi e una finale al Premio Italo Calvino per opere prime inedite. Tutto quello che ha scritto lo ha fatto nel solco della tradizione, convinto che il pensiero non sia mai all’altezza dell’intuizione. Lo ha capito per la prima volta molto tempo fa, passeggiando lungo Hungerford Bridge, un ponte pedonale sul Tamigi che oggi non esiste più. Mai come là, al centro del grande fiume, fissando lo sguardo verso St. Paul, il mondo gli è sembrato popolato da vita invisibile.

 

Sono sposata dal 2002 ed ho 2 figli. Sono una casalinga con la passione della lettura. Leggo di tutto ma adoro i thriller e i libri che raccontano la vita.

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