Frutta per i corvi
Romanzo storico
Emuse editore
7 settembre 2026
cartaceo e-book
304
Nella Aden socialista degli anni successivi alla fine del colonialismo britannico, tra ville espropriate e uffici del partito, in un’atmosfera densa del fumo di sigarette imperialiste e di canzoni rivoluzionarie, Ahmed Zein ricostruisce il sogno e la rovina di una stagione politica che aveva fatto dello Yemen del Sud un centro simbolico del comunismo arabo. La città, attraversata da militanti, funzionari, esuli e combattenti venuti dallo Yemen, dalla Palestina, dall’Iraq e da altri luoghi del mondo arabo, diventa il teatro di un’utopia che prometteva liberazione, giustizia e futuro, ma che si trasforma in lotta interna, delazione, violenza. Al centro del romanzo il rapporto tra Nura, enigmatica donna di estrazione borghese che ha preso parte alla lotta, e Salah, cresciuto nel mito della militanza e della purezza ideologica, deciso a ritagliarsi un ruolo nella nuova gerarchia e tuttavia attraversato da insicurezze e contraddizioni. Nel legame teso e disallineato che si apre tra loro prende forma il racconto di un passato spezzato, al tempo stesso individuale e collettivo.
“Ascolta. I corvi sono già sui tetti. Aspettano che la promessa marcisca per prendersi la loro parte”
“Frutta per i corvi” di Ahmed Zain (Emuse editore) si ambienta nello Yemen del Sud, nella città di Aden, fulcro e crocevia per rivoluzionari provenienti da diverse aree del Medio Oriente. Ciò che li accomuna è l’utopia comunista in un clima post coloniale. Essi si incontrano, intonano inni, discutono e si confrontano. Una donna borghese, Nura, conosce un burocrate rivoluzionario, Salah, e gli chiede di scrivere le proprie memorie. Tra i due nasce un rapporto fatto di attrazione e diffidenza. Nura aveva lasciato il suo mondo per abbracciare lo stesso ideale di quello che era il suo amante. L’uomo è scomparso e lei desidera conoscerne la sorte. Salah accetta il ruolo affidatogli da Nura e attende quegli incontri con trepidazione ma anche ansia poiché tra loro regna diffidenza. Qualcosa li frena, forse quello che Nura non riesce a
raccontargli.
Premetto che, al di là della mia opinione personale, si tratta di un romanzo di elevatissima qualità. L’autore racconta una pagina della storia molto complessa con grande competenza e precisione. Riesce ad amalgamare la verità all’utopia, e lo fa attraverso la coralità e la psicologia dei suoi personaggi. Non è sicuramente un romanzo di semplice comprensione perché occorre conoscere sommariamente il periodo storico di riferimento, quello del post colonialismo britannico dello Yemen del Sud, unico stato che sostenitore degli ideali marxisti nel Medioriente, siamo presumibilmente tra gli anni Settanta/Ottanta.
“E sempre le veniva da pensare che stavano costruendo una patria dal nulla. La stavano inventando”
Il testo ha un ritmo molto lento perché fatto di dialoghi a sfondo politico, per chi non è ferrato in materia come la sottoscritta, possono risultare di difficile interpretazione e appesantire la lettura. Essa diventa più scorrevole quando la protagonista condivide i suoi ricordi poiché mette a nudo la propria personalità esprimendo passione, malinconia, nostalgia e forte rimpianto. Prende vita mostrando diversi aspetti della sua personalità. Nura è il personaggio più interessante in assoluto proprio grazie all’enigmaticità che la caratterizza.
Nura è figlia di un imprenditore simpatizzante del governo inglese. È una donna bella, colta e affascinante. In giovanissima età si appassiona alla e le sue doti di ballerina la portano ad avere un certo successo in quel mondo. Nura ha una coscienza politica, sente che il mondo sta cambiando e avverte il suo essere privilegiata quasi come una colpa. Forse è per questo che abbraccia l’ideale rivoluzionario? Oppure perché crede nel cambiamento? O per la sua relazione con un capo partito? Nura può apparire appassionata, decisa, forte così come fragile e languida. È una donna piena di contraddizioni.
“A Salah parve una donna che aveva attraversato stagioni piene d’incanto alla quale il tempo non era più disposta a concederne altre”
Salah è un burocrate che si muove nell’ambito degli uffici del partito nel quale crede profondamente. Vorrebbe farsi una posizione all’interno delle gerarchie più alte, è ambizioso ma nello stesso tempo pieno di dubbi. È sempre stato ligio ai suoi doveri e alle regole imposte dall’alto, profondamente devoto al mito rivoluzionario ma nello stesso tempo timoroso. Teme di perdere la propria individualità in nome del partito, di finire in una sorta di tritacarne fatto di regole e ideologie che potrebbero minare la sua capacità critica e fargli perdere il contatto con la realtà. Nura lo attrae ma nello stesso tempo lo spaventa.
Una scrittura molto bella, introspettiva, dettagliata e basata sull’analisi della psiche dei personaggi. Un’ambientazione raccontata molto realisticamente, dal punto di vista fisico ma soprattutto storico e ideologico. Il clima di diffidenza, precarietà e caos si evince dai dialoghi tra i vari personaggi che, attraverso le loro voci, ci narrano il loro Yemen. È un clima cupo e nebuloso così come il futuro di quella terra. Il titolo contiene una metafora importante. La domanda sul quale il protagonista riflette è: l’ideale rivoluzionario per il quale hanno combattuto si è combattuto in che modo si è realizzato? È valso l’altissimo prezzo in termini di vite umane? Osservando la realtà, si può dire che l’ideale rivoluzionario si sia rivelato fallimentare?
“Eppure la vita ci ha insegnato che ciò che credevamo più nostro e più vero può esserci strappato, e che, anzi, perfino noi stessi possiamo abbandonarlo; sappiamo tutti cambiare pelle”
La metafora dei corvi, quella riportata poi nel titolo, è la più significativa e raccoglie il senso del romanzo. Di fronte ad un fallimento, i nuovi potenti sono pronti a cibarsi dei resti di chi ne è uscito distrutto o menomato di qualcosa. I corvi rappresentano la nuova classe al potere e la frutta coloro che hanno combattuto invano.
Un romanzo adatto a chi ama i romanzi dal ritmo lento, la storia contemporanea dei paesi mediorientali con le relative riflessioni sulla situazione politica e sul crollo degli ideali.