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Recensione: “Forse non tutti sanno che Caravaggio” di Annalisa Stancanelli, Newton Compton

Forse non tutti sanno che Caravaggio. La vita di un Genio: tra arte, avventura e mistero Book Cover Forse non tutti sanno che Caravaggio. La vita di un Genio: tra arte, avventura e mistero
Annalisa Stancanelli
saggio
Newton Compton
22 ottobre 2020
cartaceo, ebook
281

Caravaggio affascina, commuove, esalta, attrae da secoli con opere meravigliose e avventure mozzafiato. Seguendo le tappe della sua esistenza ci si addentra in una vita da romanzo.

 

Dalla nascita a Milano agli esordi romani; dalla vita a Palazzo Madama alle notti brave nel quartiere delle prostitute; dall’omicidio di Ranuccio Tomassoni al soggiorno a Napoli; fino alla misteriosa morte, nel luglio del 1610. Era capace di dipingere quadri immensi, pieni di religiosità e tormento, e poi di andare all’osteria con cortigiane e compagni di bravate e di lanciare un piatto di carciofi in faccia a un cameriere. Sono solo alcune delle storie che alimentano la leggenda dell’artista maledetto. Caravaggio è tutto questo: è genio e vita dissipata, è profondità di pensiero e cultura, ma anche impeto e testardaggine.

Un viaggio appassionante sulle tracce del genio di Caravaggio: da Roma a Napoli, da Malta alla Sicilia

 

Caravaggio, icona della pittura barocca ante litteram e pictor praestantissimus da meritarsi una corrente artistica tutta sua, il caravaggismo, è ancora un mistero.

 

Se tra i più appassionati si ben sa che il suo vero nome fu Michelangelo Merisi e Caravaggio non è che il borgo lombardo in cui nacque, non tutti sanno che i suoi genitori portavano il nome degli sposi manzoniani, Fermo e Lucia.

Se altri sanno della leggenda nera, che lo descrive come un torbido ingegno segnato dai guai con la legge, molti non sanno che macchiatosi di un omicidio si rifugiò a Malta diventando Cavaliere di un ordine militare in diretta dipendenza dal Papa.

E seppur alcuni sono a conoscenza della sregolatezza dei suoi costumi e gli irrinunciabili vizi, solo i più esperti sanno che l’artista scelse come modelle per i suoi quadri delle prostitute.

Perché Caravaggio incarna un’eterna lotta, quella tra il sacro e il profano.

Educato secondo i precetti della religione cristiana, fu vicino al mondo religioso, ricevendo da cardinali e frati commissioni per ritratti e busti personali o pitture devozionali che furono suo pane quotidiano. A Roma e negli stessi vicoli dove operavano commercianti e bottegai frequentò gli angoli più bui di piazza della Scrofa tra povertà, osterie, bordelli e sporcizia, rigettando il tutto in offese ai “birri”, tetti scoperchiati e rime oltraggiose per i suoi rivali. I modelli per i suoi quadri vengono proprio da quel mondo sottosopra e, in mancanza del modello adatto, ritraeva se stesso.

Persino verso la fine della sua carriera non rinuncerà ai volti e alle fisionomie di vecchie conoscenze, probabilmente amanti.

Agli anni romani vissuti a palazzo Madama, ospite del cardinale Del Monte, appartengono le sue pitture più amene: Canestro di frutta, Amore vincitore, Il suonatore di liuto, Concerto di giovani. Opere che preservano le nature morte e la frutta di influenza dell’Arcimboldo e che raccontano la vita di corte, aprendo le porte alle nuove arti conosciute a palazzo che dalla musica sconfinavano nelle scienze avanguardistiche dell’epoca, quali l’alchimia.

La narrazione continua di città in città, mentre Caravaggio entra e esce dal carcere passando di protettore in protettore, e incalzata da continue domande mantiene un ritmo concitato senza mai assopire la curiosità. L’autrice tenta di districarsi nel fitto ginepraio di episodi, aneddoti, dati di esportazione e quadri perduti, aggrappandosi con maestria alle biografie e alle testimonianze per sanare ogni dubbio. Tuttavia, le risposte spesso mancano, avvolte nella nebbia fitta delle ipotesi e della carenza documentaria. Ciò non toglie gusto alla lettura, poiché ogni mistero, sebbene insoluto, viene argomentato piuttosto sapientemente.

Seguire Caravaggio nelle sue vicissitudini significa ripercorrere la sua evoluzione pittorica. Questo è possibile fino a che il buio prevalse sulla luce quando, rientrato a Napoli, fu sfregiato all’occhio, divenendo così martire di se stesso. Apprezzabile lo stile sobrio dell’autrice pregno comunque di grande passione, lume-guida di un saggio intrigante e intricato, come lo è la stessa vita del pittore. L’indole del Caravaggio, infatti, è sì tumultuosa da non ispirare alcuna fiducia nei committenti.

In una serie immaginaria di commissioni, secondo i calcoli guadagnava 500 scudi l’anno. […] mentre i pittori d’altare guadagnavano anche 1000 ducati per una pala d’altare. […] tutto il denaro che entrava nella disponibilità di Caravaggio, probabilmente si disperdeva nel gioco d’azzardo che lo costringeva a chiedere prestiti o anticipi per dipinti che poi non consegnava.

Eppure, il suo talento era sotto gli occhi di tutti e i più potenti facevano di ogni pur di garantirsi un suo quadro. L’assurdità che più di tutte mi ha colpito, sta nelle numerose commissioni rifiutate una volta completate, la causa?

Un realismo sovversivo, come quei piedi fangosi dei pellegrini in La Madonna di Loreto o il volto di una prostituta in La morte della Vergine.

Proprio qui si annida il genio. E’ nella tenacia di chi vedeva nella realtà l’unico appiglio pittorico per poter narrare una vicenda, anche le più evangeliche. Inoltre, interessanti sono alcune scelte narrative. Il tema della decollazione, fil rouge di tutte le sue opere siciliane, si ripete, seppure in tinte meno “splatter” rispetto ad altre, in Salomè con la testa di Battista, che non è semplicemente un ossequio al santo partenopeo, bensì espressione di un supplizio interiore. D’altronde Caravaggio dall’uccisione del Tommasoni del 1606 fu perseguitato fino al suo ultimo respiro da una pena capitale.

Esemplare la Testa di Medusa, dove raffigura pioneristicamente «il momento esatto del troncamento della testa», invece di esaltare iconicamente la grandezza di Perseo.

Quella Medusa in cui si riconosce un autoritratto con i lineamenti giovanili del Caravaggio […] Sono occhi spiritati di un uomo che non ha paura di niente, che guarda il male, che guarda il fuoco, che guarda l’inferno, che guarda la vita nella dimensione più drammatica (Vittorio Sgarbi).

 

 

E imprimere in giochi di luce, che fanno dello sfondo nero una peculiarità esclusiva, le proprie convinzioni e i propri tormenti costituisce la firma ineguagliabile di un unicum decisamente singolare nella storia dell’arte. E l’autrice ha fatto perfettamente centro nel dipingere un Caravaggio, sconosciuto persino a se stesso. Consigliato non solo a chi, come me, incontra per la prima volta il pittore, ma anche agli appassionati in cerca di qualche chicca.

 

 

 

 

L’autrice

Annalisa Stancanelli

È giornalista pubblicista. Ha insegnato per sedici anni e dal 2013 è Dirigente Scolastico. Collabora con il giornale «La Sicilia». Nel 2006 ha vinto la Borsa di studio del Centro Internazionale di Studi sul Barocco. Da allora continua a studiare il mondo di Caravaggio e il suo viaggio a Siracusa.

Amo la lettura praticamente da sempre, amo i suoni che produce, le storie che crea e le emozioni che evoca. Non posso fare a meno di scrivere che è il mio pane quotidiano e adoro correre. Non faccio maratone ma mi deletto con lo squash e nel tempo libero sforno crostate. Che altro dire? La Bottega dei libri è una delle cose belle capitate negli ultimi tempi.

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