Fiore di fichi d'India
giallo
Infinito edizioni
17 giugno 2022
cartaceo, ebook
144
La quotidianità apparentemente calma di Catania viene scossa da una serie di efferati omicidi, mascherati da delitti di mafia. Il commissario Nora Minà deve districarsi in un ginepraio insidioso come piante spinose per mettersi sulle tracce di un serial killer che uccide le sue vittime seguendo un rito purificatore delle anime collocato nella topografia morale dell'Inferno dantesco.
Per risolvere il caso, Nora deve confrontarsi anche il Procuratore, che non perde occasione per renderle ancor più difficile un già arduo compito. Seppur irritata dall'imperversare di un maschilismo incistato malevolmente nella sua terra, la protagonista di questo imprevedibile e gustoso noir si divide tra professione, doveri di madre e un amore al quale vuole sfuggire per proteggere se stessa.
Sarà merito dell'empatia e della sinergia tra Nora e il Questore che il caso sarà risolto. O almeno così pare...
“Donna fiera fino alla testardaggine, onestissima, possedeva una capacità tutta sua di risolvere le indagini, che la contraddistingueva dagli altri: non voleva che nessuno la aiutasse a capire. Doveva riuscire da sola a comprendere, ad andare a fondo, per evitare che l’idea degli altri, su un caso, potesse diventare anche la sua.” – da “Fiore di fichi d’India” di Paola Insanguine, Infinito Edizioni.
Acitrezza, Sicilia. Nora Minà è una commissaria tutta d’un pezzo con idee molto chiare su come affrontare il suo lavoro e i vari casi che le vengono affidati. Ha metodi molto moderni perché ha lavorato per molti anni al Nord anche se poi è ritornata alla sua terra, la Sicilia, un’isola che dona luce ma anche sgomento ai suoi abitanti.

Questa volta, però, il caso che le viene affidato è molto particolare. Due giovani sono stati ritrovati incaprettati vicino a un molo e sono morti per soffocamento. Un metodo barbaro che solitamente fa pensare subito a delitti di mafia e regolamenti di conti, ma Nora non si lascia ingannare. Vicino ai corpi sono stati ritrovati due pezzi degli scacchi e delle cifre numeriche molto misteriose che fanno davvero pensare a qualcosa di molto diverso e ingarbugliato.
Mentre le indagini proseguono, si snoda anche il suo rapporto di amore platonico con il giornalista di nera, Carlo Corsari; e avviene anche uno strano incontro con una ragazzina problematica di nome Cosetta.
Gli omicidi proseguono senza sosta e Nora deve assolutamente trovare un colpevole. Un uomo che sta lasciando dietro di sé una scia di sangue in Sicilia.
“Sono un essere superiore, giudice dei dannati. Minosse mi è compagno.”, ripeté a se stesso, fiero. “Da umile servo di Dio onnipotente, svolgo il mio immortale e straordinario dovere: glorifico la morte e facilito il passaggio alla sua dimensione”, si disse non pago” – Fiore di fichi d’India
“Fiore di fichi d’India” è un romanzo che nasce con le migliori intenzioni, ma che poi si perde completamente. Molti aspetti del giallo non vengono approfonditi e restano totalmente in sospeso; la stessa storia tra Nora e il giornalista non esplode mai in un reale rapporto d’amore. Moltissimi dettagli delle indagini mancano e la sensazione che si ha a fine lettura è di non avere ottenuto vari pezzi del puzzle, che rimane incompiuto. Complice anche il cliffhanger finale che apre a nuovi capitoli.

Essenziale, scarno, anche se scritto molto bene e per questo lascia l’amaro in bocca. L’autrice poteva davvero dare vita ad un bellissimo romanzo giallo, soffermandosi di più sull’intreccio; dando vita, magari, a scene di interrogatori o momenti di introspezione. Invece, il risultato è decisamente sotto le aspettative, tanto che persino il colpevole è scontato e qualsiasi lettore lo potrebbe indovinare facilmente.
“I giovani siciliani nutrono una voglia prepotente di fuggire dall’indifferenza della loro terra, favolosa ma carica di contraddizioni, di luce e di miseria insieme” – Fiore di fichi d’India
Un peccato, davvero, perché le potenzialità della storia c’erano tutte. E sono rimasta molto colpita dalla bravura della scrittrice nel tratteggiare i paesaggi siciliani con le loro magnifiche scogliere e le spiagge incantevoli.
Molto carino anche il ricorso a termini dialettali, che ti fanno entrare molto nella vita di tutti i giorni dei personaggi che, tra una granita col tuppo e un bel piatto di pasta alla norma, seguono le indagini con impegno e fervore.
Rimane, quindi, il rammarico per un romanzo che poteva essere davvero un capolavoro e che, invece, rimane un tentativo non molto riuscito.
E a voi piacciono i gialli dettagliati oppure preferite storie semplici con pochi particolari?