Fiabe criminali. Violenza, omicidio e malvagità nella letteratura "per l'infanzia"
Saggio
Edizioni Studio Tesi
2023
cartaceo
Anni di studi di filologi, di storici della letteratura e della religione hanno dimostrato che la fiaba è un universo complesso, un laboratorio antropologico e psicoanalitico di straordinario interesse nel quale si mescolano questioni legate alla linguistica, all’origine e alla diffusione dei miti, ai processi narrativi sviluppatisi nel passaggio tra l’oralità e la scrittura.
Ma una peculiarità delle fiabe riguarda la presenza nelle loro trame di tematiche paradossalmente poco adatte ai bambini e con sfaccettature anche violentissime: omicidi, stupri, pedofilia, smembramenti, morti violente, antropofagia ecc. Ed è tale l’ambito affrontato nel libro: il lettore vi scoprirà aspetti nascosti, ma che abbondano in una letteratura ancora definita “per l’infanzia”.
Oggi recensiamo “Fiabe criminali. Violenza, omicidio e malvagità nella letteratura ‘per l’infanzia’” di Massimo Centini, pubblicato con Edizioni Studio Tesi.
“Era goloso di carne di cristiano più che non sia il lucherino della noce, l’orso del miele, il gatto dei pesciolini, la pecora del sale, l’asino della cruscata” (G. Basile, Pentamerone)
In un reame lontano lontano… c’era una volta… quante volte abbiamo sentito queste semplici frasi? E quante volte le abbiamo pronunciate noi stessi?
Fiabe e favole (sapete che c’è una differenza? Fate una piccola ricerca…) da tempo immemore accompagnano le vite di adulti e piccini. Le fiabe, con le loro ambientazioni magiche, con i loro personaggi inverosimili ma, proprio per questo affascinanti, ci raccontano delle storie a lieto fine che insegnano sempre una morale.
Educatori e pedagogisti di tutto il mondo dicono che sia importantissimo leggere una storia ai bambini prima di farli dormire. Ma siamo davvero così sicuri che i contenuti delle fiabe siano pienamente educativi, o celano risvolti inquietanti?
Nel bellissimo saggio “Fiabe criminali” Massimo Centini, docente di Antropologia culturale, ci mostra un aspetto della letteratura per ragazzi i cui aspetti più cupi sfuggono alla vista:
“…le fiabe con frequenza si trasformano in un autentico teatro della criminalità, in cui avviene ogni sorta di nefandezze, come se molti dei protagonisti non avessero alcuna attenzione per i più elementari principi della morale in generale e dell’etica, cristiana in particolare”.
L’autore, attraverso un lavoro rigoroso e un’attività di ricerca davvero notevole, ci racconta gli aspetti più bui delle fiabe, da quelle più conosciute a quelle meno note, lasciandoci un’opera gradevolissima.
Le fiabe, per loro natura, hanno un’origine popolare: descrivono la vita della povera gente, le credenze, le paure, fatti e accadimenti dell’epoca e i rapporti con i re e i potenti. Inoltre, sono state tramandate a voce di generazione in generazione per lunghi secoli e quindi arricchite di nuovi particolari narrazione dopo narrazione.
Racconti come “Hansel e Gretel” descrivono un aspetto terribile della società dell’epoca: come quello dell’abbandono di minore, senza considerare l’omicidio e l’antropofagia. In particolare, in “Hansel e Gretel”, come ci dice l’autore: “In tal senso, questa fiaba ha una base tragicamente realistica: povertà e privazioni non migliorano il carattere dell’uomo, anzi lo rendono egoista, poco incline a considerare le sofferenza degli altri e disposto a commettere cattive azioni”.

Quante volte abbiamo ascoltato o raccontato le fiabe più famose: “Cenerentola”, “Biancaneve”, “Cappuccetto rosso”, “Il pifferaio di Hamelin” ecc. senza soffermarci troppo sugli aspetti devianti presenti in ognuna di queste fiabe. Omicidi, stupri, sfruttamento di bambini e altre nefandezze vengono raccontate con disinvoltura fino allo scontato lieto fine e portandosi dietro una morale:
“…il male non è solo spauracchio per educare, ma evidenza concreta, trasversale nella vita di tutti, grandi e piccoli”
Tutti noi, grandi e piccini, ricordiamo il bellissimo lungometraggio “Biancaneve e i sette nani” che Walt Disney ha splendidamente animato. Ebbene, la fiaba originale racconta una storia un po’ più cruda. Se la analizziamo con uno sguardo un po’ più attento e critico possiamo trovare: una donna che commissiona l’uccisione della sua figliastra alla quale il cacciatore incaricato dell’omicidio dovrà strappare cuore e polmoni per dimostrare di aver compiuto la sua missione.
Dopo aver scoperto che, in realtà, Biancaneve è ancora viva, perché il cacciatore non porta a termine il suo lavoro, decide di avvelenarla. I sette nani, credendola morta, la lasciano nel bosco dove un principe, che passa di lì per caso, si innamora di lei e decide di darle un bacio. Ebbene, tirando le fila, in Biancaneve troviamo: omicidio, (tentato) vilipendio di cadavere, abbandono di minore, sfruttamento del lavoro minorile (i nani non sono altro che un’allegoria); come se non bastasse, anche necrofilia (non dimentichiamoci che il principe credeva che Biancaneve fosse morta) e, dulcis in fundo, anche pedofilia (al momento dei fatti raccontati Biancaneve ha 7 anni!).

“Comandò che la regina fosse spogliata e sepolta viva affinché i vermi la divorassero” (G.F. Straparola, Piacevoli notti)
La prima versione di “Cappuccetto rosso” di Perrault ha aspetti molto cruenti. Il “lupo” uccide la nonna e poi ne fa mangiare alcuni pezzi a Cappuccetto rosso, dandole da bere anche il sangue della povera vecchia. E anche qui gli aspetti devianti, considerando la chiara allegoria del lupo come uomo-predatore, sono evidenti: stupro, omicidio, vilipendio di cadavere.
In “Cenerentola” abbiamo lo sfruttamento del lavoro minorile, la mutilazione (le sorellastre si tagliano parti dei piedi pur di riuscire a calzare la scarpetta).
In “Barbablù” lo stupro, l’omicidio e la mutilazione di cadavere sono il leitmotiv di tutta la storia.
Insomma, la cattiveria dell’uomo, le atrocità che è in grado di compiere vengono rappresentate, attraverso allegoria, nelle fiabe che raccontiamo ai nostri bimbi ma, per fortuna, troviamo anche amore, altruismo, amicizia.
E non tralasciamo un’altra protagonista del mondo delle fiabe: la fata. Tutti immaginiamo la fata come una figura eterea, quasi impalpabile che aiuta e sostiene grazie ai suoi poteri magici, ma “…la fata ha anche un volto noir, forse più occultato, che la contrassegna in tutta una serie di fiabe in cui è semplicemente… cattiva”.
“Perché egli viene, il fanciullo umano, alle acque e ai boschi mano nella mano di una fata perché il mondo contiene più lacrime di quante tu possa sopportare.” (W.B. Yeats, L’opera poetica)
Ma allora perché ci piacciono tanto le fiabe? Secondo Massimo Centini le fiabe rappresentano “un mondo magico riferito a circostanze della vita e che tutti, senza distinzione di classe, ascoltano con piacere, pur trovandole incredibili”, e tutti noi, a prescindere dall’età, abbiamo bisogno di far parte del mondo delle fiabe perché, come ci dice un grande scrittore come Gilbert Keith Chesterton: “Le fiabe non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le fiabe dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti” e, citando Paulo Coelho: “In ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso.”.
Leggete e continuate a leggere le fiabe ai vostri bambini, ma leggete anche questo illuminante saggio di Massimo Centini, un libro fondamentale per comprendere al meglio ciò che raccontiamo ai nostri figli. E sono sicuro che dopo aver letto “Fiabe criminali”, “La bella addormentata nel bosco”, “Pinocchio”, “Pollicino” e tutte le altre fiabe, più o meno note, non vi sembreranno più le stesse.
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐

Luca Martorana, siciliano classe ‘73, è un ex giocatore professionista di pallacanestro e grande appassionato di “Heavy Metal”. Appassionato lettore, divora libri fin da bambino. E’ un patito di cinema e serie tv, soprattutto se di fantascienza. Ama esplorare strade sempre nuove in sella alla sua Harley. Nel tempo libero lavora….ma niente di serio.