Femmenella
Piemme edizioni
10 marzo 2026
cartaceo, ebook
304
Modesto Emanuele Minnai è nato in un paese maledetto, dove nascono pochi figli e muoiono pochi padri. Insieme ai suoi genitori, si guadagna da vivere vendendo noci e castagne secche. La sua vita di adolescente è appena rischiarata da una madre più bella della ginestra selvatica che conta i sorrisi. Tutto cambia il giorno in cui i suoi occhi incontrano quelli di Andrea, specchi azzurri capaci di trattenere il mare. I loro padri hanno condiviso la fame e il fango della Grande guerra, stringendo un legame più forte del sangue. Ma tra Modesto e Andrea nasce qualcosa di diverso: una complicità fatta di gesti minimi, di corse nei campi, di silenzi che dicono più delle parole. Si cercano senza chiamarsi, si riconoscono in mezzo agli altri, imparano a stare insieme come si impara un segreto. Gli anni che seguono sono tremendi. Il controllo fascista raggiunge le campagne e le montagne dell'isola e non ha pietà per chi si sente diverso dagli altri, né sarà clemente il giudizio dei loro coetanei, agitati da un'epoca burrascosa. Ma Modesto e Andrea sapranno appellarsi a quel primo sguardo, persino nei momenti più bui. Davide Piras riprende la grande tradizione della narrativa sarda, da Marcello Fois a Sergio Atzeni, svelando un talento raro nel descrivere scene d'amore e di violenza con la delicatezza che è propria dei grandi scrittori. Femmenella è un romanzo commovente, un inno alla vita che si legge come un'amara e splendida poesia.
Davide Piras, con il suo romanzo “Femmenella”, edito Piemme, ci porta in una Sardegna aspra e bellissima, crudele e splendida. È un viaggio, quello di Modesto Emanuele Minnai, Manu, fatto di passi, ostacoli e dolore, fuori e dentro se stesso. Un percorso accidentato per l’essere affrancato a quel nome “Femmenella”, affibbiatogli come marchio di infamia, condanna a un diverso modo d’amore (che poi, diverso perché?) ritenuto non solo sbagliato, ma da soffocare con l’odio e la violenza. Sono gli anni degli squadristi fascisti, degli uomini raddrizzati a suon di legnate, o peggio, anni in cui essere diversi, imperfetti, con idee con conformi al regime, mette a rischio la vita.
“Non avevo un corpo, non possedevo un’ onorabilità , non potevo dire di essere me stesso, e solo per aver avuto l’ardire di provare ad amare. Che poi, non sapevo neppure cosa si provasse ad amare, ma ero certo che fosse molto simile a ciò che provavo quando Andrea mi stava vicino, come il cieco che tendeva l’orecchio intuisce dove sta il mare. I nostri sguardi si compenetrarono, il suo rimase fisso su di me, mi vedeva, non ero invisibile.”
Manu rimane a lungo un’anima candida, un ragazzo, non ancora uomo, che si chiede cosa ci sia di così sbagliato nell’amore che prova, ma la vita gli infligge le lezioni peggiori per cercare di sporcare quel candore, e lui si piega ma non si spezza, muta ma non dimentica l’amore, quegli occhi, specchi azzurri in cui tuffarsi.
Una narrazione in prima persona, lirica e poetica, che oscilla tra la crudele asperità di un periodo storico feroce alla sublime bellezza dei sentimenti che sbocciano nonostante tutto, che fioriscono nonostante il mondo intorno cerchi di reprimere e schiacciare quella fioritura.
“L’affetto per lui allignava nelle profondità del mio spirito, e in superficie, come polloni attaccati alla base del tronco, lasciava del fogliame in cui potevo imboscarmi ogni volta che provavo a capire chi ero.”
Davide Piras è autore raffinato ed elegante. Scrutatore dell’animo umano, ricama emozioni su un canovaccio che è un sussurro delicato per l’anima e un urlo di dolore per il cuore. L’autore racconta con cura il periodo storico e delinea con precisione i luoghi in cui la vicenda si dipana. La Sardegna pulsa dalle pagine, terra aspra e bellissima al contempo, terra di briganti e poeti, non scenario ma parte viva del narrare. La storia prende il via nel 1926, nel borgo di Lollone, neanche cinquanta abitanti, pietroso e immutato nel tempo. Poi sboccia il platino di uno stagno, il verdeggiare di un bosco, la meraviglia cristallina del mare, grotte e anfratti, roccia e trasparenza d’acqua, che nelle parole dell’autore sono quadri mai statici ma vibranti di vita e colori.
“Agrifogli, lecci e sughere ci fecero la guardia per tutto il cammino di ritorno. Torreggiavano sulle nostre teste, con le cime che raccontavano il viaggio del vento, la voce degli uccelli. Le aquilegie sembravano tracciare un cammino fosforescente di fiori fucsia e colombe bianche tra i petali.”
Tra momenti di devastante crudeltà e altri pervasi da una poetica magnifica, Davide Piras suggella, con il timbro di una voce splendida, una storia che ci riporta personaggi ben disegnati, luoghi descritti accuratamente, con una prosa mai banale, ricca di sfaccettature e sfumature, con un narrare che si incide nell’anima. Manu e Andrea sono protagonisti non solitari del romanzo: vive la dolcezza malinconica di Su Poeta, si agita il fermento di Pietro, la voglia di rivalsa di Anna, il volere tutto ben diritto di Gavino, la crudeltà dei fascisti e le voci dei briganti. Storia, tradizioni e suggestioni, tutto contribuisce a una narrazione che avvolge il lettore, lo porta in Sardegna, in quei luoghi, a quel tempo, tra personaggi che impari a conoscere, a amare o odiare.
Ci sono storie che si fa fatica a lasciare andare, e io sull’ultima pagina, commossa e sopraffatta da un dedalo di emozioni difficili da districare, ho capito che “Femmenella” e la penna di Davide Piras mi resteranno nel cuore.
” Le parole sono pezzi d’anima che riusciamo a tirare fuori da dentro di noi.”

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.