Falso indaco
Giallo
Todaro
24 febbraio 2025
cartaceo, ebook
245
Il falso indaco è un fiore alieno nato in Nord America, che col tempo ha allungato le sue radici fino alle sponde del Delta del Po dove prende vita questa storia, in un paesaggio che per atmosfere e umori richiama alla mente un altro delta, quello del Mississippi. Il ritrovamento di un cadavere, il ragazzo più bello del paese, nelle acque del fiume, è all'origine dell'incontro tra un ex poliziotto che da vent'anni gestisce con la figlia un B&B, e un commissario di Salerno trasferito da poco, senza alcun entusiasmo, in quelle terre depresse. In questo luogo anomalo che come ogni zona di frontiera - qui, quella tra il fiume e il mare - sembra sottrarsi alla legge degli uomini e a quella di Dio, si dipana una vicenda che rivelerà l'anima nera di una piccola comunità di provincia, popolata da personaggi imperscrutabili come la nebbia che li ha partoriti.
“Falso indaco” di Federico Anelli edito da Todaro è un giallo all’italiana che colpisce il lettore grazie all’ambientazione molto caratteristica e ai suoi eccentrici personaggi.
In questo romanzo, l’autore ci racconta le classiche dinamiche del piccolo paesino sperduto nel nulla, nel quale tutti si conoscono e chi sa qualcosa di scomodo preferisce tenere la bocca chiusa. Pertanto, è questo il background nel quale Federico Anelli ambienta una storia che ci fa anche riflettere.
La storia si svolge a Ca’Nera piccolo paesino sul delta del fiume Po. Astor Benassi, ex poliziotto, gestisce un B&b con la figlia e vive la sua vita cercando di dimenticare il passato traumatico. Un giorno, con il suo amico Zeno vanno a pescare anguille nel fiume, mentre sono lì qualcosa colpisce l’imbarcazione: è il corpo di un giovanissimo ragazzo.
Un’indagine avrà inizio e sarà affidata al commissario Fortuna, che cercherà di farsi aiutare proprio da Benassi.
Il titolo “Falso indaco” è indicativo di una peculiarità dell’ambientazione della storia. Il falso indaco è una pianta originaria del nord america che si è ambientata anche in Italia, in alcune specifiche zone, come lungo gli affluenti del Po.
Le enciclopedie lo chiamano anche “indaco bastardo”: un fiore alieno nato in Nord America ma che, nel tempo, si è insidiato anche sulle rive del Po. Impossibile non restarne affascinati di giorno, in notti come quella le sue pieghe violacee trasmettevano però tutt’un altra sensazione
La scrittura di Federico Anelli risulta sufficientemente matura e profonda, e non manca di scorrevolezza, il che rende la lettura molto veloce e piacevole.
Per quanto riguarda i personaggi sono ben caratterizzati dal punto di vista psicologico. Tutti sono ben distinguibili, la loro personalità emerge bene nei dialoghi, che ho trovato molto realistici e coerenti con la tipologia di persona che descrive l’autore.
L’ambientazione del piccolo paese nebbioso sul delta del Po da un senso di smarrimento e solitudine che appare suggestivo e se vogliamo rispecchia un po’ l’animo tormentato del protagonista Astor Benassi.
Il personaggio più interessante è proprio l’ex poliziotto Benassi, insieme al nuovo commissario Fortuna. Quest’ultimo si ritrova in un paesino sperduto del nord Italia, lui che è abituato al calore e alla vivacità del sud. Astor Benassi è uomo tormentato dal suo passato traumatico, relativamente ad un fatto accaduto quando era un poliziotto ma anche alla perdita della moglie. La sua vita a Ca’Nera è un rifugio dal dolore che non riesce a elaborare e che lo porterà anche a rifiutare, in prima battuta, la ricerca di aiuto del commissario Fortuna, fino poi ad avere un’evoluzione nella storia e a rimettersi in gioco. L’ex poliziotto è il personaggio che riceve di più un vero e proprio cambiamento durante l’avvicendarsi della trama, che lo porterà quanto meno a uscire dal guscio che si era creato per difendersi dalla sue ferite interiori.
Ma non un isolamento eremitico che prevede l’espiazione attraverso un percorso meditativo lungo una vita, bensì un esilio autoimposto con l’intenzione di infliggersi una punizione costante, che si ripete uguale ogni giorno
Nella lettura mi è mancata una maggiore collaborazione tra i due. Da un certo punto, sembra tutto troppo veloce. Avrei preferito che ci fosse qualche colpo di scena in più nell’indagine che avrebbe creato maggiore suspance.
A parte questo appunto, devo dire che il romanzo è ben scritto e anche la conclusione con la scoperta del colpevole è stata sorprendente.
“Falso indaco” è un giallo che ci porta dentro una piccola realtà del Nord Italia, un giallo che può tenere compagnia in qualsiasi momento.