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Recensione: “Falling star” di Daria D., Brè Edizioni

Falling star Book Cover Falling star
Daria D.
Narrativa
Brè Edizioni
2 gennaio 2021
cartaceo, ebook
228

Falling Star racconta Hollywood e le sue stelle cadenti con un linguaggio ironico, amaro, cinico, a volte spietato, per sfatare dei miti, che tanto prima o poi crollano, per mettere in evidenza assurdità, contraddizioni, follie, per simpatizzare con chi avrebbe potuto (forse…) diventare una star. Però non ce l’ha fatta. Falling Star non racconta le stelle che hanno un posto d’onore sulla Walk of Fame ma quelle cadenti che si trovano ai bordi di Hollywood Boulevard o di altre strade e quartieri di Los Angeles a chiedere la carità, tramortiti da una sbornia o una overdose, o dopo una sparatoria o una scazzottata, in qualche motel fatiscente per nascondersi e morire in pace, o a galleggiare senza vita in una piscina di Bel Air, in cerca di fama e successo, nel tentativo di lasciare un’impronta di sé… somewhere, some time.

Falling star che vivono ai margini di una terra di pionieri, di libertà e di sogni. Ma sono ancora vivi questi sogni? E la libertà? È ancora una terra dove trovare la felicità, oltre che la follia? Sono convinta che sia ancora così.

Falling star sono scrittori, attori, registi, veterani, senzatetto, indiani, uomini e donne comuni, ricchi e poveri, vittime, colpevoli, folli, e tanti altri personaggi che ci hanno provato ma per un motivo o per l’altro sono caduti nel fango, dimenticati, suicidati, ammazzati, lasciati crepare in un vicolo buio o in una riserva. Oppure, ci si sono messi con le loro stesse mani, nella shit… A loro va il mio Requiem.

“C’è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera”

Henry David Thoreau

 

Quando sentiamo parlare di Los Angeles e Hollywood, subito pensiamo ai divi del cinema, alle star, alle verdissimi colline che costeggiano la città, alle ville di classe con immancabile piscina, al lusso, alle feste, alla città dove tutto è possibile, dove ogni sogno può diventare realtà

Benvenuti ad Hollyweed", sulle colline di Los Angeles l'inno alla marijuana libera

Questo è ciò che vogliono farci credere, ma se ci prendiamo la briga di scavare un pochino più a fondo, scopriamo che non tutto è così splendido e meraviglioso come sembra.

Anche qui c’è un lato oscuro fatto di droga, corruzione, alcolismo, mafia e tanto altro. Per capire fino in fondo una realtà, una situazione, bisogna guardarla bene da entrambi i lati.

COMMENTO PERSONALE

Falling star più che un romanzo è una raccolta di storie, di racconti di persone che sognano Hollywood, ma non ce l’hanno fatta ad arrivare dove speravano. Sono tutti narrati in prima persona e vanno a costituire la prima parte del libro. Sono scritti in maniera inusuale, con l’utilizzo di un lessico non troppo aulico, ma ricercato. Essendo racconti brevi, il ritmo è necessariamente veloce.

La tematica trattata è interessante. Parla del mondo dello spettacolo, visto dalla parte opposta, di chi lo vive. A parlare sono persone che per tutta la vita hanno sognato di sfondare, ma che per un motivo o per l’altro non ce l’hanno fatta e si trovano a condurre un’esistenza ai limiti sia della società sia del proprio essere.

Altri invece, ce l’hanno fatta, ma a che prezzo?!

Los Angeles nello specchio dei giovani senzatetto - Lucia Magi - Internazionale

Los Angeles rappresentava per me la Dea Cinema e io la potevo toccare, vedere, fiutare, inseguire, era qualcosa da sognare, cui aspirare, era vicina e lontana nel tempo, era la magia dei suoi racconti, la grandezza dei suoi schermi, era il buio delle sale, i volti dei suoi attori, storie che prendevano vita con la luce, i costumi, le location, le atmosfere… Erano i titolo di coda i cui The End potevano riavvolgersi all’infinito, e tornare al punto di partenza, sconfiggendo la morte come nessun altro sapeva fare

I protagonisti delle storie sono tutti personaggi molto diversi tra loro, con un carattere deciso, ma con un unico pensiero che li accomuna.

La seconda parte de libro, invece, è formata da alcuni componimenti con cui l’autrice intende mostrare scene di vissuto quotidiano.

Ho chiamato Fotogrammi i vari componimenti, come se avessi filmato con sequenza asciutte, veloci, mirate come colpi di pistola, scene di vita reale, a volte potenzialmente reale, di quella folle e immensa città di Angeli, e di Demoni. “

Anche questi sono scritti in prima persona, sempre con ritmo veloce e linguaggio abbastanza ricercato. Brevi e veloci da leggere, sono tutti diversi tra loro e trattano sempre la medesima tematica dei racconti di cui abbiamo parlato prima.

Nell’insieme, mi dispiace dire che il libro non mi ha entusiasmato molto; forse non era nelle mie corde. Ho trovato molto difficoltosa la lettura perché, a mio parere, i racconti sono scritti in una maniera che non permette al lettore di essere coinvolto nella storia e di immedesimarsi nella vicenda narrata, non aiutandolo a comprendere appieno il senso stesso del racconto.

A mio avviso, ho sentito la mancanza di quell’empatia che di solito mi piace ritrovare nei libri, nonostante la copertina e la sinossi mi avessero attirata e coinvolta fin dall’inizio. È un libro diverso dal solito, controcorrente, altra cosa che mi ha attratto. Per questo, mi sento comunque di dare 3 stelle per il coraggio della scelta fatta.

A voi lettori è mai capitato di sognare qualcosa, arrivare quasi ad ottenerlo e non riuscirci? Come vi siete sentiti?

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