ESSERE UOMINI OGGI - Nuove prospettive di counseling relazionale Book Cover ESSERE UOMINI OGGI - Nuove prospettive di counseling relazionale
Marco Albiero
Psicologia
Self Publishing
18 gennaio 2018
cartaceo
150

Essere uomini oggi significa essere in relazione, esserci ed essere presenti a se stessi e al mondo, ma non si parla dell'uomo solamente nei termini del "Maschio", bensì in senso universale di maschio e femmina in reciproco ascolto. Parliamo in fondo di disobbedienza, ma non si tratta della disobbedienza adolescenziale che ha il sapore della ribellione fine a se stessa, ma del disobbedire a ciò che sconvolge la nostra società: paure, meccanismi di potere, arroganza e ignoranza. Di fronte alle paure e all'ignoranza si può rispondere con il dialogo, con la cultura, con la relazione e l'apertura.

 

“Essere uomini oggi significa essere in relazione, esserci ed essere presenti a se stessi e al mondo, ma non si parla dell’uomo solamente nei termini del “Maschio”, bensì in senso universale di maschio e femmina in reciproco ascolto.”

 

In breve questo è il senso del libro una visione ampia di rapporti tra le due parti e di rapporti con una società sempre in evoluzione dove si rischia di essere travolti e di non riuscire a stare al passo con i tempi.

Marco Albiero (L’autore) ci porta ad un esame attento e minuzioso di modelli mascolini presenti e passati partendo da teorie psicologiche e finendo sul rapporto tra counselor e cliente.

Libro sicuramente complesso, non facile da leggere, uno scritto che richiede tempo per leggerlo, pensarlo ed assimilarlo. Un libro per tutti, donne e uomini, per capire i rapporti tra persone, i rapporti tra il mondo maschile e il mondo femminile; rivolto a tutti coloro interessati alla comprensione dei propri invisibili interiori e aperti alla relazione con il proprio polo psicosessuale nascosto, spesso relegato nell’inconscio.

Facciamo un passo indietro:

Il secolo più critico della storia occidentale: IL NOVECENTO

Basti pensare a scritti letterari quali “Il tramonto dell’Occidente” scritto da Oswald Spengler nel 1918. Si trattava di uno studio vastissimo che comparava le civiltà nel corso dell’intera storia mondiale, considerandone le caratteristiche culturali legate a contesti religiosi, filosofici, scientifici, giuridici e quant’altro o “L’uomo senza qualità” scritto da Robert Musil nel 1930 un romanzo incompiuto ma che rappresenta uno dei capolavori assoluti della letteratura del Novecento dove la penetrante capacità di osservazione dello scrittore ci porta ad una specie di “uomo ideale” che, riassumendo in sé tutte le qualità o, meglio, le “non-qualità” del secolo appena iniziato, il Novecento, vive parzialmente alienato dal “mondo reale” e del tutto privo di autentici interessi. Del Novecento non  possiamo dimenticare colui che a furor di popolo in Germania distrusse quel che restava del continente e nel proprio delirio di grandezza incarnò la terribile ombra dell’occidente intero, lo spirito malato di rimuovere sistematicamente il male da sé e proiettarlo fuori, esclusivamente sull’oggetto: nel suo caso gli oggetti da distruggere erano tutti i deboli della società.

Sembra quasi che l’uomo moderno, dall’illuminismo in poi abbia cercato di elevarsi oltre sé stesso, ma talmente oltre da dimenticare la propria umanità,  la propria appartenenza ad una razza limitata e mortale.

“James Hillman spiega nei suoi testi che molti guai sono iniziati per l’appunto quando abbiamo troncato il nostro rapporto con “Gli Invisibili”. La prima spiegazione più semplice e immediata di “Essere Invisibili” riguarda ciò che popola i nostri mondi interiori ed una buona e sana relazione con i “Propri Invisibili” ci porterebbe a star bene e a trovare benessere nel mondo.”

Siamo figli di un’epoca complessa e tecnologica spesso impersonale, asettica, nichilista e lontana dalla natura: per questo è utile ritrovare un dialogo con i “Padri” ovvero coloro che nell’introspezione hanno ritrovato un senso di appartenenza alla vita, un sentimento non solo consolatorio ma vivificante e salutare. Secondo me l’accostamento al libro di Gustavo Zagrebelsky “Mai più senza maestri” è necessario.  “«Mai più maestri!» scrivevano i giovani sessantottini sui muri di Parigi; un motto antiautoritario ed egualitario che riassume il sogno di una società più libera. Ma non si rendevano conto che senza maestri si è condannati al pensiero unico, all’appiattimento, all’omologazione.

Tutti questi cambiamenti portano nei rapporti tra i sessi un alto grado di conflittualità che è alla base delle dinamiche sociali basate sulla competizione, sul successo, sul potere e sull’avidità. In un contesto culturale in cui le dinamiche di potere sono forti è più facile che emergano gli aspetti negativi e distruttivi della “grande madre”.

Se il contesto sociale è così non abbiamo madri da demonizzare o donne da crocifiggere, ma vi sono maschi indeboliti che si difendono cadendo nell’apatia ( come il fenomeno degli Hikikomori in Giappone), nella violenza o divenendo iperfemminilizzati e donne dominate dall’attivismo e dalla scalata sociale, ipermaschili.

Uomini sempre più in difficoltà di fronte a delle donne non più succubi dell’uomo che portava i soldi a casa, ma emancipate, e svincolate dai legami forzati; libere di scegliere con chi stare e cosa fare della loro vita. Libere di avere figli o di non averli, di dire no ad un rapporto costrittivo e non costruttivo, scusate il gioco di parole, basato sul rispetto reciproco.

E mentre le donne hanno fatto notevoli passi avanti l’uomo purtroppo (alcuni uomini) invece di capire e cercare di stare al fianco della donna ha fatto tanti passi indietro cercando di tenere le donne con lacci e lacciuoli a volte “intorno al collo”.

Questo libro considera proprio il ruolo dell’uomo nell’attuale società e del rapporto tra madre e figlio maschio, per coloro che non sono state in grado di emancipare i figli, che non hanno donato  la libertà mentale di cui ha bisogno un figlio maschio, ma che sono state madri castranti, simbiotiche ed ossessive.

Hanno creato degli uomini insicuri, incapaci di avere una relazione sana con l’altro sesso. Persone egoistiche e narcisistiche, uomini che non saranno mai adulti, uomini per cui il rapporto di coppia sarà sempre un qualcosa a cui aggrapparsi come al cordone ombelicale da cui ricevere nutrimento.

Per questo il counselor è tenuto a compiere un grande lavoro di autoconoscenza, che prevede l’equilibrio e l’utilizzo armonico di energie “Yin e Yang” ovvero maschili e femminili; egli sa quando mostrarsi maggiormente materno o paterno, nella relazione con il cliente. La cura dell’intelligenza emotiva è un elemento centrale nel counseling: il cliente viene aiutato e accompagnato a riflettere, a comprendere e a dare un nome alle proprie emozioni invisibili. E’ un rapporto proiettato al futuro; per il passato ci pensa lo psicanalista o terapeuta.

Certamente un libro che ti costringe ad un esame di coscienza per quel che riguarda il rapporto con i figli  e il rapporto di coppia. Le convinzioni che ci portiamo dentro da una vita te le scuote, facendoti riflettere sugli atteggiamenti che si hanno quotidianamente, che noi pensiamo forse essere banali, che in realtà sono insegnamenti, positivi o negativi, per i figli ma anche per il nostro partner.  Dovremmo essere invece più coscienti dei nostri pensieri e delle nostre azioni  nel rispetto reciproco.

Per quanto rozzo, scomodo, brutale e pauroso dopotutto il nostro mondo rimane come dice LEIBNIZ, il migliore dei mondi possibili ed è da questa realtà che dobbiamo partire o meglio ripartire per crescere.

 

L’AUTORE

Marco Albiero  ha due passioni la musica e la psicologia. Dopo aver frequentato il liceo scientifico ottiene il diploma di clarinetto al Conservatorio e si laurea con lode in filosofia. Si dedica all’autoconoscenza; dopo un percorso di analisi junghiana decide di frequentare il corso triennale di counseling. E’ autore di numerosi testi nell’ambito del counseling e del miglioramento personale.

 

 

 

 

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