Eredità Book Cover Eredità
Vigdis Hjorth
Narrativa
Fazi Editore
21 maggio 2020
cartaceo
374

Quattro fratelli. Due case a picco sul Mare del Nord. Un dramma familiare sepolto nel silenzio da decenni.

Tutto comincia con un testamento. Al momento di spartire l’eredità fra i quattro figli, una coppia di anziani decide di lasciare le due case al mare alle due figlie minori, mentre Bård e Bergljot, il fratello e la sorella maggiori, vengono tagliati fuori. Se Bård vive questo gesto come un’ultima ingiustizia, Bergljot aveva già messo una croce sull’idea di una possibile eredità, avendo troncato i rapporti con la famiglia ventitré anni prima. Cosa spinge una donna a una scelta così crudele? Bård e Bergljot non hanno avuto la stessa infanzia delle loro sorelle. Bård e Bergljot condividono il più doloroso dei segreti. Il confronto attorno alla divisione dell’eredità sarà l’occasione per rompere il silenzio, per raccontare la storia che i familiari per anni hanno rifiutato di sentire. Per dividere con loro l’eredità – o il fardello – che hanno ricevuto dalla famiglia. Per dire l’indicibile.

A volte è troppo tardi. A volte è impossibile sanare, è insanabile.

Quattro fratelli e un’eredità da spartire. In realtà i beni di famiglia sono stati già spartiti e il romanzo si apre in Scandinavia con le prime dispute sul testamento. La ripartizione tra i fratelli non è stata affatto equa e a rimettercene sono Bard e Bergljot, il fratello e la sorella maggiori privati delle case al mare che sono state interamente intestate alle due sorelle più piccole, Astrid e Asa.

In un primo momento Bergljot, che è poi la voce narrante della storia, non sembra curarsene affatto e la vicenda non la tocca da vicino, anche perché lei ormai ha tagliato i ponti con la famiglia ventitre anni fa. Unico strascico familiare sono i contatti inevitabili con la sorella Astrid e la madre, e ora che si aprono le diatribe sull’eredità le telefonate e le mail aumentano e i boschi innevati in cui si rifugia non sono più abbastanza fitti da nasconderla.

Tutto torna a galla. A fatica. Con dolore. E la narrazione procede a singhiozzi tra picchi di rabbia e corti circuiti emotivi, continuamente interrotta da flashback ed estemporanee che apparentemente non hanno nulla a che fare con le questioni familiari né tanto meno con Bergljot stessa eppure alla fine si rivelano tasselli preziosi per il completamento di un quadro duro, sofferente e doloroso.

Era un’oscurità che non arriva dall’alto, dal cielo, ma dal basso […] un’oscurità satura di coltelli, un’oscurità che recideva corpo e anima, un’oscurità che non lasciava ferite visibili, ma cicatrici ruvide e rugose, noduli che impedivano al sangue alla linfa e ai pensieri di scorrere.

Attenzione però perché qui non troviamo un pianto disperato ma una riflessione consapevole, pur se immatura a tratti, di una donna a pezzi costretta a riavvolgere il nastro dei ricordi tornando a ciò che accadde quando aveva 5 anni. La rivelazione non si avrà in un momento esatto, ma si svelerà man mano rinvigorendo la trama stessa.

Non si rimane delusi, ma può  sconcertare perché si piomba in un silenzio persistente che vibra di frustrazione ed è proprio la frustrazione della protagonista il polmone narrativo dell’intero romanzo. La questione dell’eredità fa quasi da sfondo. Alleati di Bergljot nella sua lotta contro le ipocrisie della famiglia saranno gli ammonimenti delle amiche Klara e Karen, le poesie di Bo, gli spettacoli teatrali da recensire, i consigli dei figli e il compagno Lars. Di fatto però è a lei che spetta la resa dei conti.

La caratterizzazione dei personaggi prevarica le ambientazioni che rimangono sfumate ma la capacità ritrattistica della scrittrice è tale che lo stile lento e ripetitivo non dispiace affatto anzi rafforza la carica emotiva delle riflessioni. Poi le scelte stilistiche di Vigdis Hjorth sono perfettamente in linea con l’atmosfera meditativa, distaccata tipica della letteratura nordica.

Devo ammettere che per me Eredità è stato un vero e proprio battesimo nelle acque della narrativa norvegese ma ne sono rimasta incantata. Tutto viene analizzato in profondità, scavando a fondo, soprattutto nella dimensione onirica, un esempio sono i continui riferimenti a Jung e Freud nelle riflessioni di Bergljot che cerca la verità con lucidità e ferocia.

Le domande sono continue, le risposte mancano e alla fine una volta che tutti hanno ottenuto un pezzo di eredità ciò che rimane in Bergljot è una rassegnazione straziante.

Mio padre doveva pur aver provato un po’ di bene anche per me? Temeva per la propria vita, il proprio futuro, ma forse un po’ anche per il mio? Non è facile essere un essere umano. In questo aveva ragione.

Al netto di ogni retorica, è una lettura da affrontare con cautela senza fretta, aprendo il cuore allo strazio di un trauma da sanare, che invece viene messo in dubbio dalla stessa famiglia che ne è causa.

 

 

Vigdis Hjorth è una romanziera norvegese. E ‘cresciuta a Oslo, e ha studiato filosofia, letteratura e scienze politiche. Nel 1983, ha pubblicato il suo primo romanzo, Eredità è il romanzo con cui la norvegese Vigdis Hjorth ha raggiunto la fama mondiale.

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