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Recensione: Era il mio migliore amico di Gilly McMillan. Editore Newton Compton

Era il mio migliore amico Book Cover Era il mio migliore amico
Gilly McMillan
Romanzo
Newton Compton
novembre 2017
334

Noah Sadler e Abdi Mahad sono due amici inseparabili. Per questo motivo, quando il corpo di Noah viene trovato in un canale di Bristol, il silenzio di Abdi è inspiegabile. Perché non parla? Il detective Jim Clemo è appena tornato dopo un congedo forzato che l’ha allontanato dal suo ultimo caso e la morte di Noah sembra l’incidente perfetto con cui tenerlo occupato. Ma ben presto quello che sembrava un gioco tra ragazzi finito molto male si trasforma in un caso che accende il dibattito pubblico: Noah è inglese, Abdi un rifugiato somalo. La tensione sociale, la paura e la rabbia cieca degenerano velocemente a Bristol, mentre le due famiglie combattono per ottenere le risposte che cercano. Non sanno quanto sarà lunga la strada per capire che cosa è successo davvero, né sono preparate all’orrore che dovranno affrontare. Perché la verità spesso può fare molto male…

“Abbiamo fatto una cosa che ci lega l’uno all’altro anche dopo che non ci sarò più”

Il filo conduttore, il perno principale di questo romanzo è tutto in questa frase.

L’amicizia tra due ragazzi completamente diversi per estrazione sociale e carattere.

Noah è un ragazzo di 15 anni malato, si scoprirà poi in fase terminale.

Abdi coetaneo nato durante il viaggio fatto dalla sua famiglia dalla Somalia in Europa precisamente a Bristol, Regno Unito. Fuggono dalla violenza della guerra civile somala.

I ragazzi frequentano una scuola privata ed è proprio qui che si conoscono e tra i due nasce un’intesa profonda e sincera, un legame ben saldo ed intenso anche dopo l’incidente che sarà fatale per Noah.

Quello che però sembra un banale incidente finito male, per il detective Jim Clemo, tornato da poco in servizio, si rivela invece un caso difficile, complicato che riaccende la tensione sociale nei confronti di rifugiati ed in genere per l’immigrazione,  dove l’opinione pubblica guidata da interessi politici guarda con poca obiettività i fatti.

L’autrice oltre a descrivere con novizia di particolari il carattere dei due ragazzi da una visione molto chiara dei genitori dove troviamo una madre iperprotettiva per il figlio perennemente malato, contraria a questo amico a cui Noah si aggrappava talmente tanto come se avesse paura che gli potesse sfuggire.

Dall’altra la madre di Abdi che cerca in tutti i modi di nascondere il suo passato al figlio, per non far capire la loro sofferenza  ma che purtroppo dovrà scontrarsi con la realtà che riuscirà fuori in modo molto violento.

Un romanzo che ci spiega anche la situazione in Somalia, le violenze nei campi profughi e le atrocità che coinvolgono tutti coloro che cercano di fuggire per trovare un domani migliore.

Un libro tutto sommato semplice da leggere anche se le tematiche che affronta sono complesse e per nulla facili.

 

AUTORE

Gilly McMillan  ha studiato storia dell’ arte alla Bristol University ed ha collaborato con testate giornalistiche. Il suo romanzo d’esordio e di successo è “9 giorni” tradotto il 14 lingue. Vive nel Regno Unito.

 

 

 

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.

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