Enrico VIII
Romanzo storico
Neri Pozza
29 luglio 2025
Cartaceo/ ebook
640
È il 1503 ed Enrico, a undici anni, pensa che il mondo sia finito. Elisabetta di York, la regina amata, anzi venerata, è morta. Sua madre. Morta dando alla luce la sorellina. Da quando l’anno prima il fratello Arturo se ne è salito in Cielo appena quindicenne, le attenzioni materne erano state solo per lui, e lui aveva ricambiato con il più puro dei sentimenti di bambino. Ma all’erede al trono dei Tudor non è permesso crogiolarsi nel dolore, cercare conforto come una donnicciola: la vita ha ben altro in serbo per lui. In pochi anni, il sensibile principe che studia ogni giorno col suo precettore Erasmo da Rotterdam deve trasformarsi nel re d’Inghilterra e signore d’Irlanda. Deve diventare Enrico VIII. Il destino lo rincorre galoppante: in un soffio si ritrova promesso alla vedova di suo fratello, Caterina d’Aragona, la principessa spagnola di cui, contro ogni previsione, s’innamora perdutamente. Il Regno pesa come un macigno sulle sue spalle di re, il futuro della dinastia dipende dalla discendenza, ma dall’unione con Caterina sopravvive soltanto una femmina. Per Enrico è l’inizio della grande ossessione di una vita. Per le sue mogli, le regine, una condanna. Il suo desiderio spasmodico lo spingerà contro istituzioni nei secoli inamovibili, contro tutto e tutti. Sempre più potente e temibile, il re combatterà, giorno dopo giorno, la sua guerra infinita fra testa e cuore, fra corona e amore. In questo nuovo gioiello della collezione sui Tudor, Alison Weir ripercorre la vita del sovrano leggendario e controverso, romantico e spietato, che cambiò l’Inghilterra per sempre.

Chi è stato Enrico VIII? Il re burbero e scontroso, l’uomo facile all’ innamoramento, il sovrano che ebbe l’ardire di andare contro la chiesa di Roma?
Dopo aver letto questo romanzo di Alison Weir, edito Neri Pozza, direi che è stato tutto questo.
L’autrice Alison Weir ci restituisce la figura di un uomo complesso e anche tormentato dall’ esigenza di avere un figlio e garantire un erede al trono.
Enrico non era destinato a essere re, era il secondo in linea di successione. Dopo la morte del padre, Enrico VII, sarebbe salito al trono suo fratello Arturo.
Invidiava due cose al fratello, la libertà e la moglie Caterina d’Aragona.
La libertà perché Arturo sin da piccolo era stato mandato a vivere nei suoi possedimenti, come era uso per i principi, quindi non viveva sotto la stretta sorveglianza del padre. Caterina perché fu amore a prima vista.
Arturo, cagionevole di salute, muore pochi mesi dopo il suo matrimonio. Enrico addolorato per la morte del fratello non può nascondere la felicità perché può sposare Caterina. La cosa non sarà facile perché per la chiesa cattolica due cognati non possono sposarsi in quanto considerati fratelli.
“La Bibbia dice che un uomo che sposa la vedova di suo fratello verrà punito con l’impossibilità di avere prole…”
Anche se Enrico fece di tutto perché il papa acconsentisse al matrimonio, gli venne in seguito il dubbio che la sua unione con Caterina non fosse benedetta e che questo fosse il motivo perché non avevano un figlio.
Enrico era molto amabile con tutte e sei le mogli in particolare con Caterina. Durante il loro matrimonio, secondo alcuni calcoli fatti dall’autrice, la coppia ebbe otto figli tra femminucce e maschietti, ma ne sopravvisse sola una, Maria, il re fu sempre accanto alla moglie per consolarla dopo ogni perdita.
Quando si invaghisce di Anna Bolena è sempre più convinto che la sua unione con la regina sia maledetta, cercherà in tutti i modi di farsi annullare il matrimonio con Caterina, ma il papa, che aveva dato il consenso alla loro unione, non assecondò il volere del re.
Enrico che era un cattolico fervente e osservante, ma convinto che bisognava cambiare qualcosa nella dottrina cattolica, insieme ad alcuni vescovi favorevoli alla riforma e appoggiato da Anna Bolena, fonda la chiesa anglicana.
Si fa annullare, non divorzió da Caterina, il matrimonio e sposa la Bolena. Da questo matrimonio nasce Elisabetta I, anche con Anna non riuscì ad avere l’agognato erede. Fu un matrimonio burrascoso il loro, e quando i suoi consiglieri gli portarono le prove di un presunto tradimento fece condannare e uccidere Anna.
Delle sei regine che si succedettero al suo fianco, penso che Enrico VIII ne abbia amate davvero solo due Caterina e Jane, quest’ultima è stata la terza moglie, da cui ebbe Edoardo che sarà re per poco tempo.
Il re era a modo suo affettuoso nei confronti dei tre figli Maria, Elisabetta e Edoardo. Anche se gli fu suggerito di cambiare la legge per la successione e inserire le due figlie, Enrico desistette fino a pochi mesi prima di morire.
Enrico VIII era un uomo molto sicuro di sé, era atletico, gli piaceva qualsiasi tipo di sport. Non amava chiudersi in una stanza per amministrare il regno. Ci teneva molto ad apparire sempre forte e virile, amava essere sempre pulito, era ipocondriaco e si preparava da sé i medicamenti per curarsi.
Era un uomo di azione e di lettere, uno dei suoi insegnanti era Erasmo da Rotterdam, uno dei suoi consiglieri più cari fu Thomas More.
Scriveva sonetti, poesie e saggi, della sua ultima moglie Caterina Parr amava molto proprio il fatto che era anche lei dedita agli studi soprattutto religiosi.
Fece restaurare vecchi palazzi e ne fece costruire di nuovi, amava tutto ciò che era bello dai quadri ai gioielli, si circondava di amici fidati e organizzava feste e tornei.
>Diventò burbero e scontroso quando incominciò a rendersi conto che stava invecchiando e a causa di una vecchia ferita soffriva molto e non poteva più camminare.
Leggendo questo romanzo ho scoperto molte cose che ignoravo su questo sovrano che forse è stato dipinto più cattivo di quello che fosse.
Mi è piaciuto molto come l’autrice è riuscita a raccontare un personaggio così complesso. A rendere scorrevole la lettura, perché oltre a raccontare la lunga vita di Enrico VIII, i vari personaggi che lo hanno circondato, c’è anche tutta la storia di quel periodo che non è semplice da spiegare, anch’essa complessa e con vari protagonisti che si succedono velocemente.
Oltre alla bravura della scrittrice devo dire che è stato tradotto molto bene.
Il libro è strutturato in questo modo
È diviso in quattro parti, anzi quattro stagioni, ognuna di esse indica una stagioni della vita di Enrico. Estate infanzia, Primavera giovinezza, Autunno l’età adulta e Inverno la vecchiaia. Ogni parte è introdotta da un verso scritto da Enrico VIII.
Ringrazio la Neri Pozza per la copia cartacea, ben curata in ogni sua parte.
Valutazione 5 stelle.