Edimburgo
romanzo di formazione
NN Editore
10 ottobre 2025
cartaceo, ebook
272
Fee è un dodicenne americano cresciuto nel Maine, che da sempre ondeggia tra l’attrazione per le sue radici coreane, fatte di miti, saggezza e animali fantastici, e il desiderio di integrarsi. Quando entra nel coro maschile locale, crede di aver trovato finalmente il suo posto nel mondo ma, durante un ritiro, scopre che il direttore del coro rivolge le sue perverse attenzioni su alcuni ragazzi. Fee non parla: la voce che ha appena imparato a usare si spegne. Inchiodato dalla vergogna, tace anche quando l’uomo si interessa a Peter, l’adorato amico del cuore. Il silenzio diventa colpa, e la colpa un marchio che lo isola da tutto, e lo accompagna anche dopo l’arresto del direttore, perché le conseguenze di ciò che è accaduto si rivelano atroci. Anni dopo Fee insegna in una scuola privata, ha costruito una vita quieta con un compagno che ama. Ma il passato torna a cercarlo quando incontra Warden, un allievo che somiglia in modo inquietante all’amico Peter e che, con uno sguardo solo, riapre tutte le ferite del passato. "Edimburgo" è un romanzo sul peso e il potere del silenzio, e sul riscatto della parola. Con una scrittura lirica e struggente, Alexander Chee trasforma la tragedia in un canto e ci mostra che la risposta all’assedio del dolore si nasconde nella grazia e nella forza del perdono.
“Edimburgo”, romanzo dello scrittore Alexander Chee, è un’altra perla che va ad arricchire il prezioso e sfaccettato catalogo di NN Editore. L’autore americano dà forma a un coming of age che si può collocare nella tradizione dei romanzi di formazione, anche se coniuga una lingua nuova, una prosa originale, che mescola lirismo e romanticismo alla cruda rappresentazione del dolore. Il protagonista è Aphias Zhe, di origini coreane e scozzesi, dodici anni all’inizio della storia, che da quel momento diventerà Fee, il nome con cui lo chiama l’amico Peter. Quel nomignolo resterà immutato, come immutato l’affetto e il ricordo per quel ragazzino che gli è entrato nel cuore.
“L’amore dissolve ogni nostro delitto. Così come riesce a istigarlo. L’amore mi ha dissolto. Peter, potevi essere solo tu.”
Scoprire la perversa condotta del direttore del coro di cui entrambi fanno parte, le attenzioni che Peter e altri ragazzini sono costretti a subire, cambierà e sconvolgerà le loro esistenze. Dolore, vergogna, impotenza, saranno i devastanti compagni della loro crescita. La storia è raccontata al presente, perché come scrive l’autore in un’intervista “è il tempo che usano le vittime, intrappolate nel loro trauma per tutta la vita.” “Edimburgo” ti scava dentro, ti lascia addosso una forte malinconia. È una storia da assaporare con calma, una lettura che diventa un viaggio lungo, tortuoso e estremamente doloroso.
“Volevo svegliarmi e non sentire. La mia vita sarebbe stata accettabile, sentivo, se qualcuno fosse entrato e nella notte avesse reciso tutti i miei nervi nel punto in cui si connettevano alla pelle. Se fossi stato insensibile, fantastico. Più vita per me, il bis, per favore.”
È un racconto frammentario, una narrazione che ci appare come un lungo respiro in apnea, ti lascia senza fiato, disorientato e sopraffatto.
La scrittura è affilata come un bisturi, a tratti scarna, a tratti poetica. In “Edimburgo”, Alexander Chee non edulcora nulla, non ti lascia effimere illusioni, non consola o coccola il lettore: c’è disperazione, smarrimento, perdita, lutto e innocenza infranta. Affronta temi difficili come l’abuso sui minori, il suicidio, l’autolesionismo, ma lo fa con una lirica struggente, senza morbosità.
Alexander Chee entra in simbiosi con i suoi personaggi, l’empatia e la dolcezza con cui ci racconta di loro si fa poetica dei sentimenti, trasporto emotivo, e ci lascia ritratti ben delineati, che si insinuano dentro di noi. Il pattern narrativo può confondere per i continui salti temporali e per lo stile particolare dell’autore, ma una volta entrati nel vivo della storia, percepisci solo le emozioni. La prosa è disarmante, passa dalla poetica più dolce a un linguaggio più esplicito, dal racconto del dolore che scava nell’anima a sviscerare sentimenti e passioni. E il dolore, sempre, insieme al rimorso e alla vergogna, come un velo nero che avvolge l’anima e le impedisce di elevarsi, di perdonarsi.
“Mi viene in mente che c’è stato un momento in cui avremmo potuto dire qualcosa, ma non riuscirei a dire di preciso quale. Mi sembra per tutti quegli anni di essere stato un sonnambulo, e di aver cantato solo in sogno, svegliandomi di tanto in tanto. Come se questo tempo qui fuori un giorno dovesse finire, e il sogno ricominciare.”
Alexander Chee non dà giudizi espliciti, non divide il bene dal male, le vittime dai carnefici con una linea netta, condanna il male con un giudizio quasi sfumato, non negando però la crudeltà atroce che ha dato inizio a tutto.
I salti temporali, tra un passato che ha segnato profondamente la crescita di Fee, un presente che si trascina tra rimpianti e rimorsi e un futuro che sembra impossibile da disegnare, ci regala un ritratto di un ragazzino che da adulto si diparte tra disperazione e sprazzi sporadici di speranza.
“Cosa si fa quando il criminale non c’è più? Dove finisce il resto della storia? Il criminale è ancora qui. La storia, qui.”
“Edimburgo” ti accarezza, ti regala poesia e folklore, e allo stesso tempo ti ferisce e alla fine ti lascia la sensazione di aver letto qualcosa di speciale, di unico, di struggente e toccante. Fee, dall’ animo romantico, che vive nel ricordo di un amore incompiuto, che si trascina in giorni bui, tra ferite laceranti e effimere illusioni, è un personaggio indimenticabile.

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.