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Recensione: “E sopra splendeva un cielo stellato” di Claudia Maschio, Vocifuoriscena

E sopra splendeva un cielo stellato Book Cover E sopra splendeva un cielo stellato
Claudia Maschio
Filosofia
Vocifuoriscena
31 gennaio 2019
Cartaceo
212

Cosa accadrebbe se venisse dimostrato che Dio non esiste?

Semplice: a qualcuno verrebbe subito in mente di aprire una rivendita di sensi di colpa. Ma non nella speranza di un trionfo della morale – che neppure l’idea di  un dio onnipotente e onnisciente è riuscita a instillare negli esseri umani – bensì per sfruttare il disorientamento generale e farci un po’ di soldi, come esplicita il Fratello:

“…farò grandi affari vendendo sensi di colpa. Nessuno ne ha più. Tutti compiono le azioni più ignobili senza mai provare un rimorso, ma questo non rende le loro vite migliori”

È questo lo scenario in cui si trova a muoversi Immanuel, un trentenne che –  in un mondo sconfitto dalla propria vacuità e alla deriva etica, dove solo gli oggetti, ovvero i “senzienti di terzo tipo”, sanno discernere tra giusto e sbagliato – coltiva ancora il vizio di leggere e pensare.

Tra sbagli e piccole conquiste, confrontandosi con un Vocabolario che la sa lunga, una Strada cervellotica, una Botticella arguta e una fidanzata che ama le parole, Immanuel ripercorre i passi e i tormenti del suo celebre omonimo di Königsberg, mettendo poco per volta a soqquadro l’intera sua esistenza.

E sopra splendeva un cielo stellato è un romanzo in cui il surreale gioca a braccetto con profonde tematiche filosofiche, regalando al lettore uno sguardo disincantato sulle contraddizioni umane e anche qualche possibile suggerimento per…renderle ancor più contraddittorie.

«Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza…»

Emmanuel Kant

Vi siete mai soffermati a chiedervi in base a cosa si qualifica un’azione come giusta o sbagliata? Quando questi aggettivi assumono un valore universale e quando invece  si rivestono di soggettività?

Prendiamo spunto dalla vita di ognuno di noi, prendiamo la nostra quotidianità come campo di azione. Ammettiamo anche di aver la certezza della non esistenza di qualsiasi Entità sovrannaturale eretta a giudice supremo. Chi o cosa stabilirà la linea di demarcazione tra comportamenti corretti o scorretti?

Noi, soli, di fronte al mondo e alle nostre azioni.  Come ci comporteremmo?

Questo è il punto di partenza del romanzo di Claudia Maschio, dove si intuisce, dal titolo prima e dal nome del protagonista poi, come la filosofia Kantiana in esso rivesta un ruolo non marginale.

Sin dal primo capitolo l’autrice ci proietta in un mondo dove non esiste più nessuna legge morale. Uomini e donne, formiche li definisce lei, non fanno altro che correre avanti e indietro, calpestandosi a vicenda. Non sanno più cosa sia il rimorso. L’indifferenza emotiva nei confronti dei propri simili è l’unica cosa che li accomuna.

Immanuel, il nostro protagonista, sta aiutando suo fratello a sistemare l’insegna del nuovo negozio che aprirà a breve. È un po’ scettico riguardo al successo che questa nuova attività commerciale potrà riscuotere. Solo a suo fratello poteva venire l’idea di vendere sensi di colpa, non farà grandi affari!

 

E invece l’intuizione del suo congiunto non si dimostra sbagliata. Il negozio viene immediatamente preso d’assalto lasciandolo di stucco.

 

I sensi di colpa non servono a nulla, a meno che non nascano per aver violato un principio a cui si crede…Ma nessuna di queste formiche in coda ha più dei valori.

 

Dopo averci riflettuto su, Immanuel arriva alla conclusione che i sensi di colpa sono fondamentali per far capire alle persone i propri errori, in modo da correggerli e migliorarsi. Ma non serviranno a nulla finché gli uomini continueranno a brancolare nelle tenebre dell’egoismo che avvolgono il mondo. C’è bisogno di una morale, di recuperare una coscienza, per poter capire cosa è giusto e cosa non è giusto fare, per vedere la luce. E se suo fratello ha aperto un negozio di sensi di colpa, chi impedisce a lui di vendere coscienze?

Da questo momento in poi entriamo nel cuore vero e proprio del romanzo, dove Claudia Maschio, tramite il dialogo con persone e oggetti, ci porta a riflettere su tutti quei concetti etici che molto spesso non ci prendiamo la briga di prendere in considerazione.

Mi ha incuriosito il pensiero che riporta sugli esseri inanimati. Sembrano essere loro i veri detentori della sapienza in questo libro. Bellissime le pagine dove vi è il confronto tra il protagonista e il suo vocabolario. Ecco un assaggio.

 

“Al mondo esistono tre categorie di esseri senzienti. Gli uomini… hanno manifestato… uno scarso grado di capacità collaborativa. Diffidano gli uni degli altri e tendono a lasciarsi dirigere da istinti egoisti…La seconda categoria è data dagli animali e dai vegetali…Al contrario degli esseri umani, hanno sviluppato società dalle regole semplici, precise, inesorabili. E uccidono solo per sfamarsi, oppure per difendersi… La terza categoria… siamo noi oggetti. Non ci mangiamo l’un l’altro, né ci nutriamo di altri esseri. Mai ci siamo macchiati di un delitto…nel nostro caso una morale è del tutto inutile, ma nel vostro…”

Non so a voi, ma a me piacerebbe davvero tanto poter discutere con i miei libri, e con questo libro in particolare visto la peculiarità argomentativa che lo contraddistingue. L’autrice è stata davvero abile nell’inserire in questa trama, che sembra affacciarsi dal delirio del sonno, tanti piccoli sprazzi di verità. Da questa dissertazione filosofica sui generis, emerge prepotente l’egoismo dell’uomo, ma anche il suo bisogno d’amore, unica guida certa in una realtà confusa e caotica.

Ma questi sono solo alcuni degli innumerevoli temi affrontati in questo romanzo surreale che, nonostante la mole di “Pensiero” che racchiude, arriva facilmente al lettore grazie ad una scrittura fluida e ricca. Degna di nota è anche la musicalità che scaturisce da queste pagine, dove le frasi, grazie alla ricca punteggiatura, scorrono leggiadramente, nonostante a volte si disquisisca senza arrivare a un dunque (forse perché, come capita spesso quando si parla di temi filosofici, un punto d’arrivo non sempre  c’è).

 

Tuttavia, dopo questa lettura, diverse domande si sono affacciate alla mia mente; vorrei riproporvele per azzardare insieme qualche ipotesi.

Secondo voi l’uomo è egoista per natura? Qual è il fine ultimo della sua esistenza? E in che modo si dovrebbe vivere se oltre questa vita ci fosse solo il nulla?

Attendo le vostre risposte cari amici. Nel frattempo vado a riporre questo libro nella mia libreria, così potrà conversare liberamente con gli altri che avrà affianco. Sicuramente riceverà complimenti anche per il bellissimo scorcio  di Van Gogh (Notte stellata) che sfoggia in copertina.

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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