Donne di nessuno
Raccolta
Neri Pozza editore
1 maggio 2026
cartaceo e-book
228
È una notte del destino quella del 14 agosto 1947: da un tratto di penna sull’immenso subcontinente indiano nascono due Paesi distinti, India e Pakistan. Ma i confini tracciati sulla carta sono ignari delle vite che travolgono. Così, milioni di uomini, donne, bambini si mettono in marcia in un esodo da Apocalisse, nelle opposte direzioni, esiliati da sé stessi, e da quella che fino al giorno prima era la loro terra. Un’umanità muta e prostrata, da cui affiorano alcuni volti. Sono i volti delle eroine di questi racconti, donne che, in ogni epoca e a ogni latitudine, pagano il prezzo più alto, e qui, seppur oppresse da ruoli millenari, rimangono custodi di una forza sottile. C’è una giovane restituita a un’unione senza amore dopo che il suo sposo, creduto morto, torna da un campo profughi a reclamarla; un’esule trapiantata a New York che, schiacciata dal peso del passato, precipita in una spirale di smarrimento; una ragazzina venduta, che nel silenzio prepara la sua vendetta paziente; una madre bloccata dalla parte sbagliata della frontiera per un gesto d’amore trasformatosi in condanna; una moglie che deve riassemblare i pezzi del suo matrimonio dopo una tragedia da cui è impossibile riprendersi, e un’altra ancora che vende il suo corpo per sottrarre sé stessa e il marito all’inedia. Con uno sguardo che riesce a essere spietato e insieme compassionevole, Shobha Rao racconta di storia in storia uno sradicamento violento che non può ripararsi nell’arco di una sola generazione, e le esistenze strappate e intrecciate di queste donne di nessuno, te spezzate ma mai del tutto vinte.
“Poteva la pietà a braccetto con la lussuria creare i presupposti per un matrimonio?” da “Donne di nessuno” di Shobha Rao
“Donne di nessuno” di Shobha Rao edito da Neri Pozza consiste in una serie di realistici racconti ambientati perlopiù al confine tra India e Pakistan. Siamo nel 1947, durante il conflitto tra i due stati, uno a maggioranza indù e l’altro a maggioranza musulmana. Esso sconvolse la vita a migliaia di persone residenti soprattutto nella terra di mezzo al centro della disputa. È la storia di un grande esodo, di donne abbandonate a loro stesse perché rimaste senza un uomo accanto o vendute dalle loro famiglie. Nessuna possibilità di scegliere il proprio
destino in un paese in guerra dove la priorità diventava lottare per la propria sopravvivenza quotidiana.
“Ogni madre dirà solo – quel treno era pieno di bambini”
La scrittura di Shobha Rao è molto forte e incisiva. Il tema stesso lo richiede e l’autrice non edulcora una realtà così spietata. Il periodo storico è perfettamente raccontato, non attraverso una narrazione nozionistica, bensì tramite il percorso delle sue protagoniste. È una raccolta di racconti aventi al centro le donne, creature apparentemente fragili alla mercé degli uomini e della vita.
Ci troviamo nel 1947. In seguito alla partizione dell’India britannica, scoppia una guerra tra India e Pakistan poiché entrambi i paesi mirano ad avere il controllo del Kashmir, la terra di confine, dove la maggior parte degli abitanti è di origine musulmana mentre il governo è induista. La guerra termina due anni dopo e il Kashmir viene diviso in due amministrazioni ben separate quindi le diatribe non terminano mai veramente. Come ben si sa, la guerra non ha mai dei veri vincitori e a perdere è sempre la popolazione. L’autrice ci narra di grandi e sofferti esodi, fughe vere e proprie per la sopravvivenza. Se precedentemente le donne non avevano alcun valore se non come merce di scambio, una volta trasformatesi in vedove, diventano un peso inutile per la società. Una donna senza la protezione di un uomo non è nulla ed è esposta a pericoli d’ogni genere.
“Capì anche che da quel momento sarebbe stata un frutto colto quasi controvoglia, un frutto che suo marito avrebbe guardato maturare e cadere con debole e freddo interesse”
Si tratta di una realistica fotografia dell’epoca, di quei luoghi estremamente poveri e tormentati. Alcuni racconti sono avvincenti e il ritmo di lettura si presenta rapido, altri invece appaiono più lenti e introspettivi. Tutti esaltano, non solo la forza femminile, ma anche la genialità. Nei momenti più critici, la donna più ingenua e totalmente priva di cultura si può trasformare in una silenziosa guerriera. La guerra delle donne non fa rumore, non desta sospetti poiché combattuta da creature ritenute prive d’importanza e d’attenzione. I risultati sono però sbalorditivi.
Le figure più significative sono quelle di Neela, Renu e Zubaida.
Neela è una ragazza ceduta in sposa quando aveva solo dodici anni, rassegnata al suo destino: vivere con una suocera autoritaria e con un marito violento. È quasi sollevata quando le comunicano la morte di quest’ultimo. La suocera sapeva bene che la loro vita sarebbe stata fortemente compromessa dalla morte del figlio considerate “donne di nessuno”. Neela è solo bisognosa d’affetto, vuole conoscere il calore di un abbraccio e non vuole andarsene senza essersi mai sentita amata.
Renu invece aveva voluto bene al marito e ricordava con affetto le serate estive ad osservare insieme il frutto del loro lavoro nei campi. Un fazzoletto di terra ma di proprietà. Nonostante il lutto, Renu è una ragazza ottimista che non si dà per vinta. È molto arguta, intelligente e pratica, pronta a cogliere ogni occasione che le si presenta per sopravvivere e ricavarvi il meglio.
“Perché una volta che avevi uno scopo, avevi tutto. Eri come un fiume che si faceva strada attraverso una gola, tra rupi scoscese e scogliere rosse; tutto ciò di cui avevi bisogno era dentro di te”
Zubaida ha una storia terribile alle spalle. È una povera bambina rapita dalla tenutaria di un bordello, abusata dagli uomini e sfruttata. Le hanno cambiato il nome, l’hanno fatta diventare un’altra persona anche se nessuno la tratta come tale. Ribellarsi è stato controproducente e inutile così è diventata apatica e rassegnata. Ma è questa la realtà? Oppure la sua rabbia è così grande da temere le esploda dentro prima che il suo piano si possa compiere? Una rabbia da tenere ben a bada.
È una lettura interessante dal punto di vista storico-culturale ma di forte impatto emotivo. L’autrice non indugia in particolari scabrosi ma descrive con spietatezza una terribile realtà. Anche i suoi personaggi appaiono realistici, le loro storie potrebbero sembrare reportage di vita vera. Nelle note Shobha Rao ci parla della legge, a fine conflitto, volta a “recuperare” queste donne abusate e considerate impure dalle famiglie una volta restituite ad esse. Esprime un’interessante riflessione sul termine “recovered” (recuperate) e “restored” (riabilitate). Il primo era quello usato dal Governo, l’altro invece esprime la realtà delle donne in questione :recuperare un essere umano è possibile mentre riabilitarlo riportandolo allo stato originario no.
Provate timore nell’approcciarvi a romanzi così emotivamente provanti?