Distanza di sicurezza
Romanzo
Neri Pozza editore
3 marzo 2026
cartaceo e-book
350
“Delle persone che amiamo bisogna tenere sotto controllo lo sguardo. Capire se il dolore si sta espandendo per risucchiare pure noi”
“Distanza di sicurezza” di Romana Petri edito da Neri Pozza, è il quarto capitolo della saga iniziata con “Ovunque io sia”. Ritroviamo la famiglia Dos Santos a Lisbona, più problematica che mai dove il capo famiglia è rimasto l’accentratore despota di sempre e i figli sono tutti individui non risolti. Con un certo impegno e una collaborazione straordinaria, sono riusciti a far sgretolare il legame di Vasco con l’odiata Albertini. Tra loro c’è una sorta di distanza di sicurezza da lui voluta forse per non cedere ai rimpianti. Lei si trova a Roma ed è un’artista molto famosa e affermata grazie ai suoi quadri in movimento, Vasco l’ha abbandonata senza una vera spiegazione ma lei non gli serba rancore. Vorrebbe riuscire a mantenere un rapporto amichevole con lui che però a messo un muro.
Arriverà però la resa dei conti, i due dovranno uscire dal limbo, chiudere con il passato e ricominciare. Dovranno decidere come. Ognuno per conto proprio o insieme?
“I come from another galaxy” mi disse la prima volta che la incontrai. E io non feci fatica a crederle. In tutti questi anni ho aspettato solo il momento di andarci con lei”
Ho letto tutta la saga di Romana Petri, la sua scrittura mi incanta sempre e non vedevo l’ora di leggere il quarto capitolo di questa lunga e meravigliosa serie.
Ritengo che Luciana Albertini (l’Albertini) sia uno dei personaggi più belli e singolari sino ad ora incontrati. Pare effettivamente appartenere ad un’altra galassia con il suo aspetto minuto da folletto, la sua sagacia, stravaganza, intelligenza e simpatia. E’ una donna semplice ma nello stesso tempo geniale. La semplicità si traduce in una sincerità disarmante, il genio invece non si esprime solo attraverso l’arte ma anche nel rapporto con gli altri. Il suo feeling con il cane Barabba, creatura altrettanto aliena con il quale lei comunica e dialoga poiché parlano una lingua tutta loro anche stando in silenzio. Ha una sensibilità acuta e grande capacità analitica nei confronti del suo prossimo. E’ così comunicativa, brillante e ingegnosa da risultare assai affascinante e amabile nonostante tutte le sue “stranezze”.
A chi non piacerebbe una come l’Albertini? Ai Dos Santos, ovviamente. Ma questo depone a suo favore. Definirli problematici sarebbe riduttivo. Hanno un passato decisamente degno di nota che ha avuto un grave peso sui discendenti, a partire da Vasco, marito dell’Albertini.
“Vasco era l’uomo più triste che avesse mai conosciuto”
Vasco è un uomo esteticamente bello ma indolente. E’ l’eterno infelice e insoddisfatto che non sa esattamente cosa desidera. Si lascia trasportare dagli eventi, o meglio, dalla sua famiglia. Il rapporto che ha con loro è malsano. Prova un’inconfessabile attrazione per la sorella gemella, Joana, una donna bellissima e altrettanto insoddisfatta che vive per compiacere il padre. “Il dinosauro”, così è soprannominato Tiago.
Tiago è un despota anaffettivo che desidera avere tutto e tutti sotto il suo controllo, un uomo di potere che si diverte nel ferire i più deboli, figli compresi. Colui che abbandonò una moglie bella e innamorata perché non sopportava di sobbarcarsi i sacrifici derivanti da una figlia disabile, Rita. Era convinto di non meritare i problemi di una famiglia così impegnativa. Aveva quindi sposato Marta, la sua amante, donna insignificante e assai meno attraente della moglie Maria do Ceu. La povera Rita era cresciuta passando da un ricovero ospedaliero all’altro per sottoporsi ad una serie di interventi poiché nata con gravi deformità. Tra tutti i Dos Santos è curiosamente la più indipendente, l’unica a non esser succube del padre che pare disprezzarli tutti e si diverte a ironizzare sulle loro fragilità. Lei appare indifferente.
Come può esser finita in una simile spirale di pazzia (negativa) una donna piena di luce come l’Albertini? Se è vero che l’oscurità serve per valorizzare la luce, è proprio ciò che risulta da questa narrazione. Essa si svolge su due piani ambientali differenti. Lisbona e Roma. Due città stupende descritte con evidente affetto dall’autrice. Vasco rappresenta l’ombra e il caos (negativo) fatto di incertezza, malessere e confusione emotiva. La luce invece è l’Albertini che, nonostante subisca la separazione impostale dal marito senza spiegazione alcuna, rimane fedele a se stessa cercando di vivere la sua vita come meglio può. Il suo è un caos positivo, fatto di colori, affetti, passione e voglia di sperimentare. I due percorsi di vita sono nettamente separati ma camminano parallelamente, si alternano. Dopo il buio claustrofobico della mente di Vasco, arriva la ventata di brezza portata dall’Albertini che ci dà respiro.
“Abile giocatore aveva capito che lei era se stessa dappertutto. Lui, invece, dappertutto era sempre un altro”
La scrittura di Romana Petri è così bella e analitica che renderebbe interessante qualsiasi storia, questa lo è già di suo, quindi rappresenta la combinazione perfetta. E’ assolutamente necessario leggere anche i prequel, in caso contrario potreste trovare questa lettura lenta. Per chi invece conosce già i personaggi e ciò che li ha portati sino a quel punto, si ritroverà immerso nel loro mondo curioso di conoscerne la conclusione, e si ritroverà in fondo quasi senza accorgersene. Questa volta non è la famiglia ad essere al centro della narrazione (ha comunque un suo ruolo) ma il rapporto di coppia quando è fatto di squilibri, egoismo che porta all’invidia verso i successi dell’altro.
Confesso di aver inizialmente fatto il tifo per Vasco e l’Albertini, ma poi, in corso di lettura mi sono accorta di provare antipatia verso di lui. L’ho sempre considerato una vittima della sua famiglia ma in questo romanzo ho dubitato fortemente della sua intelligenza, mi ha irritata per la sua inettitudine di fronte alla nullità che è la sua famiglia. I sentimenti che i personaggi suscitano in noi sono il risultato di una scrittura convincente.
Voi cosa ne pensate?