Dignità
Saga familiare
Feltrinelli
16 maggio 2026
cartaceo e-book
368
Una foto in bianco e nero, postata per caso su un social network, riapre una ferita e dà l’avvio a un’indagine. Sorridono, eleganti e innamorati, Leman e Asllan Ypi: è il 1941, la guerra infuria, eppure nulla sembra turbare quella luna di miele sulle Alpi. Ma per la loro nipote Lea quell’immagine è uno squarcio sul non detto, su una storia familiare avvolta da anni di silenzio.
Chi era veramente nonna Leman? Perché parlava francese nonostante fosse cresciuta come nipote di un pasha a Salonicco? Cosa la spinse, appena diciottenne, a lasciare la città per iniziare una vita da sola in una Tirana intrisa di “profumo Chanel e di pecora”, con l’Albania satellite del regime di Mussolini? Come si innamorò e sposò un socialista simpatizzante del Fronte Popolare? E soprattutto, cosa si nascondeva dietro quel sorriso tra la neve di Cortina d’Ampezzo, mentre tutta l’Europa veniva ridotta in cenere?
“La patria era solo un’idea dentro la sua testa oppure un posto reale del mondo?” da “Dignità” di Lea Ypi
“Dignità” di Lea Ypi pubblicato da Feltrinelli editore, è un’indagine che risale a due secoli precedenti di storia. L’autrice ritrova una vecchia foto della nonna che sorride durante un soggiorno sulle Alpi come se in quel momento il mondo non fosse sconvolto dalla guerra. Come se la cosa non la toccasse. Questo contrasta con l’idea che ha sempre avuto di lei. Eppure gli interrogativi sono tanti, così come le contradizioni e Lea è ben decisa a fare chiarezza. Desidera conoscere la vera Leman Ypi. Decide così di scavare nel suo passato, arrivando a leggere i rapporti
della polizia segreta sulle spie comuniste, le testimonianze in tribunale, confrontando il tutto con le memorie della nonna.
“Il mio nome è Leman, ma puoi anche chiamarmi Ibrahim Bey”
Queste sono le prime parole della protagonista di questa storia. Si tratta di realtà, non vi è nulla di romanzato, è frutto di un’attenta e scrupolosa indagine da parte dell’autrice su sua nonna Leman. Una ricerca coraggiosa poiché avrebbe potuto portare a scoperte inaspettate e mettendo in discussione la sua visione di lei. Il desiderio di capire veramente chi fosse, è andato oltre ogni remora e ci ha regalato un racconto che raccoglie generi diversi. Ha la precisione e la veridicità di un saggio, narra la storia di una famiglia partendo dalle origini quindi abbraccia il genere storico e la saga familiare.
“Aveva capito che per conservare la speranza bisognava rinunciare alla certezza”
Leman nasce da una nobile famiglia ottomana, il nonno era un pasha ma non l’ha mai conosciuto poiché è nata lo stesso giorno della sua morte. Una morte, a parere della nonna, ingloriosa. Questo perché dovuta ad un’indigestione di baklava dopo un prolungato periodo di digiuno. Ufficialmente, era stato un infarto a portasi via Ibrahim Pasha. E la piccola Leman ne aveva adottato il nome. Una ragazzina sveglia, vivace ma ben educata come si conviene ad una signorina. Vive a Salonicco con la famiglia ma il suo pensiero diventa sempre più autonomo, le sue idee più chiare e la sua volontà più forte. Rifiuta l’ambiente patriarcale in cui è cresciuta e si trasferisce in Albania. È solo una ragazza e, con l’entusiasmo della sua età, si innamora di Aslan Ypi che sposerà.
Aslan è figlio di una persona in vista nel Paese. Le sue origini sono aristocratiche e la sua è una famiglia di ricchi proprietari terrieri, questo lo renderà poi oggetto di persecuzione durante il regime comunista albanese. Aslan è colto, studia giurisprudenza e ha idee socialiste nonostante l’ambiente in cui è cresciuto. Subirà il carcere durante il regime di Hoxha in Albania. Avrà sempre il supporto della moglie Leman.
“Per lei definire o percepire qualcosa come fato era solo un modo per convertire decisioni umane in misteriose forze naturali, così da riuscire a conciliarsi con le conseguenze”
Questa è una lettura interessante quanto impegnativa. Innanzitutto si tratta di fatti reali, sia storici che culturali. Ciò che l’autrice ci narra non nasce solo dalla memoria o da racconti tramandati oralmente ma da indagini, analisi attenta dei fatti riportati su ogni documento del quale poteva venire in possesso. Attraverso letture, interviste e ricordi Lea Ypi ha ricostruito, non solo la vita dei suoi nonni e la storia dell’intera famiglia, ma anche un’intera epoca storica. Si parte dalla decadenza dell’impero ottomano, per giungere ai cambiamenti avvenuti nei Balcani e alle due guerre mondiali.
Affronta il concetto di dignità (mai persa dalla nonna) non solo come un sentimento appartenente al singolo o a una famiglia. Vi dà un significato più ampio che riguarda l’essere umano, consiste nello sforzo di dare un senso morale alle proprie azioni.
Il linguaggio è comprensibile ma i contenuti sono impegnativi quindi il ritmo non è sempre rapido. La scrittura di Lea Ypi è incisiva ha un taglio giornalistico ed è imparziale nonostante scriva di persone a lei care. Grazie alla sua narrazione esse diventano vivide, vere, prendono vita attraverso i dialoghi che lei immagina mantenendo una stretta connessione con realtà. Hanno carattere, il fatto che vivano tempi travagliati, lo fa emergere prepotentemente.
“Era stanca per il lavoro, avrebbe preferito parlare di Rousseau, aveva trovato noiosa la conversazione o antipatico il ragazzo?”
Romanzo interessante e curato dal punto di vista storico. La sua lettura comporta un’elevata soglia di attenzione per la comprensione degli eventi storici che si succedono rapidamente, e del contesto politico dell’epoca. Anche quest’ultimo narrato con precisione.
Gli spunti di riflessione sono molti, il più importante è questo: che cosa sappiamo davvero di chi amiamo?