Libri,  Narrativa

Recensione: Di-Scorsi di Andrea Monotti

Di-Scorsi Book Cover Di-Scorsi
Andrea Monotti
Narrativa
a cura di Vittoria Gravina
Ebook-Cartaceo
42

È quando siamo di fronte a un bivio che ci accorgiamo chi siamo. Se siamo abitudinari o avventurieri, se siamo reattivi o passivi e se gli amici che abbiamo intorno sono cari o sono solo conoscenti.

Oppure accade di non accorgersene. Succede lentamente, come in un sogno, di camminare le azioni della vita e non sentirle più pienamente; i colori diventano piatti e le sensazioni si affievoliscono fino a diventare un ricordo. È allora che siamo soli quando non vorremmo esserlo. Che ci sentiamo soli anche in mezzo a una folla. È così che Giacomo, in un viaggio nei dì scorsi, vive la ricerca di attimi e persone, e quel 'luccichio' delle conversazioni diventa allora patina e le persone, a cui faticosamente cerca di dare un ruolo nella propria vita, memoria di assenze. Una riflessione che ci tocca tutti da vicino e che ci unisce nel viaggio per ritrovare noi stessi.

Si può descrivere la propria vita amorosa in quarantadue pagine?

Potrei dire sì, ma anche no. E’ questo ciò che Andrea Monotti ha fatto nel suo racconto.

Devo ammettere che se anche possano sembrare poche sono veramente troppe pagine da digerire per il modo in cui sono state scritte ed è trattata la tematica.

Giacomo, il protagonista, passa da una donna all’altra, da un discorso all’altro, da una vicissitudine all’altra in meno di una paginetta, a volte mezza, senza lasciarti il tempo di capire bene cosa sia veramente accaduto.

Personaggi piatti, tutti uguali l’uno all’altro, a parte che sono tutte donne tranne lui ed il suo migliore amico, Stefano, che viene citato solamente quando devono andare nei locali.

Dicevo, le donne descritte sono tutte uguali, le si differenzia l’una dall’altra solo per una caratteristica anziché per il carattere vero e proprio: ad esempio c’è la logorroica, la madre, la quarantasettenne, quella con gli occhi verdi,… come quando vedi i manga di Wataru Yoshizumi e capisci che il personaggio non è sempre lo stesso solo per il tipo di capelli che la mangaka gli ha disegnato.

Ognuna pare essere la donna della vita di lui, quando, in meno di due righe e spesso senza sapere chi egli sia, gli si approcciano sessualmente… leggendo questo, a volte ti domandi “Ma sto Brad Pitt romano esiste davvero?”

E dovrebbero visto il carattere nullo di lui e come parla male il romanesco: a tratti in dialetto per poi finire con l’italiano pulito…

In tutta onestà posso dire da romana, nata e residente a Roma, che leggere una frase in questa maniera stucca tantissimo.

Lui resiste a tutte, ma alla fine sempre nel giro di una due righe ci va a letto per poi rendersi conto di quanto siano promiscue e allontanarsi da loro, dando a noi lettori la spiegazione che lui “è un bravo ragazzo”!

I luoghi sono palesemente descritti tramite Google Maps: vengono citati nomi di vie e percorsi senza descrizioni, anche quando le ragazze vengono portate in posti romantici, che, ovviamente non descritti, non ti fanno entrare nella scena appieno.

Anche un australiano mai venuto a Roma scriverebbe un racconto più dettagliato nei luoghi e nelle emozioni, che non esistono né si percepiscono in questo. Le tempistiche non sussistono: un minuto prima racconta di quando stava con la ex storica, una riga dopo se la fa con un’altra, è pesante leggere una cosa del genere.

Non parlo del finale per non fare spoiler ma posso dirvi che è tremendo e non si capisce. Uno scrittore che si rispetti non deve mettere in bocca a chi legge le situazioni, ma fargliele capire descrivendole, cosa che Monotti non fa.

Solo alla fine ho letto la biografia dell’autore: Andrea Monotti è un poeta, infatti ha creato un romanzo in stile ermetico togliendo però il significato da ogni singola frase.

 ANDREA MONOTTI

Appassionata di lettura, legge di tutto, oltre che vedere qualsiasi film e ascoltare qualsivoglia brano musicale.

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