romanzo storico
Fazi Editore
21 aprile 2026
ebook, cartaceo
432
Due famiglie legate al mare e alla terra.
Tre donne unite da una maledizione.
Salento, primi del Novecento. Alla vigilia dell’Immacolata, Cosma Guadalupi perde il marito in una notte di tempesta. Mesi dopo nasce Minerva, la loro ultima figlia, che tutti chiamano Mina. Fin dal principio, Mina si dimostra diversa dalle sorelle, poiché porta in sé i doni della nonna masciara, Nilde, la strega alla quale il paese si è sempre rivolto per guarigioni e malefici. Ribelle e oscura per natura, Mina è esclusa dalle altre bambine e allontanata da Cosma. Gli anni trascorrono nel casolare dei Guadalupi, che assiste a guerre e tumulti. Mina intanto diventa una giovane donna, e incontra Vincenzo Malerba, con cui avrà dei figli e il cui destino sarà legato al mare.
La loro ultimogenita, Rosa, deciderà di non rassegnarsi alla sofferenza che ha segnato tutte le donne Guadalupi, a partire dall’antenata Almuneda. Prenderà in mano la propria vita e lascerà il paese per sottrarsi alla madre e alla miseria.
Alessia Coppola, con uno stile ricco e avvolgente, riflette sul legame profondo tra donne diverse ma unite da segreti inconfessabili e ci regala un romanzo impetuoso e viscerale sul destino che sembra già scritto e sul coraggio che a volte ci permette di cambiarlo.
Una storia su un’eredità antica che si trasmette di madre in figlia, ambientata in un Salento misterioso e primordiale in cui vita e morte seguono le sempiterne regole della natura.
«Lei erediterà la maledizione di mia madre, sarà una masciara».
«Perché lo dici?».
«Perché negli occhi ha un fuoco che ho visto solo in quelli di Nilde. Le sue sorelle temono il buio, ma lei no, non ha paura di niente».
Voi credete alla superstizione, ai riti magici che si tramandano di generazione in generazione? “Nate dalla tempesta” di Alessia Coppola, Fazi Editore, è un romanzo dove questo aspetto accompagna le protagoniste per tutta la loro vita. La storia segue tre generazioni di donne segnate dall’eredità delle “masciare”, figure della tradizione popolare pugliese, in modo diverso per ciascuna di loro.
Nilde è la vera “masciara” del paese, Carovigno, e tutti si affidano a lei per curare malanni ma non solo, per ricevere filtri d’amore o addirittura per gettare il malocchio contro qualcuno. La figlia Cosma ripudia la madre dopo averla vista in un rito particolare, e per tutta la sua vita cerca di tenerla lontana dalla sua famiglia e dalle sue figlie. Ma Mina, la più piccola, ha nel sangue lo stesso potere della nonna. Cosma non se ne da pace, non riesce a provare un briciolo d’amore per quella bambina che ogni giorno di più le ricorda la madre, e finisce per allontanarla e abbandonarla a se stessa.
Crescendo, Mina capisce di essere come Nilde, che la accoglie nella sua casa e le insegna tutto quello che sa. Alla sua morte, Mina prende il posto della nonna, promettendosi però di usare i suoi poteri solo a fin di bene. Ma la vita riserva a Mina tragedie pesantissime da sopportare, e la storia della vita delle donne Guadalupi si ripete con l’ultima figlia di Mina, Rosa. La quale però riuscirà a trovare il riscatto e la felicità che le altre donne della sua famiglia non sono riuscite a raggiungere, e mettendo finalmente un punto felice nella loro saga.
Questo romanzo è molto intenso, con un’atmosfera spesso cupa e malinconica e con numerosi eventi dolorosi. Uno degli aspetti che mi è piaciuto di più è sicuramente l’ambientazione. Il Salento diventa un vero protagonista della storia, il mare, le campagne, le tradizioni popolari e il folklore contribuiscono a creare una figura intensa e suggestiva dove le protagoniste si muovono e vivono.
Le donne di questo romanzo sono figure eccezionali. Forti, selvagge e selvatiche, spigolose, ma anche capaci di amare in modo totale e fedele, tanto da perdere la ragione quando questo amore viene meno. Figure molto complesse, ma credibili e profondamente umane. Tutte loro attraversano traumi e conflitti che si tramandano di madre in figlia, si piegano ma non si spezzano. Il dolore che trasuda dalla narrazione è quasi palpabile, diventa un compagno silenzioso che non le abbandona mai.
“Più si guardava intorno, più Rosa si ritrovava a riflettere sul ruolo delle donne nella sua famiglia di origine. Nessuna, a parte Amara, aveva provato a slegarsi da quella rete, nessuna aveva cercato di essere indipendente. Nessuna disobbediva alle regole e alle convenzioni. Quanto era radicata in loro la paura di del giudizio o della solitudine?”
“Nate dalla tempesta vuole portare il messaggio della rinascita, del cambiamento, del coraggio di essere femmina, con tutto ciò che questo comporta, perchè sappiamo guardare nell’abisso e al tempo stesso elevarci alle stelle. Vuole essere un riscatto, per Rosa, che rappresenta tutte le donne a cui è stato sottratto qualcosa, per la mia famiglia, per me.“
Questo dice l’autrice sul suo romanzo, e io non posso che sottoscrivere ogni parola.

Mamma appassionata di libri fin dall’infanzia.
Sono una lettrice compulsiva, non c’è momento che non sia buono per leggere! Amo tutti i generi di libri, ma prediligo noir, gialli, thriller e romanzi d’autore.