Miracolo a Sant'Anna
romanzo storico
Fazi Editore
19 maggio 2026
ebook, cartaceo
276
Alpi Apuane, 1944. Il gigante nero Sam Train, soldato della 92a divisione, è convinto di poter diventare invisibile: a donargli questa miracolosa capacità è la testa di una statua trovata a Firenze, che Sam porta sempre appesa alla cintura. Ha deciso di disertare, ma dopo aver abbandonato la sua compagnia incappa in Angelo, un orfano italiano che soffre di amnesia e vive in uno stato semiselvatico. Quando lo salva da un attacco tedesco nella valle del Serchio, tra i due si instaura un legame silenzioso e fiabesco. Il bambino però è gravemente ferito e Sam accetta di ricongiungersi ad alcuni compagni diretti al quartier generale affinché riceva le cure necessarie. Il gruppo arriva invece in un lugubre borgo: è Sant’Anna di Stazzema, che, come scopriranno, è da poco stata teatro di un terribile massacro. Mentre rischiano la vita per un paese in cui sono trattati con meno rispetto dei nemici che combattono, i soldati riscoprono l’umanità nel piccolo villaggio toscano: nei contadini che li ospitano, nell’affetto inespresso di un bambino orfano, in una ritrovata fiducia nel prossimo. E anche di fronte a una tragedia indicibile, imparano – e noi con loro – a riconoscere i piccoli miracoli della vita.
James McBride, una delle voci letterarie più autorevoli del panorama statunitense attuale, con la sua straordinaria abilità di narratore racconta un episodio cruciale della seconda guerra mondiale in Italia, illuminando con toni ironici l’esperienza dei soldati neri inviati nel vecchio continente e parlandoci del potere salvifico dell’incontro con l’altro, l’unica possibilità di sopravvivere alla realtà mortifera della guerra.
“Miracolo a Sant’Anna” di James McBride è un romanzo del 2002 che la casa editrice Fazi Editore ha ripubblicato quest’anno con una nuova traduzione.
La storia si svolge in Italia nel 1944 durante la Seconda Guerra Mondiale. Un gruppo di soldati americani di colore si ritrova intrappolato in un borgo toscano, Sant’Anna di Stazzema, dove pochi giorni prima si era compiuto un atroce massacro da parte dei tedeschi. I quattro stanno aspettando truppe di rinforzo per oltrepassare le montagne, e vengono ospitati da alcuni contadini del luogo. In questi giorni di immobilità forzata, soldati e uomini comuni impareranno a conoscersi e a creare un gruppo, a trovare qualcosa di bello anche in mezzo al caos e a dare un significato concreto a ciò che può essere definito “miracolo”.

Una delle cose che mi è piaciuta di più è che “Miracolo a Sant’Anna” non è solo un romanzo di guerra. La guerra fa da sfondo alle vicende, ma la vera essenza è capire come persone molto diverse riescano a creare legami in una situazione estrema. I quattro soldati che arrivano a Sant’Anna non sono affiatati, sono lì a combattere perchè costretti o perchè vogliono affermare il loro valore. Riescono ad unirsi come gruppo solo dopo essersi confrontati come persone, e non sempre il rapporto che si è creato è positivo.
“Ma Bishop, lui aveva autorità sugli uomini. Persino Stamps gli doveva dei soldi, persi a carte. Non erano mai andati d’accordo. Bishop rappresentava il tipo di nero che Stamps disprezzava: il tipo di nero che riportava la razza indietro di cent’anni sfoderando sorrisi imbecilli, tutto denti davanti ai bianchi, e raggirando i suoi simili a carte e con i discorsi su Dio.”
Un altro importante argomento che l’autore tratta in questo romanzo è la discriminazione razziale tra bianchi e neri all’interno dell’esercito americano. Nonostante si viva in un clima di terrore e incertezza, dove l’uomo accanto a te può fare la differenza tra la tua vita o la tua morte, gli uomini di colore sono quasi sempre considerati inferiori all’uomo bianco. Giudicati inetti, stupidi, inaffidabili, i neri non hanno possibilità di riscatto nemmeno in questa situazione.
Alcuni di loro hanno seguito volontariamente l’arruolamento proprio per cercare di elevare il proprio stato, ma appare molto chiaro che nonostante il loro impegno e il loro sacrificio per la guerra, una volta tornati in patria per loro non sarebbe cambiato nulla.
“Un nero non riusciva nemmeno a concepire una simile scarica d’odio. Un nero cercava di guadagnare qualche soldo, di risparmiare abbastanza da comprare il latte ai figli, di sopravvivere a quella sconsiderata guerra, eppure, quando fosse finita, quando fosse cessato ogni combattimento e tutti fossero tornati amici, un tedesco sarebbe potuto andare in America e vivere bene, aprire una fabbrica, inserirsi nel mondo degli affari, gestire una banca, mentre Stamps sarebbe sempre stato… un negro. Sarebbe stato fortunato a trovare lavoro come postino, a consegnare loro la corrispondenza.”
La scrittura di McBride è fluida e coinvolgente, con un tono sempre delicato e a tratti ironico. Non ci presenta un romanzo storico rigoroso,
ma mescola elementi reali con altri più misteriosi, non troppo convenzionali. I personaggi sono tutti ben definiti e curati, ognuno di loro incarna una peculiarità precisa: il generale bianco indistruttibile nonostante le atrocità, il capitano incapace che viene rimbalzato da un reggimento all’altro, il nero che scommette su tutto e tenta di salvarsi a discapito degli altri, o quello forte come una roccia ma con un animo mite e ingenuo, con quel candore tipico di un uomo buono senza istruzione.
Ho davvero amato molto questo romanzo, e se vi piacciono le storie che parlano di salvezza, amicizia e fede, allora non potete perderlo.

Mamma appassionata di libri fin dall’infanzia.
Sono una lettrice compulsiva, non c’è momento che non sia buono per leggere! Amo tutti i generi di libri, ma prediligo noir, gialli, thriller e romanzi d’autore.