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Recensione: “La ragazza senza nome” di Elda Lanza, Salani Editore

La ragazza senza nome Book Cover La ragazza senza nome
Elda Lanza
Narrativa, giallo
Salani Editore
11 giugno 2020
cartaceo, ebook
165

Nella roggia di Sanpietro c’è un cadavere. Il corpo di una giovane donna è riverso nel canalone; nessuno sa chi sia, nessuno ne ha denunciato la scomparsa. L’ultima persona ad averla vista viva è Beatrice Longoni, che l’ha accolta in casa propria durante una notte buia e agitata.

Ma Beatrice non fa in tempo a raccontare com’è andata, perché dopo che Max Gilardi ha deciso di assisterla, un’esplosione misteriosa la mette a tacere per sempre. E mentre la scia di sangue si allunga, inarrestabile, per Gilardi arriva il momento di scendere in campo e indagare su una catena di omicidi in cui niente è come sembra e il vero e il falso si intrecciano.

Nel suo romanzo postumo, Elda Lanza, indimenticabile signora del giallo italiano, costruisce ancora una volta con mano sapiente una storia capace di ammaliare, grazie alle sue atmosfere cariche di fascino e ai personaggi segnati da un destino tanto crudele quanto imprevedibile.

“Rimasto solo nello studio, Gilardi spostò con la mano la pagina del giornale con la fotografia della ragazza senza nome. Poi ci ripensò. Sollevò la pagina, la ripiegò sino a ottenere di avere la ragazza da sola, non confusa con titoli in neretto e sottotitoli a caratteri cubitali. Era sola”

 

Non sono un’esperta del genere, ma i gialli, quelli classici, sono una delle letture che, soprattutto d’estate, non mi faccio mai mancare. Adoro le opere di Agatha Christie e di George Simenon, perché hanno una classe e un ritmo narrativo che si potrebbero definire garbati e costituiscono una lettura che si addice ai tempi rallentati delle vacanze. Dico questo perché ho riscontrato la stessa atmosfera anche in La ragazza senza nome di Elda Lanza, dove la narrazione è declinata ai nostri giorni e trasposta in un contesto italiano, più precisamente napoletano, acquisendo quindi una dimensione contemporanea e più affine alla nostra cultura.

Come in altri romanzi dell’autrice, recentemente scomparsa all’età di 95 anni, il protagonista è Max Gilardi, un avvocato molto attraente che gode di una certa popolarità per i risultati ottenuti in aula, ma anche per aver partecipato a eventi televisivi. A determinare la sua figura, circondata nella vita come sul lavoro da donne che in modi diversi lo amano e lo ammirano, è il carattere deciso e determinato e la sua ferma aderenza all’etica professionale volta alla tutela del proprio cliente, che in questo caso è Beatrice Longoni una vedova quarantenne costretta dal terremoto a stabilirsi, assieme alla figlia di sedici anni, in un palazzo di Napoli dove fa le pulizie.

Dopo averlo visto in tv, la donna si è rivolta a lui poiché ha deciso di rendere noto il fatto che lei sa di chi sia il corpo ritrovato senza vita in mezzo all’immondizia nella roggia di Sanpietro, un ritrovamento di cui tutti i giornali parlano poiché la vittima, la cui scomparsa non è stata denunciata, non ha ancora un nome.

Bea Longoni confessa dunque al suo avvocato di aver conosciuto la ragazza alcuni giorni prima per la strada e che, impietosita, l’aveva anche ospitata a casa, visto che si trattava di una giovane donna che non parlava, forse perché straniera o un po’ ritardata, e che vagava vestiva di una sporca tunica senza aver altro con sé. Nonostante le avesse offerto ospitalità e “una cuccia” dove trascorre la notte, al mattino la ragazza era misteriosamente sparita senza portare con sé nemmeno l’abito che lei le aveva generosamente lavato.

Dopo il colloquio, l’avvocato Gilardi decide di assistere la donna, organizzando per prima cosa un incontro della stessa con l’ispettore Scalzi. Purtroppo però la sua nuova cliente non arriverà a deporre alcuna testimonianza perché alcuni giorni dopo verrà uccisa in un rozzo attentato mentre si sta recando al commissariato. Da questo momento Max Gilardi comincia ad indagare, su questi e altri omicidi che, è evidente, sono riconducibili alla ragazza senza nome. Rimane personalmente colpito soprattutto per l’uccisione di Annagloria la figlia di Beatrice Longoni, che, dopo la morte della madre, Gilardi stesso aveva deciso di rappresentare e di tenere sotto la sua tutela. Non si era fatto scrupolo, convinto fino in fondo del suo ruolo, a coinvolgere anche la sua famiglia per cercare di aiutare Annagloria, dimostrando di non essere solo il freddo e professionale avvocato che tutti conoscono, ma un uomo capace di gesti inaspettati. Ed è proprio in questo frangente che viene resa molto chiaramente, ma espressa quasi sottovoce, la tensione tra le questioni lavorative e quelle personali che la vita pone a Gilardi.

Quando ci sono troppe domande, è difficile avere una sola risposta.

Pagina dopo pagina ci si addentra dunque in un intreccio dove la realtà si frantuma e dove nulla è ciò che sembra. Max Gilardi, però, con la sua determinazione riuscirà a venire a capo della vicenda, mantenendo sempre il suo spessore e la sua innata capacità di guardare con occhio disincantato le persone con cui ha a che fare. E’ capace, infatti, di riuscire a scavare nei fatti e scoprire elementi che delineano un quadro diverso da quello che si pensava all’inizio, tanto che alla fine riuscirà a dare un nome e trovare chi darà una sepoltura a quel corpo, fino a quel momento, non reclamato da nessuno.

Probabilmente la sensibilità di Elda Lanza si manifesta proprio nel suo personaggio, nella struttura narrativa e nella sua scrittura in punta di penna, rendendo chiaro il perché sia stata definita la “signora del giallo italiano”.

La ragazza senza nome è dunque una scrittura sapiente, garbata e con un finale impossibile da immaginare.

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