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Recensione: “La mezzaluna di sabbia. Le ultime indagini di Gori Misticò” di Fausto Vitaliano, Bompiani

La mezzaluna di sabbia. Le ultime indagini di Gori Misticò Book Cover La mezzaluna di sabbia. Le ultime indagini di Gori Misticò
Fausto Vitaliano
Narrativa, Noir
Bompiani
17 giugno 2020
cartaceo, ebook
345

Gregorio detto Gori Misticò: maresciallo dei carabinieri, una predilezione per Topolino e una cicatrice all’altezza del cuore. Dopo anni in servizio al Nord è rientrato a San Telesforo Jonico, il paesino calabrese dove è cresciuto, ma ora è in aspettativa. Nessuno sa perché tranne il suo amico Nicola Strangio, oncologo in un grande ospedale milanese.
I pochi abitanti del paese lo vedono spesso avviarsi verso la spiaggia del Pàparo, una mezzaluna di sabbia senza un bar o un filo d’ombra, ma dove ancora nidificano le anatre e il mare scintilla come i più nitidi ricordi di gioventù. Gori non ha più voglia di lottare contro il male, che trova sempre il modo per avere la meglio. Eppure, quando il giovane brigadiere Costantino invoca il suo aiuto per un caso di omicidio, qualcosa lo spinge a iniziare l’indagine...

Tutti conosciamo la paura annidata nello scorrere del tempo, la tentazione di gettare la spugna, il disgusto per la mediocrità – eppure ciascuno di noi ha la sua mezzaluna di sabbia dove coltivare un’irriducibile speranza. Con una lingua ricca di sfumature, sullo sfondo di una Calabria divisa tra degrado e splendore, Fausto Vitaliano dà vita a un noir pieno di umanità e a un personaggio che, guardando la morte negli occhi, mantiene un tenacissimo amore per la vita.

“Certe storie finiscono come devono finire, perché, alla fin fine, l’essere umano è un animale prevedibile”

Nella geografia italiana degli investigatori anche la Calabria, ha trovato la sua espressione nel maresciallo in congedo Gori Misticò, protagonista, suo malgrado, di questo bellissimo noir firmato da Fausto Vitaliano. Suo malgrado, perché incontriamo Gori Misticò su un volo Milano – Lamezia, di ritorno da una delle frequenti visite che farà durante tutta la vicenda, al dottor Nicola Strangio, suo caro amico di gioventù, ma anche medico oncologo che lo ha in cura. Perché Gori Misticò se la sta vedendo con un cancro alla prostata che peggiora di capitolo in capitolo, seguendo delle cure che lo debilitano sempre di più nel corpo e nell’animo. È proprio la malattia la ragione ultima per il quale si è allontanato dalle indagini e dall’Arma, che per lui ha sempre rappresentato un modus vivendi e una sorta di catarsi della sua storia famigliare.

Ex maresciallo comandante della stazione dei carabinieri di San Telesforo Jonico, Gori (diminutivo di Gregorio) Misticò continua a vivere in questo paesino della costa jonica, un luogo che raccoglie in sé le caratteristiche di tanti paesi del sud, abbandonato dalle generazioni più giovani e dove sono rimasti solo gli anziani.

Un paese che, sotto la superficie assopita dove niente sembra accadere, nasconde le piaghe dello sfruttamento edilizio e della mafia locale, e dove, improvvisamente si registra un’escalation di omicidi che non sembrano neppure collegati tra loro.

Ma è uno solo ad essere il fulcro delle indagini che porteranno alla soluzione di tutti gli altri: quello del barone Vittorio Nembro Celata di Lauria, ricco latifondista che da anni vive rinchiuso nel grande palazzo di famiglia per scrivere un libro sulle chiese del medioevo della zona, mentre la bella moglie si occupa di azioni filantropiche e il figlio Fausto sperpera il patrimonio in progetti faraonici e poco probabili, facendosi invischiare in loschi affari.

Ma più delle indagini in senso stretto, quello che rende La Mezzaluna di sabbia uno di quei libri che non vorresti mai finire è il personaggio del maresciallo in congedo. Carabiniere che ha prestato servizio a Milano, dove è rimasto ferito, più nell’animo che nel fisico, Gori Misticò è figlio moderno della Magna Grecia, perché,  omen nomen, la sua natura più intima è quella di un filosofo. Sotto alla scorza di uomo duro, si cela un animo gentile e profondo che ama leggere le storie di Topolino e fonda il suo pensiero e le sue riflessioni sulla natura, traendo ispirazione dai documentari che guarda alla tv. Un uomo con la U maiuscola, dunque, che dimostra la propria umanità anche nel modo con il quale frequenta il centro massaggi, dove ha incontrato Shin, una ragazza cinese di cui si è invaghito in modo gentilmente platonico.

Non avrebbe potuto fare niente per la mezzaluna di sabbia. Nessuno si sarebbe ricordato di lui. Pazienza. E’ quello che capita quasi a tutti.

La preoccupazione di Misticò, dopo aver scoperto di essere malato, è quella di non essere in grado di fare  qualcosa per cui gli altri possano ricordarlo. Sarà grazie alle indagini dell’omicidio del Barone però che riuscirà a salvare la piccola spiaggia del “Paparo” (la mezzaluna di sabbia del titolo) che frequentava da ragazzo, assieme a Nicola Strangio, ora medico, e a Michele, morto a sedici anni con il quale intrattiene tuttora un dialogo interiore, e che ora è diventata il luogo dove riesce “a zittire i troppi rumori del mondo”.

Commento personale

Dalle pagine di questo racconto, Gori Misticò non potrebbe stagliarsi in modo così netto se non fosse per tutti i personaggi secondari che entrano nella narrazione con un loro spazio e una loro ragion d’essere. Primi fra tutti, come una sorta di strampalato coro greco, ci sono i “Tre Fenomeni di San Telesforo Jonico, ovverossia Mario Corasaniti, detto ’u Filòsofu, Peppa Caldazzo, altrimenti noto come ’u Sapùtu, e infine Ciccio De Septis, da tutti chiamato ’u Rinàtu”, ossia i tre vecchietti che trascorrono il loro tempo osservando il volo delle mosche e imbastendo polemiche intorno a argomenti irrilevanti. Ma determinanti sono anche il giovane e acerbo Brigadiere capo, la pettegola e sempliciotta donna delle pulizie Catena Ciullo vedova Mastranzo, l’incapace e strabico sostituto procuratore, persino i migranti di un centro di accoglienza in una località vicina che diventano, loro malgrado, la forza vitale del paese.

In conclusione si può affermare che il romanzo di Fausto Vitaliano è uno di quei romanzi da 5 stelle e lode, grazie anche alla scrittura frizzante e vivace, inframezzata da frasi e parole dialettali, in grado di creare un’atmosfera solare e scenografica.

E poiché di Misticò è veramente facile innamorarsi, esattamente come ci si innamora della bellissima Calabria, arrivati all’ultima pagina vien da augurarsi che non sia finita qui e, alla faccia del sottotitolo, di ritrovare il Maresciallo in congedo ancora una volta intento a riflettere sulla vita e sull’uomo, magari seduto sulla sua mezzaluna di sabbia.

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