Il Re d'Irlanda: Tra Leggenda e Realtà l'Irlanda dei Miti Book Cover Il Re d'Irlanda: Tra Leggenda e Realtà l'Irlanda dei Miti
Maurizio Di Primio
Romanzo storico
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27 maggio 2019
e-book, cartaceo
128

La famosa famiglia che risale a Brian Boru, il più grande fra i re irlandesi, ha svolto nel corso dei secoli un ruolo di primo piano nella storia  delle isole britanniche e dei matrimoni dinastici stipulati tra i suoi discendenti.
Nel suo periodo di regno Brian Boru è senza dubbio arrivato più vicino di qualunque altro sovrano ad unificare l’Irlanda …

“Ho portato con me a Roma i simboli stessi della sovranità appartenuta a mio padre: l’arpa, la corona e lo scettro di Brian Boru, desiderando che rimangano per sempre qui in Italia.”

L’immagine che abbiamo dell’Irlanda è quella di una terra ricca di bellezze naturali, di tradizioni e di cultura. Ma non va dimenticato che è anche una terra con un ricco seppur tormentato e sanguinoso passato storico, un passato che è radicato nel presente e le cui sfaccettature hanno forgiato il carattere del popolo irlandese.
Con il romanzo Il Re d’Irlanda si deve andare a ritroso nel tempo ed arrivare ai primi decenni dell’anno Mille per assaporare le atmosfere di un tempo che sconfina nel mito, in quella nebbia tipicamente celtica dove la magia e i fatti reali diventano tutt’uno e i personaggi storici sono un po’ miti e un po’ persone in carne ed ossa. Nel romanzo di Maurizio Di Primo l’isola di smeraldo, in un periodo successivo a quello dei primi abitanti celti e a quello dell’arrivo dei primi monaci cristiani, è una terra in fermento, suolo di scorribande dei popoli nordici e di scontri sanguinosi tra le varie tribù. I Vichinghi si sono infatti insediati lungo le coste e hanno stretto alleanze con i re locali e soprattutto hanno costruito alcuni porti fortificati, primo tra tutti quello che diventerà la futura Dublino, il cui nome in inglese deriva dalla lingua vichinga (Dubh Linn, ovvero palude nera) mentre quello gaelico Baile Átha Cliath è etimologicamente legato all’origine celtica dell’insediamento chiamato Áth Cliath (guado recintato).

 

Ma lo spirito irlandese scorre nelle vene del Re Supremo d’Irlanda Brian Boru che desidera ardentemente riunificare tutto il paese, ovvero le province di Leinster, Munster, Connacht e Ulster, sotto un’unica corona. E’ nel giorno di Pasqua del 1014, il 23 aprile, che ha luogo una delle più sanguinose e importanti battaglie di tutta la storia irlandese, celebrata tutt’ora come il momento della nascita della coscienza nazionale. La battaglia di Clontarf è lo scontro decisivo tra le forze di Brian Boru del clan dei dalcassiani e i vichinghi alleati con i re ribelli, uno scontro sanguinoso e cruento vinto dall’esercito del Supremo Re che però viene ucciso mentre è raccolto in preghiera nella sua tenda.
E’ da questo momento storico che prende le mosse Il re d’Irlanda dove il protagonista diventa Donnchad, uno dei figli del Re Supremo d’Irlanda e fratellastro del primogenito, erede della corona perito però nella battaglia di Clontarf.

 

 

Sarà Donnchad infatti a diventare il successore di Brian Boru quale Re del Munster, ad ereditare il sogno del padre di unificare la terra irlandese, a sposarsi secondo le leggi Brehon, a combattere con la spada e l’ascia, a venire mutilato della mano destra ma anche ad innamorarsi di una donna druida, che incrinerà i rapporti del suo regno con la Chiesa. Proprio come atto di pentimento Donnchad, ormai avanti negli anni, farà un pellegrinaggio a Roma per essere perdonato dal Papa, senza riuscire però a tornare nella sua Irlanda perché proprio in Italia morirà e verrà sepolto nella Basilica di Santo Stefano al Monte Celio.

“In gioventù i miei peccati sono stati quelli dell’orgoglio, della passione e dell’ambizione, volevo tutto ciò che mio padre aveva avuto, volevo essere tutto ciò che lui era stato.”

Raccontando con ritmo e cadenza tipici dei testi antichi e dei canti dei narratori gaelici, l’autore de I Re d’Irlanda riesce a rappresentare perfettamente la vita e la società dei primi decenni dell’anno mille in Irlanda. Il racconto cattura soprattutto per la capacità di fondere i fatti storici tratti dagli annali delle cronache irlandesi con eventi immaginari, regalando una narrazione ricca di particolari reali (dai vestiti alle tradizioni sociali, dall’esatta geografia dei luoghi al sistema delle leggi Brehon, dall’influsso della Chiesa nelle questioni secolari alla capacità politica dei re) ma creando anche quella “magia” tipica delle narrazioni epiche, sia nel descrivere accuratamente le battaglie violente e sanguinose sia per l’introduzione di elementi della tradizione celtica di cui Cera, la donna druida, è in assoluto la miglior rappresentazione.


Seppur i personaggi non abbiano caratterizzazioni psicologiche profonde, sono però molto convincenti per l’aderenza al loro sentire e ai principi della vita sociale del tempo. Va detto anche che alcune parti prettamente storiche risultano un po’ difficili alla lettura per chi non è molto addentro ai fatti dell’alto medioevo irlandese, ma il libro, tuttavia, rimane decisamente un grazioso canto su figure di uomini coraggiosi e fieri che vivono in una terra nascosta da grige nebbie, una terra di laghi e fiumi, di castelli e fortezze, rispecchiando quello che sono rispettivamente gli irlandesi e la loro verde isola.

Una risposta

  1. Anonimo ha detto:

    IlRe d’Irlanda mi ha affascinato perché mi ha trasportato in un mondo di antiche tradizioni di

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