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Recensione di: “Gli spettri del passato” di Simona Lapucci, Il Ciliegio Edizioni

Gli spettri del passato Book Cover Gli spettri del passato
Simona Lapucci
romanzo storico, Thriller
il Ciliegio Edizioni
26 marzo 2015
cartaceo, ebook
398

Dopo una notte di terrore rinchiusa nell’angusto spazio di una cassapanca, la contessina Beatrice di Verdericco è finalmente libera, ma la scena che le si para davanti è sconvolgente. Sangue dappertutto: sulle pareti, sul mobilio, sul pavimento. E poi i corpi mutilati e umiliati.

Quelli di suo padre, di sua madre e di suo fratello Lorenzo. Chi ha compiuto quel massacro? E perché? A prendersi cura di Beatrice sarà il barone Federico di Terrabona, accorso sul posto per fare luce sull’accaduto. E sarà sempre il valoroso Federico che dovrà dipanare l’intricata matassa degli eventi.Un romanzo avvincente capace di tenere il lettore col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina.

Una scrittura snella e veloce che conferisce al libro un fascino suggestivo

“Io, Beatrice di Verdericco, non sono adatta ad una vita monastica! Il mio sogno è quello di avere una famiglia, dei figli da amare e crescere. So che il mio destino non è quello di essere chiusa fra quattro mura di un convento. Io amo il vento fra i capelli (dovre i tagliarli e tenerli nascosti sotto un velo ruvido e pesante). Io amo il sole sul viso (lo potrei solo intravedere tra le inferriate della mia cella). “

Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese” sono le parole dell’Ariosto che mi sono venute in mente quando ho iniziato a leggere “Gli spettri del passato”. In questo romanzo infatti si respira l’atmosfera di epoche lontane e si viaggia nel tempo per arrivare nel 1138 (che, per la cronaca, è l’anno di elezione di Corrado III di Svezia quale sovrano del Sacro Romano Impero), quando un truce fatto di sangue scuote il castello dei Conti di Verdericco, signori di ricche terre, di prosperi uliveti e di tranquilli villaggi.

Un gruppo di assassini ha massacrato nella grande sala del mastio i genitori, il fratello Lorenzo e alcuni servitori di Beatrice, la contessina di otto anni che le amorose mani materne hanno rinchiuso in una cassapanca, ponendola in salvo dalla carneficina, ma non dall’immenso dolore e dal profondo turbamento che prova, una volta liberata dai soldati accorsi sul luogo, nel vedere i corpi dilaniati dei suoi cari. Davanti a quel lago di sangue, Beatrice si sente sola, spaurita e scioccata e non trova più la voce per esternare il suo smarrimento, che racchiuderà nel suo intimo rimanendo muta per sempre.

Di lei si prende cura il giovane Barone Federico di Terrabona che provvede destinandola al convento benedettino per venire educata secondo quanto richiesto dal suo rango. La affida per condurla dalle monache alle forti braccia del suo giovane amico Guglielmo Vallepiana, un giovane che per Beatrice rappresenta la protezione e la forza vitale e che verrà custodito nel suo cuore come un ricordo così potente da aiutarla a sopportare negli anni a seguire la vita di reclusa tra le mura del convento, una figura che nei suoi sogni di adolescente diventerà l’uomo perfetto di cui innamorasi.

Dieci anni trascorrono da quel giorno infausto, durante i quali Beatrice si trasforma in una bellissima giovane donna che, nonostante la sua menomazione, ha la sensibilità e la forza per trovare il modo di comunicare con il suo tutore, il Barone di Terrabona, che nel frattempo si è maritato con la dolce Isabella, ed esternargli la necessità di uscire dal convento in cui è rinchiusa per realizzare il suo sogno di avere una famiglia.

Io amo i bambini (non potrei più vederne che da lontano). Io amo curare e alleviare il dolore di ogni piaga (potrei curare solo le mie consorelle)

Toccato dalla richiesta pervenutagli tramite la moglie, Federico decide, sentito l’Imperatore, di darla in moglie proprio a Guglielmo. Beatrice non può credere alla sua fortuna: sposare l’uomo che ha sempre desiderato e mai dimenticato non si rivelerà però un compito semplice e indolore. Diventato cavaliere Guglielmo, innamoratissimo della moglie che è morta di parto nel dare alla luce una bambina, sembra inconsolabile e chiuso in quello che appare essere un profondo dolore aggravato dalla sofferenza fisica di una ferita alla gamba che non sembra mai guarire.

Il cammino comune dei due giovani, la cui unione è fortemente osteggiata dalle monache che così vedono sfuggire la possibilità di incorporare nelle loro proprietà i beni di Beatrice, deve attraversare momenti difficili e affrancarsi da un passato che pesa sulla loro felicità. Beatrice però è una donna forte che ha sviluppato una particolare sensibilità che si manifesta nello studio e nell’uso delle erbe e che, attraverso le parole scritte sulla sua tavoletta di cera, esprime la gioia di vivere e riesce a portare felicità a chi le sta accanto, in particolare alla piccola figlia di Guglielmo e alla servitù, ma sopratutto a far breccia, passo dopo passo, nel cuore e nell’animo del suo eroe.

In questo mondo così lontano dal nostro, emerge, al centro di tutto, l’Uomo e i suoi sentimenti. È questo uno dei pregi del romanzo che cattura l’attenzione in ogni pagina: è proprio la capacità di definire e dipingere le pulsioni umane, da quelle più abbiette, come in Goffredo cavaliere mosso dalla malvagità e dalla lussuria o nelle monache, avide e incuranti delle sofferenze altrui, alle emozioni più nobili e cortesi, espresse nelle figure di Isabella e Federico, per arrivare ai sentimenti più puri, in altre parole il rispetto per i più umili e i bisognosi e l’amore, che nella figura di Beatrice trovano la migliore espressione. E proprio attraverso l’ “umanità” di Beatrice e Guglielmo sarà quindi possibile, alla fine,  per i due giovani sposi dissolvere gli spettri del passato e dare inizio ad un nuovo e luminoso cammino.

Con una scrittura fresca e scorrevole, la narrazione è il frutto di un certosino lavoro di precisione per i particolari e di introspezione dei personaggi e dei rapporti che li legano, facendo interagire i protagonisti, anche quelli minori, in un susseguirsi di eventi che tengono sempre desta l’attenzione e la curiosità del lettore.

Il romanzo, quindi, alla fine risulta molto piacevole e una lettura che appassiona anche chi a scuola non ha studiato il periodo storico in cui si svolge l’intera vicenda.

Biografia

 

Simona Lapucci è nata a Pisa e oggi abita in provincia di Treviso. Ama mettere i suoi sogni su carta, sperando di far sognare un po’ anche gli altri. Adora ascoltare i temporali, passeggiare con la sua cagnolina e ascoltare i suoi figli dormire. Ama e crede fortemente nella magia e che la gentilezza sia l’arma più forte a nostra disposizione.

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