Delitto a Foresta Burgos
Le indagini del tenente Roversi #8
Giallo
Newton Compton Editori
14 novembre 2023
cartaceo, ebook
224
1953, 21 dicembre.
Il giovane pastore Nanneddu Murtas è accusato dell'omicidio di Salvatore Tamponi, avvenuto nel nuraghe di Santu Antine. Proprio quando le indagini, condotte dagli uomini della caserma di Foresta Burgos, sembrano aver individuato un altro possibile colpevole, un mandriano del posto, il corpo carbonizzato di Nanneddu viene ritrovato in una capanna. Dell'altro sospettato per l'omicidio di Salvatore Tamponi si perde invece ogni traccia.
1962, 24 dicembre.
Durante la cena della Vigilia di Natale, l'amico ed ex collega Luigi Gualandi racconta al tenente Roversi di quando lui e Caterina, la governante, nove anni prima, si erano interessati alla faccenda di Nanneddu: furono proprio loro due a risalire al mandriano che poi, con ogni probabilità, uccise il ragazzo e si dette alla macchia.
La storia cade a fagiolo: il caso del giovane pastore è stato appena riaperto; così Roversi, Caterina, Gualandi e sua moglie Brunilde decidono di tornare a Foresta Burgos per partecipare alle nuove indagini.
Ma la storia del povero Nanneddu nasconde più di un segreto, e Roversi sarà trascinato in un mistero ben più intricato di quello che si possa immaginare...
I romanzi gialli di Gavino Zucca, editi Newton Compton Editori, come sempre non deludono mai! In questo nuovo capitolo, “Delitto a Foresta Burgos”, tornano le indagini del brillante Tenente Roversi, che ho già conosciuto nei precedenti romanzi.
Il nostro bel tenente è molto astuto e denota un’intelligenza fuori da comune.
Anche questa volta, la storia è ambientata nella favolosa Sardegna, precisamente, a Sassari.
Roversi è felicemente fidanzato con Caterina, la governante di Villa Flora, che appartiene all’ex ufficiale Gualandi.
Durante un pranzo per le festività natalizie, tra i commensali viene citato il nome di un pastorello, Nanneddu, che qualche anno prima era stato coinvolto in un brutto caso di omicidio a Foresta Burgos.
“E invece”, intervenne Brunilde, “credo che dovremmo parlarne. In questi nove anni abbiamo sempre fatto finta che non fosse successo niente, e questo non va bene”.
Si rivolse a Roversi. “Si chiamava Nanneddu e aveva diciassette anni. Ricordo ancora il giorno in cui l’ho conosciuto…”
Il centro Foresta Burgos era un luogo dove si allevavano e si selezionavano i cavalli destinati all’esercito.
Nel passato, era stata una piccola comunità, composta per lo più da stallieri, da addestratori e la maggior parte erano militari.
Questo ragazzino di diciassette anni, Nanneddu, era stato folgorato dalla bellezza di Caterina, a quel tempo già in servizio presso la famiglia del Gualandi.
Nanneddu era il minore di tre fratelli. I due maggiori erano invischiati nella malavita locale e, pertanto, tutti credevano che il suo destino fosse predestinato.
Gualandi, in forza al centro in qualità di ufficiale veterinario, temendo che il pastore potesse essere invischiato in un brutto giro, aveva messo in guardia la ragazza e la loro storia non aveva avuto alcun sviluppo.
“Il tenente Roversi parcheggio la 500 nel piazzale di Villa Flora e uscì all’abitacolo, accolto dall’usuale corteo di cani festanti che accorrevano per raccogliere ciascuno la propria dose di carezze” – Delitto a Foresta Burgos
Le indagini su un omicidio, svolte nel 1953, sembrano condurre a un unico colpevole, il pastorello, in quanto era stato ritrovato sul luogo del delitto.
Ma alcuni ritrovamenti fatti nell’ultimo periodo hanno aperto nuovi scenari e, per questo, il caso era stato riaperto da poco.
Gualandi era da sempre convinto che Nanneddu fosse stato utilizzato come capro espiatorio dal vero omicida. Secondo lui, qualcuno aveva insabbiato la verità e aveva fatto incolpare ingiustamente il povero pastorello.
Ora, nove anni dopo, con l’aiuto del Tenente Roversi e di una intraprendente Caterina, decide di tornare a Foresta Burgos per capire cosa stava accadendo.

“Delitto a Foresta Burgos” non è un giallo ricco di azione, non ci sono inseguimenti o indagini supportate dall’utilizzo di attrezzature sofisticate, ma è tutto basato sull’intuito e sulla bravura dei nostri “investigatori”.
Vi piacciono i gialli “classici” o preferite indagini più attuali, magari dove gli investigatori vengono aiutati dalla tecnologia?
La narrazione è fluida, mai noiosa.
Gavino Zucca ci regala un giallo di Natale che scalda il cuore del lettore e cerca di farci capire che è vero che in ognuno di noi sono presenti sia il bene che il male, ma che sono le nostre decisioni a far sì che prevalga l’uno o l’altro.
Una lettura veramente intrigante, un giallo classico che vi terrà legato alle pagine sino alla fine.
Non sarà facile scoprire il colpevole anche perché il movente, vendetta o altro motivo, non sarà semplice da individuare.
Buona lettura!
“Don Luigi neanche poteva immaginare quanto, di lì a due giorni, le sue parole si sarebbero rivelate drammaticamente profetiche”.
4 stelle ⭐⭐⭐⭐✰

I molteplici impegni famigliari (ho due figli stupendi oltre ad un marito e a un cane) mi hanno sottratto per un lungo periodo ad una delle mie più grandi passioni: la lettura (oltre alla pallacanestro -amore questo condiviso con mio marito, allenatore, e mio figlio, arbitro, che ci ha portato a creare una nostra società dove ricopro il ruolo di presidente). Ora complice un infortunio che mi costringe a diradare i miei impegni fuori casa (non posso guidare) sono “finalmente” riuscita a riprendere un libro in mano! Il fato, insieme ad un post di Kiky (co-fondatrice de “La bottega dei libri” che conosco da oltre 20 anni) pubblicato su Facebook han fatto sì che nascesse la mia collaborazione con “La bottega”, collaborazione che quotidianamente mi riempie di soddisfazione.