Dante celato. Alchimia e bagliori d’Islam nel suo viaggio iniziatico
saggio
Stamperia del Valentino
giugno 2021
cartaceo
550
L’avventura intellettuale di Dante, si inserisce in un filone che la memoria dell’uomo riesce a ricostruire solo fino ai tempi della Mesopotamia, ma il cui evidente successivo sviluppo attraversa il pensiero e le tradizioni egizie, greche, latine, quindi quelle Cristiane e - dal settimo secolo - le islamiche.
Dunque l’opera dell’Alighieri ha potuto contare su un substrato dottrinario riconoscibile quanto blasonato e risalente. In questo volume - imperniato sull’aspetto iniziatico della sua opera - si analizzano le influenze islamiche subite dal pensiero del Sommo Poeta, nonché le catabasi narrate in quella tradizione, precedenti alla ideale discesa agli inferi descritta nella Divina Commedia, e alla conseguente risalita al Purgatorio e quindi al Paradiso.
Mustafa Tolay, studioso dantesco di grande rilievo, dal privilegiato punto d’osservazione fornitogli della nazionalità turca, può dunque dischiudere con competenza ai nostri occhi un panorama ai più insospettato, compiendo i dovuti raffronti tra antiche opere concepite nella realtà intellettuale mediorientale e il lavoro del nostro grande e sempre attuale Dante Alighieri.
Intriso com’è di fede cristiana, avete mai scorto in un verso o in un episodio, recitato da Dante nella Commedia, elementi o aspetti che, in qualche modo, richiamassero la cultura orientale o persino la religione islamica? Se la risposta è no, o semplicemente state pensando che io sia una folle che crede di stravolgere secoli di devozione dantesca, allora vi invito a leggere “Dante celato” di Mustafa Tolay, edito Stamperia del Valentino.
Tolay non è un novizio degli studi su Dante. Ha trascorso e trascorre la vita tra l’amore per il Sommo Poeta e la professione nel campo delle energie rinnovabili. Da sempre sostenitore di quel filone di critica letteraria che ravvede nell’opera di Dante simbolismi nascosti, misterici, esoterici, nel saggio che oggi recensiamo ha deciso di condividere con i suoi lettori anni e anni di ricerche in tale direzione.
La tesi di Tolay ha molti precedenti. È noto ai più che la stessa figura di Virgilio, guida di Dante nell’Inferno e nel Purgatorio, è stata tacciata, nel Medioevo, di stregoneria e magia. O, ancora, penso agli studi di inizio ‘900 di Blochet sugli influssi musulmani e orientali nella Divina Commedia, preceduti da quelli di Mohiddin Ibn Arabi, opportunamente citato dal nostro autore e punto di riferimento principale sul tema. E, se pure non ci si volesse fidare della critica, sarebbe lo stesso Dante, nel nono Canto dell’Inferno, ad affermare:
“O voi che avete gli intelletti integri, osservate bene l’insegnamento che si cela sotto il velo dei miei versi misteriosi”.
Il mio scopo, oggi, non è di certo quello di appoggiare una tesi o l’altra. Prima di tutto non ne avrei le competenze; in secondo luogo, non sarebbe questa la sede giusta per dissertazioni di tale portata. Mi piacerebbe, però, trasmettervi il piacere che ha suscitato in me la lettura di “Dante Celato” e la conoscenza che, grazie ad esso, ho fatto di un ulteriore profilo dell’Opera e del suo maestro.
Dopo capitoli iniziali dedicati alla cronologia di Dante, alla sua vita (familiare, sentimentale, politica), alle sue opere, alle fonti trattate e agli influssi filosofico-teologici e culturali subiti, Mustafa Tolay ci accompagna per mano nei suoi studi, affascinandoci a prescindere dalle nostre credenze letterarie. Non appartengo al filone di chi pensa che Dante abbia voluto comunicare, con la Commedia, significati diversi da quelli a cui la Tradizione ci abitua; ma se dovessi, in qualche modo, associare questo studio su Dante a qualcosa di esoterico, orientale, misterico, lo farei proprio dopo essere rimasta affascinata dal modo in cui Mustafa Tolay ha condotto la sua ricerca e l’ha condivisa con il suo pubblico.
Indubbiamente, ho trovato distante dalla saggistica italiana, soprattutto letteraria, l’impostazione della ricerca di Tolay. Quando l’autore spiega una concezione, una tesi o espone il risultato di una ricerca, lo fa in modo generico. Mi spiego: siamo abituati ai saggi in cui ogni parola viene pesata e contestualizzata. Non aspettiamoci questo in “Dante Celato”. Nel momento in cui Tolay espone le tesi dei nominalisti, ad esempio, non inquadra la questione dal punto di vista critico, limitandosi solo a riportare l’enunciato sostanziale. La struttura che si segue è: tesi, antitesi, risultato. Tutti riportati in modo “nudo”.
Questa non è, di certo, una scelta imputabile all’autore, sia se apprezzata sia se non. È semplicemente il frutto di un modo di fare ricerca diverso dal nostro. Sicuramente stimolante, se la guardiamo dalla prospettiva di imparare a conoscere anche il modo in cui si studia in altri Paesi.
Nella seconda parte del saggio, vengono riportati e analizzati, sempre ai fini di avvalorare la tesi orientalista, pezzi della Commedia. Non mancano, poi, i confronti tra immagini per confermare le evidenti analogie tra le rappresentazioni stilnoviste e quelle islamiche. Eppure, anche in questo caso, quella di Tolay è stata un’esposizione acritica delle sue teorie.
La traduzione è molto rispettosa dell’originale turco. Lo si comprende da alcuni periodi non sciolti come se a parlare fosse un italiano. Anche questa, scelta voluta. Sono presenti ripetizioni, anch’esse volute, frasi nominali, poche consecutio temporum. Insomma, un linguaggio semplice, alla portata di tutti, nonostante la complessità degli argomenti, soprattutto nella prima parte, dedicata alle correnti filosofiche e teologiche che hanno preceduto e accompagnato il MedioEvo.
Consiglio la lettura di “Dante Celato”? Si. È un modo diverso di approcciarsi ad annose questioni che girano intorno alla figura di Dante e della Commedia. Inoltre, è un bel modo per fare esperienze, se non la si è avuta già, di un Dante a cui non siamo abituati. Orientale.

Leggere mi stimola e mi riempie. L’ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell’impatto che ha su di me tutto questo magico universo.
