Narrativa contemporanea

Recensione: “Cuorineri. Il direttore” di Simona Pino D’Astore, Graus Editore

Cuorineri. Il direttore Book Cover Cuorineri. Il direttore
Simona Pino D'Astore
Narrativa Contemporanea
Graus Editore
8 aprile 2019
Cartaceo
176

Sullo sfondo di una Brindisi deturpata dal contrabbando, dallo spaccio e dalla corruzione s'intrecciano le vicende di Franco Altavilla, Luigi Narcisi e Luigi Patisso. Tre nomi reali, tre storie vere segnate da rapine, omicidi, reati penali da scontare in carcere per conto di una criminalità organizzata che sembra essere l'unica strada da percorrere per i tre protagonisti; il romanzo, infatti, sottolinea come diventare professionisti del malaffare(così li definisce l'autrice) sia la diretta conseguenza di un'infanzia dominata dalla povertà e dalla privazione, da genitori anaffettivi o violenze domestiche; di un'adolescenza in cui l'ossessione di arricchirsi diventa un bisogno impellente, così come la necessità di emergere nel ruolo di leader del gruppo. Agli occhi dei protagonisti, quindi, la vita del mafioso appare come una chiave d'accesso all'agiatezza e alla gloria a cui hanno sempre aspirato. Ben presto, però, questo stesso stile di vita ardentemente desiderato costringerà i personaggi a sacrifici sempre più grandi: la salute, gli affetti, l'integrità. Sarà proprio il richiamo di quest'ultima che porterà Narcisi e Patisso alla decisione di cambiare, di cominciare a vivere all'insegna dell'onestà, di investire in istituzioni cittadine non più corrotte, sostenendo la candidatura di Anna, ex-compagna di classe di Narcisi, come sindaco di Brindisi. Da questo si evince il punto cruciale di tutta la narrazione: il destino della città e quello dei protagonisti sono uniti da un legame inscindibile: così come l'ambiente ha determinato le loro scelte di vita, il loro cambiamento etico contribuirà a salvare Brindisi, a liberarla dall'alone di corruzione che la sta lentamente annientando.

“Quando vivi con un salario inadeguato, facendo un lavoro dove rischi la tua esistenza e spesso anche quella dei tuoi cari, a un certo punto ti stanchi e decidi da che parte stare”

Inizio della storia:

Un bambino con qualche linea di febbre che cerca il calore delle braccia della madre. La disperazione di chi, cresciuto troppo in fretta, è costretto a stare in strada tutto il giorno perché la madre è troppo impegnata a prostituirsi, che chiede solo attenzione, uno sguardo, un abbraccio, ma le sue attenzioni vengono date dalla violenza con cui si rapporta agli altri e dal coltello compagno della sua vita. (Dio si è dimenticato di noi. Ed io ho deciso di fare la stessa cosa: dimenticarmi di lui.) Un fanciullo che guarda il Natale, Gesù bambino, sperando un giorno di essere osannato come lui. (Lui ha la gloria e io non ho nulla).

Fine della storia:

Si potrebbe racchiudere in queste poche righe l’infanzia travagliata di molti bambini,  questi nostri fanciulli (nel bene e nel male sono figli nostri) abbandonati a loro stessi dove nemmeno il padre, occupato a fare soldi con il contrabbando, riesce a svolgere il suo lavoro di genitore. Sono zone di guerra ma non parliamo di Siria, Afghanistan o paesi lontani, parliamo della nostra Italia di zone come Napoli, Bari, Brindisi, Palermo… posti bellissimi dove violenza, soprusi, arroganza la fanno da padrone.

Un’infanzia dove povertà, privazione, violenze domestiche fanno da trampolino verso il malaffare.  E per uno Stato assente c’è un’altro ‘Stato ombra’ che risucchia quella parte di popolazione incapace di sottrarsi alla delinquenza, vuoi per ignoranza o per istinto di sopravvivenza.

La trama del libro è presto detta: la vita di tre personaggi (purtroppo veri) segnata da rapine, delitti e quant’altro. Una criminalità organizzata che indica la strada del malaffare ai nostri protagonisti. Raccontare il travaglio di tre esistenze e ripercorrere i tratti psicologici che le hanno caratterizzate. Comprendere al di là delle apparenze, le loro sofferenze interiori. Uomini pieni di contraddizioni che ognuno nasconde in sé due anime e usa quella che impara ad alimentare durante il suo cammino. Eppure, per tutti, anche per i più spietati assassini, esiste una luce in fondo al tunnel. La luce di una scelta diversa.

Sullo sfondo Brindisi ‘Porta d’Oriente‘ approdo nell’antichità per le truppe romane prima, e per i mercanti della Serenissima dopo. Brindisi importante collegamento turistico e mercantile. Brindisi, una meravigliosa città, una grande realtà affacciata sul Mar Adriatico.

Purtroppo una città che fa dimenticare le sue meraviglie  schiacciata dall’ignoranza e dalla noncuranza, gettata tra le potenti braccia della criminalità e della politica connivente.

“Non più solo ignorante violenza, ma lungimirante scaltrezza, affidata a uomini scolarizzati che, contrariamente a quanto avvenuto in passato, erano in grado di gestire con intelligenza l’imprenditoria e la politica, senza dimenticare il passato, ma consapevoli di vivere in un mondo totalmente cambiato”

Libro interessante che ci mostra i chiaro-scuri della società. Il racconto viene narrato direttamente dalla voce degli stessi protagonisti, l’autrice romanza la storia, partendo però sempre da fatti realmente accaduti. Nel loro veritiero e crudo racconto non sono avari di particolari, sia che parlino della loro infanzia sia che trattino gli atti criminosi che li hanno visti protagonisti.

“Ognuno sapeva, incluso soprattutto lo Stato, che, però, lasciava correre, sopportando i mancati incassi del monopolio, perché il ricavato di quella vendita illegale continuasse a sfamare centinaia di famiglie che altrimenti non avrebbero avuto alcuna fonte di reddito”.

Simona Pino d’Astore nasce a Brindisi, città dove vive con il marito e i suoi tre figli.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.

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