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Recensione: “Corpo psiche e spirito nel digiuno terapeutico” di Daniele Vallet, Fontana Editore

Corpo psiche e spirito nel digiuno terapeutico
Daniele Vallet
spiritualità
Fontana Editore
dicembre 2020
cartaceo
111

Nel 2011, dopo intense letture, mi sono lanciato nella mia prima esperienza di digiuno prolungato. La neve non si era ancora disciolta quando, con un armamentario alquanto particolare, mi sono ritirato in montagna, in totale solitudine, per tre settimane di completa astensione dal cibo.

Mi rendevo conto della particolarità e della difficoltà della sfida che avevo scelto, ma ero molto motivato e conoscevo, in linea teorica, tutte le fasi psico fisiche a cui sarei andato incontro. Ma una cosa è studiare il digiuno, altra ben differente è praticarlo con rigore.

Questo libro è il racconto dell’esperienza di quelle tre settimane a livello corporeo, mentale e spirituale.

 

“Domanda: Pensavo che la tentazione più insidiosa fosse la fame!

Risposta: Lo è, ma l’unica maniera per resistere a questi momenti così duri dal punto di vista fisico è contattare e sentire le emozioni negative e disturbanti che ci indurrebbero a mollare il processo”

 

Do inizio alla recensione di Corpo, psiche e spirito nel digiuno terapeutico di Daniele Vallet con una delle domande che si trovano disseminate alla fine di ogni capitoletto e che vengono poste allo stesso autore al termine di uno dei suoi tanti seminari, incentrati sul digiuno terapeutico, di cui lui stesso ha fatto personale esperienza.

È doveroso fare una piccola premessa su cosa sia il digiuno terapeutico. Davvero molto piccola, dal momento che, l’argomento è ben spiegato dall’autore, con chiarezza, semplicità e precisione; caratteristiche proprie di chi si è tanto documentato sull’argomento, prima di farne lui stesso esperienza personale. Dicevo, il digiuno terapeutico è una forma di astinenza dal cibo per un determinato periodo di tempo, che può andare da un giorno o pochi a settimane. È importante non esagerare con le tempistiche, nonostante ci siano “metodi” che, invero, fanno del digiuno terapeutico un vero e proprio stile di vita. Ma non ho di certo le qualifiche e competenze per dispensare consigli. Posso però confrontare la mia misera esperienza con quella di Daniele Vallet, per riuscire a commentare al meglio il suo “diario”.

Alan Watts - Stare seduti senza uno scopo ci fa vedere il mondo com'è | Zen in the City

 

Si, cari lettori… questo è un diario perché l’autore si racconta e racconta come ha vissuto la sua prima esperienza di digiuno terapeutico. Spinto da letture, da un viaggio in India che l’ha profondamento segnato e da una tensione verso una forma di benessere “pieno”, Daniele Vallet concretizza ciò di cui aveva sentito parlare e letto approfonditamente (nel libro è citata la bibliografia di cui si è servito). Ed è un diario a 360 gradi: l’autore annota, ex post, tutto il suo percorso fisico, mentale, emotivo, spirituale. E lo fa da uomo comune, non certo da scrittore o esperto di discipline. Questa è, di certo, uno degli aspetti che ho apprezzato del libro.

Un altro elemento che emerge, forte sopra tutti, è la consapevolezza della debolezza umana. Ed è molto bella la riflessione sulle tentazioni che Gesù dovette affrontare nel deserto, nei quaranta giorni che precedono la Pasqua del Signore. Daniele Vallet ci racconta delle tentazioni che ha dovuto superare (o quasi) e del modo in cui queste hanno operato su di lui. Invero, quello religioso non è l’unico raffronto che l’autore fa. Ogni capitolo ha, come suo incipit, una citazione letteraria o filosofica che racchiude il senso di tutto quello che si andrà a leggere nelle pagine a seguire.

Segnalazione: "Corpo Psiche e Spirito nel digiuno terapeutico" di Daniele Vallet, Fontana Editore - La bottega dei libriUn’esperienza umana è questa di Daniele Vallet, che ascende però ad un’esperienza spirituale massima. Come vi ho anticipato, avrei confrontato la mia esperienza di digiuno terapeutico con quella dell’autore, per comprendere e farvi comprendere (o solo assaporare) l’intenzione di questo scritto. La mia esperienza l’ho definita “misera”, perché non raggiunge i 14 giorni, ma mi ha comunque permesso di beneficiare dei frutti positivi del digiuno. E questo non mi permette di approcciarmi con superficialità al tema: Daniele Vallet non è un santone, un monaco tibetano o un ossessionato. Ciò che documenta è reale ed è tanto reale da attrarre il lettore in una dimensione che lui non sa ancora di poter raggiungere, ma che, anche inconsciamente, brama.

Attenzione! Non vi sto invitando a digiunare! Anche perché, per farlo, è fondamentale seguire una specifica preparazione fisica (e anche psichica). Ma vi invito ad aprire la mente (non il corpo) a qualcosa che ci appare così assurdo e distante da noi.

L’autore ha una chiarezza espositiva disarmante: spiega al lettore tutto, anche la cosa più banale, perché il suo intento è diffondere un messaggio. Credo che ci sia riuscito appieno! E, tra le righe, si intravede un altro intento: quello di raccontare a se stesso. In alcuni momenti, sembra proprio che Vallet stia continuando a metabolizzare l’esperienza vissuta e a farne tesoro. Non voglio essere ripetitiva, ma l’uomo è il protagonista della vicenda; e Daniele Vallet, in questo contesto, non è stato scrittore, ma uomo.

Al termine del diario, vi sono diverse Appendici, in cui vengono specificati alcuni temi o spiegati altri. Vi consiglio assolutamente la lettura… e, per quanto mi riguarda, non appena sarà possibile, farò esperienza del programma di gruppo di Vallet. Chi viene con me?

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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