Poesia,  Recensioni

Recensione: “Condense” di Rosario Dipasquale, Prospero Edizioni

Condense Book Cover Condense
Rosario Dipasquale
poesia
Prospero Edizioni
settembre 2017
cartaceo
43

La silloge Condense evoca la fragile consistenza di qualcosa che si forma solo a determinate condizioni, ed è destinata a una durata effimera: il quotidiano fluire degli eventi, attraverso il setaccio della sensibilità del poeta, produce impressioni e suggestioni che, labili e tenaci, si fanno parola.

Tesi e dolenti, nelle nostalgie che cantano, i versi sciolti delle liriche mai rinunciano a una crepuscolare speranza e a un’inesausta ricerca di senso che restituiscano valore all’attimo presente. Occasione sempre possibile, profonda e leggera al tempo stesso, di interiorizzazione e consapevolezza.

 

 

” […]
Poi una dissolvenza ci trascina in un ozio tiepido
E tutto acquista un sapore interposto
Tra il grigio e l’azzurro si disloca balorda
la latitanza improvvisa di una primavera
impastata senza sole
[…]”

 

Quando l’uomo si sofferma sulla propria esistenza si sente proprio in un ozio tiepido, come una primavera che, improvvisamente, si è ritrovata impastata senza sole. Una vita in dissolvenza è ciò che si percepisce, ma solo nel momento in cui si diventa consapevoli di essere in un limbo, tra il grigio e l’azzurro.

Questo stato emotivo è al centro di Condense, la raccolta di poesie di Rosario Dipasquale; anche se definire i suoi componimenti “poesie” non è propriamente corretto, o almeno soddisfacente. Non siamo, infatti, dinanzi a mere parole in versi; tutt’altro. Il lettore assiste a flussi di coscienza in versi, dove la struttura poetica tradizionale cede il passo ad una metrica complessa e non lineare, interrotta da pensieri, riflessioni, specificazioni che si accavallano ai versi principali. Momenti di poesia. Un'alba qualsiasi… di Cesare Moceo – Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo LavaÈ come se l’anima rispondesse a se stessa nel momento in cui formula un pensiero: e questo non mi fa fare altro che pensare proprio alla condizione umana.

Tramonti,
come ne ho già visti;

(Così
gettare la meraviglia in un lavoro non suo:
a sfogliare ricordi, per un tiepido estraniarsi;

e mancare a quest’ora)

– segna la distanza
un brivido che il mare increspa:
ci si finge ciò che è stato,
occhi fissi

                 non vedono

                                       ciò che è –

Una struttura che sembra parlare al solo impatto visivo. Tutto segue una ritmica musicale ben precisa, evocativa. E parentesi e intercalari si sovrappongono a quelli che sono i pensieri diretti del poeta. Una simile tecnica appare, invero, caotica. Non permette di comprendere subito il significato e il messaggio che l’autore vuole comunicarci. Tuttavia, è affascinante constatare come è proprio questa la condizione dell’uomo: noi siamo proprio questo. Flussi di coscienza che si aggiungono a pensieri, che si sovrappongono a loro volta ad emozioni, che, ancora a loro volta, si intersecano con ulteriori riflessioni.

E, con questa consapevolezza, tutto si mostra nella sua piena armonia e musicalità (non a caso parlo di musica, che della vita di Rosario Dipasquale è elemento fondamentale). Anche quando tutto va come non vorremmo, raggomitolando penombre su noi stessi, e quando ogni lieto fine è improbabile, ecco che permane il liricismo armonico dei componimenti.

[…]
Sono sveglio
padrone effimero
di pensieri carnali
di silenzi frodati

(poi svanirà
l’attimo…)

È mio il tempo

(si dannerà l’anima mia
…)

Non mi appartengo

(sarò di lei)

L’uso delle figure retoriche è molto elegante e accentua la complessità dei temi (o meglio degli status) a cui i versi si riferiscono. Frequente è l’uso dell’antitesi (scelta che condivido è che contribuisce allo stile lirico del poeta); strategica la scelta, spesso, di allontanare il soggetto dal verbo a cui si riferisce, attribuendo maggiormente alla poesia la sensazione di sospensione dal mondo reale.

Eppure di questo mondo reale si necessita per entrare nelle note di Rosario Dipasquale. Solo da ogni acciaccatura, da ogni diesis e da ogni bemolle, si può essere in grado di percorrere questa scala di vita e ascendere alla più bella partitura che possa essere trascritta: quella dell’anima.

 

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: