Condanna a morte
Le indagini dell'ispettore Nick Dixon Vol. 6
Thriller
Indomitus Publishing
16 ottobre 2025
Cartaceo e eBook
379
Nel cuore del Somerset, un segreto sepolto nasconde una potenziale cospirazione mortale: riuscirà l'ispettore Dixon a sventarla prima che sia troppo tardi?
In una casamatta della Seconda Guerra Mondiale, lungo il canale di Bridgwater e Taunton, viene scoperto il corpo di un anziano avvolto nel mistero più che nell'ombra del suo rifugio. Senza movente apparente e privo di sospetti evidenti, l'ispettore di polizia Nick Dixon dà il via a un'indagine che promette di essere tutto tranne che ordinaria.
Ogni indizio sul passato della vittima sembra trascinare Dixon sempre più a fondo, portandolo dalle oscure cavità delle grotte del Somerset fino ad emergere nei corridoi segreti del potere governativo. Qui, dove le verità sono sepolte sotto strati di segreti, potrebbe essere in atto una cospirazione militare in grado di scuotere le fondamenta del paese.
Con un muro di silenzio di fronte a lui e un assassino sempre un passo avanti, l'ispettore Dixon dovrà decifrare un enigma pericoloso, smascherando una trama letale prima che il silenzio diventi eterno e il colpevole svanisca nell'ombra.
“Bottiglie di plastica. Lattine. Vetri rotti. Buste per la spesa. Sacchetti per cani. Siringhe. E l’odore. Che diavolo era, quell’odore?
Dick Nixon indietreggiò di un passo verso la luce ed espirò, il fiato sospeso di fronte a lui dell’aria gelida dell’alba.”
Ho iniziato a leggere “Condanna a morte”, sesto capitolo della serie, edito da Indomitus Publishing, con aspettative altissime: Damien Boyd è spesso elogiato per il ritmo serrato e l’accuratezza procedurale della serie di Nick Dixon. E qualcosa di tutto questo nel romanzo c’è, eccome. Ma più avanzavo nella lettura, più mi accorgevo che il libro funziona… sì, ma solo fino a un certo punto.
Damien Boyd è uno di quegli autori che, libro dopo libro, ha costruito una vera comfort zone per gli amanti del poliziesco britannico: ambientazioni riconoscibili, un protagonista affidabile e un metodo investigativo che punta sulla logica più che sulla spettacolarità. “Condanna a morte” rientra perfettamente in questo quadro, ma non senza qualche ombra.
La tensione iniziale cattura davvero, inutile negarlo. Il problema nasce quando ci si accorge che questa tensione non è sempre sostenuta con la stessa forza: alcuni capitoli sembrano quasi messi lì per allungare la corsa verso il finale. L’indagine procede, certo, ma a tratti dà l’impressione di essere intrappolata in una routine un po’ troppo prevedibile.
“Un’altra guardiola, questa volta dietro a un altro cancello d’acciaio sormontato da un rotolo di filo spinato. Piantato su un bordo erboso un cartello – una croce rossa in campo giallo con uno stemma al centro: 42º Commando, Royal Marines. Dixon era arrivato nel posto giusto.”
Nick Dixon, pur essendo un protagonista solido, qui risulta meno incisivo. È come se Boyd gli avesse tolto parte dell’energia che lo caratterizza: rimane competente, rimane umano, ma raramente sorprende. In un thriller che punta così tanto sui dettagli investigativi, manca un qualcosa che coinvolga totalmente il lettore.
Tra i personaggi secondari, alcuni spiccano per autenticità, altri rimangono un po’ piatti: nulla di compromettente, ma neppure memorabile.
Da un punto di vista puramente procedurale, Boyd è sempre preciso. La ricostruzione dell’indagine ha un buon equilibrio. Il ritmo, però, è un po’ disomogeneo.
I capitoli iniziali scorrono bene e catturano, ma nel cuore del libro ci sono alcune sezioni che sembrano ingranare meno, come se fossero lì soprattutto per portare avanti la struttura narrativa più che per raccontare qualcosa di davvero necessario. Non parliamo di passaggi noiosi, ma di momenti in cui percepisci la narrazione che “tira un po’ il fiato “, forse più del necessario.
La buona notizia è che il ritmo riprende verso il finale, con una conclusione solida, anche se non particolarmente sorprendente.
Boyd chiude “Condanna a morte” con professionalità: il finale è chiaro, coerente, e rispetta tutte le linee logiche costruite lungo la trama. Un punto a favore per chi apprezza i thriller che non cercano effetti speciali.
Dall’altro lato, manca forse quel momento davvero incisivo, quella scintilla che trasforma un buon thriller in un titolo memorabile. È un finale giusto, ma non uno di quelli che ti rimangono addosso.
“Condanna a morte” è un thriller che scorre bene, che offre la giusta dose di tensione e che intrattiene senza strafare: perfetto per chi cerca una lettura gradevole, solida e non troppo “urlata”.
Ringrazio Indomitus Publishing per il gradito omaggio. Spero di poter leggere presto un nuovo capitolo della serie “Le indagini dell’Ispettore Nick Dixon”.
Buona lettura!
“Dixon si girò e si lasciò cadere sulla neve dietro il muretto mentre intorno a lui riecheggiavano gli spari.”
Damien Boyd è un ex avvocato diventato scrittore di romanzi polizieschi. Grazie alla sua vasta esperienza in diritto penale e a un periodo nel Crown Prosecution Service, Damien scrive thriller polizieschi dal ritmo serrato con protagonista l’ispettore Nick Dixon.

I molteplici impegni famigliari (ho due figli stupendi oltre ad un marito e a un cane) mi hanno sottratto per un lungo periodo ad una delle mie più grandi passioni: la lettura (oltre alla pallacanestro -amore questo condiviso con mio marito, allenatore, e mio figlio, arbitro, che ci ha portato a creare una nostra società dove ricopro il ruolo di presidente). Ora complice un infortunio che mi costringe a diradare i miei impegni fuori casa (non posso guidare) sono “finalmente” riuscita a riprendere un libro in mano! Il fato, insieme ad un post di Kiky (co-fondatrice de “La bottega dei libri” che conosco da oltre 20 anni) pubblicato su Facebook han fatto sì che nascesse la mia collaborazione con “La bottega”, collaborazione che quotidianamente mi riempie di soddisfazione.
