Recensioni,  Romanzo storico

Recensione: “Come Polvere nel Deserto” di Susanna Hawkwood, Self-publishing

Come polvere nel deserto Book Cover Come polvere nel deserto
Susanna Hawkwood
romanzo storico
Self-publishing
25 giugno 2020
cartaceo
689

Eva, nel portare a spasso il cane di un amico, incontra una donna misteriosa e affascinante, solitaria e dalla tristezza apparentemente sconfinata.

Colpita e incuriosita la avvicina, riuscendo a fare amicizia.

La donna si scoprirà ancor più misteriosa di quanto sembrasse, aprendosi alla nuova amica e rivelandole la sua storia, dagli episodi di xenoglossia a meno di due anni, alla scoperta, attraverso anni di regressione ipnotica, del suo incredibile passato in Egitto, tra l’eresia amarniana e la restaurazione.

Eva scoprirà l’amore sconfinato di Marabel e di un intero popolo, per un giovane Re la cui vita è segnata dalla follia delle classi nobili del tempo, ossessionate dalla purezza della stirpe e dalla brama di predominio di una linea ereditaria sull’altra.

Sotto gli occhi di Eva, la donna ricostruirà un immenso puzzle di cui, alla storia ufficiale, mancano gran parte dei pezzi, riuscendo a creare una rappresentazione, se non totale, molto più sensata e completa di quanto sia mai stato immaginato, rivelando, man mano, verità sconvolgenti sulla storia dell’umanità.

La morte violenta del Faraone e la volontà dei “Figli di Seth” di cancellarlo dalla storia imprigionandolo in una dimensione di nulla eterno, assieme a chi gli fu fedele, porranno fine non solo a un’epoca plurimillenaria, ma faranno cadere sul mondo una notte di cui, come dice il Faraone stesso, nemmeno lui riesce a vedere l’alba.

I ricordi di Marabel non si limiteranno a quell’esistenza: la sua ricerca la porterà in epoche più remote, dal pieno splendore della civiltà Minoica, alla sua distruzione, fino ad altre molto più vicine a noi, ma ancor più nebulose e confuse, ai nostri occhi.

Ed ecco che, ancora una volta, nell’Inghilterra tardo medievale, vedremo la stessa lotta per il dominio di una stirpe sull’altra, ancora vedremo la fine di un’epoca, in una storia diversa e sempre uguale attraverso i secoli.

I ricordi e i sogni di Marabel, sicuramente inaccettabili per l’ortodossia, mostrano una coerenza e una linearità sorprendenti, al contrario delle mille teorie e certezze affermate e negate di continuo dall’archeologia ufficiale.

Attraverso di lei, infine, vedremo la soluzione di un paio di “cold case” vecchi di secoli, scoprendo l’inganno della stirpe dei potenti sull’umanità.

Il volume è corredato da un’appendice iconografica a colori per la versione digitale, in bianco e nero nella versione cartacea.

 

“Ma quanto è vecchia questa donna? Quante cose ha vissuto quest’anima?” Mi sentivo una neonata, vicino a lei, eppure non sembrava cosciente della sua grandezza, spesso timida e vergognosa delle sue esperienze.

 

Fascino, scoperta, curiosità, conoscenza sono le parole-chiave che ho estratto dalla lettura di Come Polvere nel Deserto di Susanna Hawkwood. Considerarlo un romanzo storico è deduttivo; ma lo sarebbe anche qualificarlo come un libro sul tema dell’archeologia, in particolare egizia. No… questo romanzo è molto di più e già il fatto di non riuscire a catalogarlo è, per me, sintomatico di fascino.

Il fascino è presente fin dalle prime pagine, quando un incontro “strano” stravolge e sconvolge la vita di Eva, la protagonista della storia, che a me piace pensare essere la stessa autrice. Un incontro che si rivelerà essere l’inizio di un viaggio nel tempo e, in particolare, nell’antico Egitto ai tempi del Faraone TutAnkhAmon. Una terra ricca, appunto, di fascino e di storia, sia risaputo che ancora da conoscere!

Questo busto rappresenterebbe il Principino a circa otto anni – S.H.

E Susanna Hawkwood ci permette di conoscere quella parte di storia non nota ai più, il che aumenta ancora di più il fascino verso questo libro. E lo fa, servendosi di un’arte ancora più affascinante, l’ipnosi. Si… perché Eva incontra all’improvviso Marabel, una ragazza misteriosa che nulla conosce del suo passato se non qualche immagine che la sua mente evoca e che si impegna ad evocare grazie all’ipnosi, di cui l’autrice è esperta.

Marabel racconta una storia che svela misteri, segreti e offre una maggiore conoscenza della storia egiziana; tutte cose, d’altronde, in parte confermate dalle recenti scoperti archeologiche sul tema. Ma Marabel ci offre qualcosa in più: una storia d’amore puro che, nonostante le difficoltà dovute sia al contesto culturale che dinastico, viene vissuta, seppur nel silenzio, con la pienezza dell’anima e dei sentimenti. Una storia d’amore tra una “figlia di nessuno”, divenuta una sacerdotessa, e il faraone bambino, la cui vita, fin dalla nascita, è legata ad una maledizione. Disgrazie, malattie, mancanza di un erede (nonostante le tante gravidanze della Sposa reale)… ma sullo sfondo, un amore proibito e che dà respiro ad una reggenza faticosa.

Schizzo su lucido eseguito dall’autrice ricalcando la ricostruzione del National Geographic, apportando le correzioni al naso e seguendo le descrizioni di Marabel (e i ritratti dell’epoca).

 

 

Eva, lui per me era più importante dell’Universo intero, è vero, e potrei essere di parte, ma considera che un faraone, lui o qualunque altro, era per l’Egitto veramente Dio incarnato, intoccabile, qualcosa di talmente immenso, da non essere lontanamente immaginabile ai giorni nostri

 

 

 

 

Il romanzo è lungo, circa 600 pagine, ma lo stile narrativo dell’autrice è scorrevole, leggero, chiaro. Si legge quasi tutto d’un fiato. La capacità attrattiva della Hawkwood è totale. Il lettore viene catapultato nei racconti di Marabel e non riesce più ad uscirne, perché vuole scoprireconoscere, sapere come va a finire questa storia d’amore di cui i libri di storia e archeologia non parlano e soprattutto capire quale sia la verità sulla morte del Faraone, ancora oggi avvolta da mistero e poca chiarezza, e su una Maschera, di cui però non vi anticipo nulla.

Molto bella la sezione conclusiva dell’opera, dove l’autrice, in un’Appendice, fornisce al lettore una serie di immagini che aprono la mente sulla cultura e l’arte egizia, permettendogli di entrare maggiormente a contatto con la storia narrata. Non a caso, credo che Come polvere nel deserto sia adatto sia ad un’utenza esperta che non di egittologia. In primis, perché offre qualche spunto riflessivo e di conoscenza in più; in secundis, perché da sempre la cultura egizia affascina e attrae anche chi dell’Egitto conosce la sola locazione geografica.

“Tu veglierai su di me, perché così deve essere. Io ti proteggerò per sempre, perché così è”

Ed è su questa frase che ruota un po’ tutta la storia tra la Marabel del passato (“Is” che tanto ci fa pensare sul culto di Iside) e TutAnkhAmon. Perché la storia che lei ci racconta va al di là dello spazio e del tempo: segue le vicende precedenti al regno del Faraone bambino e quelle successive alla sua morte (di molto successive: si arriva alle scoperte archeologiche del ‘900), in un alone di fascino che perdura per tutte le pagine.

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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