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Recensione: “Chi ha gettato la sua ombra” di Danilo Carciolo, Placebook

Chi ha gettato la sua ombra Book Cover Chi ha gettato la sua ombra
Danilo Carciolo
Poesia
Placebook
12 novembre 2020
cartaceo, ebook
76

 

“Nacqui come un squarcio nell’universo

e la piccola gemma toccò

terra

con un sussulto di echi

lontani dal cielo, lanciati come ancore

negli abissi”

                                                                                                                                                                                                              da “L’indefinito allora”

 

L’uomo! Vi siete mai soffermati a pensare cosa veramente siamo? Io più di una volta, incantata dal miracolo che incarniamo, spaventata e delusa quando non gli rendiamo il giusto omaggio. L’uomo cerca di dominare, conquistare, conoscere ogni parte della vita e dell’universo, ma difficilmente volge lo sguardo a se stesso se non per rendere più efficienti mente e corpo. Ma esiste qualcos’altro oltre alla regolarità del battito cardiaco, oltre ai neuroni e alle sinapsi che li connettono. Dentro quella trappola di ossa, muscoli e pelle, nascono sensazioni, emozioni, spasmi che sono difficilmente afferrabili. Il bisogno di sognare, di volgere lo sguardo verso l’eterno, di evadere dalla realtà, spesso si fa sentire forte in noi. Chi più del poeta riesce a percepire questo bisogno di raggiungere quell’infinito al quale il nostro spirito brama?

In questo momento vorrei avere qui di fronte a me Danilo Carciolo… quante domande avrei da fargli! Ho subito intuito, dalle prime righe del suo libro, che il testo che avevo davanti non era l’ennesimo tentativo di qualche aspirante scrittore di mettere una dietro l’altra parole ad effetto. Ormai, complici gli ingannevoli concorsi di poesia che promettono mari e monti, sempre in cambio di qualcosa ovviamente, in tanti si fregiano di un titolo che non sempre gli spetta. Per questo, quasi mi meraviglio quando mi imbatto in versi veramente degni di nota, come quelli di questa silloge poetica.

Ma cos’è che veramente rende uno scrittore un poeta? Non sono le rime, non sono i giochi di parole, le metafore o tutte le altre figure retoriche che possono essere utilizzate. Per me il poeta è colui che sa arrivare a chi legge, che riesce a pugnalarlo allo stomaco, a farlo piangere e sospirare, a “illuminarlo d’immenso”: il poeta è colui che sa trasmettere se stesso.

E senza dubbio, in questo, Danilo Carciolo è molto bravo. Dalle sue poesie trasudano dolore, inadeguatezza, malinconia, paura, ma anche speranza, amore, ironia. Aveva solo diciassette anni quando le ha cominciate a scrivere; è raro trovare in un animo così giovane una visione tanto profonda e propria della vita. Sin dai suoi primi versi, percepiamo la sofferenza di un’anima prigioniera di una realtà che la respinge, ma che non riesce a fermare il suo affermarsi. È doloroso confrontarsi con l’indifferenza e la freddezza di un mondo che vorrebbe  inglobarti nella sua visione, che dalla tua è lontana anni luce. Nascere con una spiccata sensibilità porta, inevitabilmente, a confrontarsi con l’indifferenza del genere umano, che spesso si trasforma in cattiveria. Per arginarla, per difendersi dalla malignità, ecco che arriva la maschera a coprire viso e emozioni.

Creatura che nasci e ti ritrovi a piangere:

questa è la metafora di quello che ti vivrà.

Questa è la bolgia che tutto vanifica

Vestendo ogni cosa di drappi dorati e d’austerità,

di soffi d’aria tanto calda quanto venefica,

martellandoti di carezze rimasugli d’un’anima

che la gente maschererà.

                                             da “Nella bolgia

Ma indossare una maschera è pesante; con essa addosso lo spirito soffoca! Sopprimere le sensazioni, magari relegarle ad un disagio momentaneo, è difficile per un’anima che si nutre di esse, che non può fare a meno di percepirle sulla propria pelle, di viverle e di vivere inseguendole. Questo è quello che fa il poeta, quello che fa il nostro giovane autore che, grazie alla sua poesia, riesce a deporre, per alcuni istanti, la maschera tanto odiata e ad avere un attimo di respiro; scrive i suoi versi a viso scoperto Danilo Carciolo, ma tenendo il suo tanto odiato “sé costruito” in bella mostra, quasi come ammonimento, tanto per non scordare che è parte della sua vita.

Finalmente libero di esprimersi, di esistere, di esserci, dalla sua penna si riversano all’esterno caleidoscopi di emozioni, di pensieri, di sfumature che hanno la forza di scuoterti, in positivo e in negativo, perché non può esserci luce senza buio e viceversa.

 

 

Vorrei consigliarvi vivamente di concedere a questo ragazzo la possibilità di farsi conoscere, perché ha davvero tante cose da dire e sa come dirle, conosce bene il potere delle parole. Da esse ci mette in guardia. Le parole feriscono, imprigionano e liberano allo stesso tempo. Le teme e brama con tutto il suo essere perchè sa che solo grazie a loro può dare voce a quella parte di sé che la quotidianità spesso nasconde. In “Pensiero acerbo” e in “Eternità”, questi concetti vengono espressi con grande maestria. Voglio riportarvi solo alcuni versi per farvi capire quanto il suo messaggio riesca a lasciare il segno:

 

Le parole sono catene

che spappolano qualunque bocca

e sono delle inferriate intorno al cervello

che falsificano e minimizzano

l’interiorità.

                                             da “Eternità”

Sono tante le tematiche affrontate in questa settantina di pagine; dare a tutte la giusta visibilità non è possibile in uno spazio così ridotto. Spero solamente di avervi incuriosito abbastanza da spingervi ad acquistare questo libro. Io sono davvero contenta di avere avuto la possibilità di poter sfiorare, anche se solo per pochi istanti, il mondo di questo giovane che vive a metà strada tra terra e cielo. Voglio solo augurargli di non perdere mai la voglia e la capacità di ascoltare il silenzio del mondo e di riuscire sempre del suo a “farne un canto”.

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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