Chi è partito e chi è rimasto Book Cover Chi è partito e chi è rimasto
Barbara Comyns
Narrativa contemporanea
Safarà Editore
28 giugno 2018
ebook, kindle, cartaceo
136

Un piccolo villaggio inglese di fine Ottocento adagiato sulle sponde di un placido fiume viene improvvisamente colpito da una serie di calamità che sembrano il frutto di una violenta maledizione. A inaugurare la serie di terribili eventi è il fiume, che al principio dell'estate decide di straripare trascinando con sé gli abitanti in una ballata surreale e imprevedibile, contro la quale l'eccentrica famiglia Willoweed dispiegherà l'arsenale delle sue bizzarre forze, mentre il giornale del villaggio si chiede: «Chi sarà il prossimo a essere colpito dalla fatale follia?»

… “Il peggio della tempesta era passato. “Ti andrebbe una cioccolata calda?” urlò nel cornetto della madre. “Sì, quelle puttane indolenti devono preparare la cioccolata” rispose. “Beviamo sempre la cioccolata dopo un temporale. Avanti ragazze, fuori dalla credenza!”. Le domestiche sgattaiolarono fuori e accesero la stufa a paraffina e le candele nei candelabri di ottone sulla mensola del camino, e così i lampi occasionali non furono più tanto visibili. Mentre guardava lavorare Norah, Ebin notò che sul petto aveva un grande neo della stessa forma dell’Australia. Lei notò che lui, sul suo pigiama, invece dei bottoni aveva tappi di bottiglia di birra allo zenzero. “Poveraccio” pensò “siamo un manipolo di sfaccendate”.

RECENSIONE

Mi sono apprestata a leggere questo breve romanzo a fine agosto, mentre fuori imperversava il “ciclone di fine estate“, chiamato così da quel famoso sito di previsioni metereologiche, e devo dire che la cosa ha piacevolmente contribuito a creare atmosfera. Non che ve ne fosse bisogno, perchè fin dalle prime righe ci si immerge, letteralmente, nell’incipit del romanzo, in quelle acque giallognole e nauseabonde del fiume che, straripando in un giorno d’inizio estate, inondano il paese di residenza dei Willoweed e delle altre famiglie trascinandoli in un inquietante viaggio fino all’inferno e ritorno…

… All’improvviso, il sole spuntò possente e brillante, e ogni cosa divenne d’argento. Il vecchio Ives Willoweed disse: “Non è cosa buona che il sole risplenda su un’inondazione, riporta l’umidità verso il cielo”.

Il vecchio saggio non sa ancora, che questo è il presagio di ben più gravi sciagure che di lì a poco sconvolgeranno anche la sua vita.

La panoramica iniziale porta il lettore a tuffarsi nella quotidianità di un villaggio di provincia di fine ‘800 e uno ad uno vengono presentati i personaggi, i rispettivi ruoli e le strutture identificative, oltre ai paesaggi rurali che accolgono la comunità. Il quadro è piacevole e scorre placido come il fiume che è appena rientrato nei suoi argini. Poi, paragrafo dopo paragrafo, si comincia a scendere un po’ più giù, dentro caratteristiche più intrinseche di ogni attore, dentro pensieri più intimi, dentro sfaccettature più sottili. E’ un processo lento, di cui ci si accorge a malapena.

E quando cominciamo a leggere di quegli “strani eventi” e dello scatenarsi di “quelle malattie, o follie“, ormai è tardi: siamo sprofondati fino al collo in quel liquido fangoso, in quell’acquitrino che pare non dia scampo, e ci stiamo chiedendo cosa sia successo, dove sia iniziato tutto ciò, fino a che punto scenderemo, ma soprattutto: ne usciremo? Uso il “noi” perchè almeno per quanto mi riguarda sono stata trascinata insieme agli abitanti di Warwickshire in questo incubo di paranoia, di sangue, di spasmi allucinanti e di morti violente così subdolamente che sono rimasta anche un po’ (ma piacevolmente!) interedetta.

Cercò di far convengere i suoi pensieri su Mrs. Hatt; ma la sua mente tornava sempre al macellaio. Si sedette al tavolo e iniziò a fare degli esperimenti con la machina da scrivere. Era una macchina più moderna della sua, e si muoveva facilmente al tocco delle dita. Osservò le parole che aveva battuto: “La gola del macellaio sembrava un sorriso, quando ebbe finito l’opera”. Imprecò ed estrasse il foglio dalla macchina, ed era sul punto di gettarlo nel cestino della carta straccia; ma improvvisamente si bloccò e si mise a fissarlo come se non avesse mai visto un foglio di carta. Dopo di che lo strappò in mille piccoli pezzi, inserì un nuovo foglio nella macchina da scrivere e iniziò nuovamente a battere sui tasti, come preso da una frenesia.

Fortunatamente arriva in nostro soccorso il titolo stesso del racconto, Chi è partito e chi è rimasto, tradotto da Cristina Pascotto insieme a tutto il testo dall’inglese “Who was changed and who was dead“, che letteralmente sarebbe “Chi è cambiato e chi è morto“; a parer mio la dicitura in inglese rappresenta meglio il messaggio inviato dall’autrice, ovvero: in tutto questo bailamme, improvviso e accecante come il lampo di un temporale di fine estate, qualcuno riuscirà a cambiare sè stesso e ad andare avanti e altri, inesorabilmente, periranno. Non è in fondo un po’ il significato della vita? Nella tempesta che può comparire all’improvviso nell’esistenza di tutti noi, qualcuno sopravviverà attingendo a tutte le risorse di cui dispone, avendo il coraggio anche di cambiare, altri inevitabilmente non riusciranno ad adeguarsi e lasceranno ai posteri il testimone.

Il racconto è stato talmente avvincente che decido di non dare importanza a quei tre o quattro refusi che si trovano lungo i capitoli, e a quell’errore sul nome del poeta Henry Wadsworth Longfellow che si cita in quarta pagina, e che vi consiglio di cercare su internet poichè la poesia di cui si riporta un estratto è davvero molto bella. La copertina ha attirato subito la mia attenzione e la grafica rappresenta molto bene, forse a mo’ di avvertimento?… i meandri che ci stiamo accingendo ad esplorare.

AUTORE

BARBARA COMYNS (1907-1992) nasce in una famiglia della piccola nobiltà inglese decaduta. Dopo uno sfortunato matrimonio giovanile sposa un funzionario pubblico e, a seguito del licenziamento del marito, coinvolto nello scandalo Philby, si trasferisce con lui in Spagna, dove resta per diciotto anni. “I miei anni a rincorrere il vento” è il suo primo romanzo pubblicato in Italia.

 

Scritto da:

Stefania

Lettrice oserei dire compulsiva, attraverso i libri riesco a vivere miriadi di vite diverse! Passo volentieri da un thriller ad un romanzo, da un fantascientifico ad uno storico, da un distopico ad uno psicologico, scartando solamente il genere horror, che proprio non è indicato per il mio animo sensibile. Grazie ad un casuale incontro su Instagram, ho potuto avere l’onore di entrare nel gruppo de La bottega dei libri, attraverso cui sto realizzando un mio sogno di sempre: lavorare nel mondo dei book blogger.